Il caso Telecom ci da, per l'ennesima volta, la possibilità di constatare il ritardo e l'inadeguatezza con cui la politica affronta le sfide poste dall'economia di mercato. In un mondo in cui lo spostamento di capitali avviene facilmente ormai da decenni ed in cui anche le società più chiuse subiscono le conseguenze della globalizzazione, vediamo ogni Stato difendere in tutti i modi la proprietà delle aziende nazionali. Telecom, come Gaz de Suez, come Abn-Amro, sono tutti esempi di come il sistema politico di un Paese entri nel merito dell'economia per incentivare e talvolta sostenere gruppi nazionali affinchè si adoperino per tutelare la nazionalità delle società a rischio. In questo modo si alterano le logiche di mercato. Il problema della nazionalità, che è esploso in Europa, non può non essere direttamente rapportato agli investimenti stranieri nel vecchio continente. Di questi ultimi peraltro le nostre economie hanno disperato bisogno. Da un lato gli Stati fanno di tutto per incentivare le compagnie straniere ad investire nel loro mercato mentre da un altro ne vogliono, nel migliore delle ipotesi, indirizzare azioni e comportamenti. Per fortuna nessuno Stato europeo si è mai comportato come la Russia, dove per tornare ai vecchi fasti si è smantellata in modo brutale una compagnia privata, è stato fatto incarcerare dopo un processo sommario il proprietario e si sono mandati all'asta gli assets della compagnia. Ricomprati dalla medesima, diventata pubblica, con sostegno italiano. Non sono nemmeno tra coloro i quali prendono ad esempio gli U.S.A. come campioni dell'apertura di mercato: basti pensare al settore dell'automobile. Però è necessario ammettere che non si può più ragionare per logiche statali, soprattutto in una U.E. che ha scelto la via economica per integrarsi. Appare ormai necessario determinare regole standardizzate a livello europeo per favorire l'afflusso di capitali stranieri e quindi favorire una ripresa economica altrimenti sempre più flebile. Il passo decisivo è quello di legiferare non per occasioni, come spesso accade, ma sul comportamento tendenziale dell'economia. Legiferare non per casi ma secondo regole economiche che favoriscano la più libera e costruttiva competizione economica possibile.
Guglielmo
martedì 24 aprile 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento