mercoledì 25 aprile 2007
That's the future
WiMax è una vera e propria rivoluzione. L'acronimo di Worldwide Interoperability for Microwave Access è una tecnologia che porterà la banda larga e le connessioni senza fili ovunque, perchè non ha bisogno di cavi. Questa nuova tecnologia è in grado di diffondere connessioni Internet ad alta velocità per un raggio di 50 Km. con una connessione fino a 74 Mbit/s a prezzi decisamente bassi. Questo perchè non si appoggia al cosiddetto ultimo miglio (= il doppino di rame che collega la centrale telefonica agli immobili) ma viaggia su onde radio attraverso una rete di antenne. In Europa i Paesi che hanno già concesso le lincenze agli operatori per sviluppare il WiMax sono Germania e Francia, l'Inghilterra sarà pronta per il 2007 mentre Spagna e Grecia si stanno affacciando alla questione. In Italia siamo stranamente in ritardo. Il motivo è che il WiMax viaggia su frequenze che fino all'anno scorso erano di proprietà del Ministero della Difesa. A Dicembre infatti è stato raggiunto un accordo con il Ministero delle Telecomunicazioni e quest'ultimo entro il 2008 le metterà all'asta. La preoccupazione dei più riguardo al possibile passaggio di Telecom,e quindi della rete telefonica, a compagnie straniere diviene dunque quantomai infondata. Ragionando sul lungo periodo la telefonia fissa, che viaggia sui cavi, rimarrà utilizzabile per i prossimi 10 anni, in attesa di venire smantellata dalla nuove generazioni. Ma le potenzialità di questo sistema stanno soprattutto nel superamento del digital divide, il fossato tecnologico che divide Nord e Sud del mondo. Nei Paesi più arretrat, dove è improponibile arrivare con una rete di cavi, il WiMax è un'occasione straordinaria. In questi luoghi ci potremmo trovare innanzi ad uno slancio tecnologico fino ad ora inimmaginabile, che permetterebbe un boom e del mercato del lavoro e degli scambi commerciali. Senza dimenticare cultura ed istruzione. Una tale opportunità non può non avere una lobby che la contrasti. In questo caso è quella telefonica, formata da aziende che hanno investito miliardi di euro nella rete 3G e che ora si trovano spiazzate. Queste le parole di Padmasree Warrior, responsabile delle tecnologie Motorola: "Il WiMax offre a metà costo una velocità di trasmissione dati tre volte superiore agli attuali network su cui lavorano i cellulari".
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7 commenti:
Ma chi se ne frega????????????????
beh voler fare gli scienziati politici e dire "chi se ne frega" di fronte al possibile impatto di una tecnologia come il wi-max significa aver sbagliato corso di laurea. ad ogni modo siamo sicuri che il digital divide sia solo un problema di "accesso" tecnico? non è che le ormai abusate teorie di Rifkin ci hanno un po' portati fuori strada? è vero che il wifi sarà un volano per l'economia europea, dove un educazione "informatica" è ormai parte dell'acquis culturale ma non sono così sicura che lo sarà per i paesi in via di sviluppo...
non c'è prima bisogno di una certa "condivisione" culturale del mezzo? Silvia
Intanto non sono uno scienziato politico, in quanto non ho seguito un corso di Scienze Politiche puro, direi più un "esperto di relazioni internazionali". Come saprai, anche le relazioni internazionali, come le scienze politiche, possono vantare un certo valore accademico. Non avendo seguito un corso dove le ne le Scienze Politiche ne le Relazioni Internazionali vengono affrontantate da un punto di vista metodologico serio, uso il termine "esperto" in tono ironico. In verità mi occupo di PA consulting, quindi potresti definirmi un lobbysta da ufficio. In ogni caso la tua considerazione non è assolutamente corretta in quanto l'impatto politico del WiMax è inesistente, non influenzando l'"ambiente" (in senso sociologico) della polica, semmai ha un impatto tecno-sociale e tecno-economico, quindi mi sembra che il corso di laurea l'hai sbagliato tu, visto che non sai nemmeno di cosa si occupa uno Scienziato Politico. La mia considerazione non troppo allegorica era rivolta alla superficialità dell'articoletto. Evidentemente chi scrive non è mai stato in un paese in via di sviluppo e non ha mai avuto a che fare con problematiche infrastrutturali. Trovo ridicoli le considerazioni sul boom del lavoro, etc. Ma dove vive l'autore, nel mondo dei sogni. Vorrei proprio vedere come giustifica, in cosa consiste questo boom. Spiegati se riesci? In secondo luogo è ridicolo parlare di WiMax in un paese come l'Italia in cui giaà l'utilizzo del WiFi è limitatissimo. Negli US, grazie a fenomeni come i cell WiFi e Emule, le compagnie telefoniche sono già costrette a abassare i costi. In Italia paradossalmente la cosa sta avvenendo per le chiamate extra-nazionali prima della diffusione di questo nuovo utilizzo del cell. In più i sistemi di collegamento Wifi e i futuri WiMax verranno comunque forniti dalle compagnie telefoniche, quindi il problema è relativo a livello lobbystico. Saluti Giulio
Limitarsi ad accettare la contingenza mi sembra a dir poco degradante.Nonostante la presunta ignoranza dell'autore in merito alle realtà dei Paesi in via di sviluppo,ritengo che l'introduzione del WiMax possa davvero aiutare a ridurre il divario tecnologico.
Un ottimo punto a favore del blog è la libertà di discussione.
Complimenti ragazzi !!!
Lorenzo
Caro Giulio,
prima di entrare nel merito del tuo commento due specifiche a latere:
1)le relazioni internazionali fanno parte delle cosìddette scienze politiche ( lo so è un duro colpo ma dobbiamo farcene una ragione, e poi rallegriamoci del fatto che dire "ho studiato scienze politiche" fa sorridere beffardamente solo in Italia; sulla scientificità del metodo utilizzato a gorizia si potrebbe aprire non solo un post, ma mi sento di dire che è anche colpa nostra (di noi studenti, che ci "accontentiamo" troppo spesso, di quello che ci viene dato
2)potresti spiegare meglio la tua netta scissione tra sociologia, tecnologia ed economia? mi sembra molto artificiosa considerando l'impatto delle ultime due hanno sui rapporti di potere (senza voler esser per forza marxiani, ma almeno "weberiani")
venendo al WiMAx, le nostre posizioni non sono affatto lontane come dici. facendo anch'io da un po' di tempo la consulente per la PA e occupandomi in particolare di ICT posso dirti che sì le potenzialità ci sono, e che anzi, proprio essendo una tecnologia dall'implementazione "light" (almeno così dicono gli analisti del settore) può aiutare a superare il divario infrastrutturale. (discorso meno valido per il Wifi) questo come dicevo nel mio primo commento è/sarà valido per l'europa (togliendo un attimo lo sguardo dal desolante panorama italico, la germania sta facendo grossi investimenti, e non è la sola). l'integrazione dei dati significa anche un lavora maggiormente integrato. e so che se sei un consulente ne sai qualcosa- non vorresti distruggere il blackberry ogni tanto?-.le lobby esistono, ma esistono anche le authority che ogni tanto funzionano (non in italia). per quanto riguarda i pvs sono d'accordo che per loro le priorità sono altre (è quasi banale dirlo). ma oltre a questo, e penso soprattutto ai paesi di nuova e selvaggia industrializzazione (che a condizioni sociali non sono meglio dei pvs,)non credi ci sia bisogno anche di una certa condivisione culturale del mezzo? grazie per la tua reazione, dimostriamo che c'è c'è vita pensante anche a vent'anni. saluti Silvia.
Cara silvia,
prima di tutto uno "scienziato politico" si occupa di scienze politica, con particolare attenzione alle Scienze delle Politica. Come spero tu saprai le Scienze dalla Politica derivano direttamente dalla sociologia (per molto ne fanno parte integrante) e spiegano fenomeni politici come il governo, i gruppi di pressione, i parlamenti i partiti etc.
Per farti capire, uno scienziato politico studia quello che hai letto sui libri che ti faceva leggere il prof. Goio (c'è da sempre quindi l'avrai avuto anche tu sicuramente). Che poi si occupi di altre cose è collaterale... ha i mezzi per esprimere opinioni in merito ad altro, come potrebbe fare un economista per intenderci.
Il WiMax come vedi è ben poco significativo nel breve termine per uno scienziato politico. Sicuramente nel lungo termine, se questa tecnologia sarà così rivoluzionaria, lo sarà, però sicuramente prima che vada a scalfire le categorie e gli schemi interpretativi attuali, ne passerà di tempo.
Secondo: come puoi capire non mi ritengo scienziato politico, in quanto non sono laureato in scienze politiche, con la predominanza dei miei studi in scienze politiche (mai visto un esame di filosofia politica per esempio oppure mai studiato l'amministazione dello stato, cosi di per se necessarie, unite a scienze della politica, per classificarsi tali).
Evidentemente tu consideri il SID, in quanto facente parte di Scienze Politiche, una laurea in Scienze Politiche o similare. Purtroppo ti sbagli. Se ci ritieni scienziati politici, allora i nostri ex-vicini di diplomi, economia turistica, sono degli economisti, visto che la facoltà è di economia. I nostri amici di Relazioni Pubbliche dei letterati o filosofi, visto che sono sotto lettere e filosofia, etc.
Terzo: vero è che le Relazioni Internazionali nascono all'interno dello studio delle scienze politiche, ma in Inghilterra e negli Stati Uniti ottengono valore accademico indipendente. Per farti un esempio: la finanza nasce dall'economia, ma pur avendo basi comuni se ne discosta, così come il Business (perdonami, non riesco a trovare una traduzione veramente calzante). Un economista studierà quelle che sono le teorie economiche, proseguendo i suoi studi in tal campo. Se i miei interessi riguarderanno la finanza o il commercio per esempio, non sarà sicuramente considerato un economista ne negli stati uniti ne in Inghilterra (prendo come esempio tali paesi, perchè, come saprei, a loro dobbiamo la nascita ed evoluzione delle scienze umane in campo accademico). Se voglio diventare un economista per internderci mi dedicherò alle teorie economica (macro-micro), all'economia monetaria, etc. Sicuramente un MBA non rende di me un economista tanto quanto un Bachelor in Management o un Bachelor in Finance o un Master in Accounting.
Cerca quindi di non confondere il contenitore che serve per dare ordine alle scienze umane e ai derivati e allo studio di particolari scienze umane in se.
Io non scindo le materi, solamente non faccio di tutta l'erba un fascio. Anche se gli strumenti sono comuni, e le scienze umane vanno a interagire spesso, non sono un unicum... I percorsi e gli interesse dell'economista, cosi come i suoi modelli di studio sono diversi dal sociologo. Questo non vuol dire che le due materie non si "aiutino" a vicenda.
Ultimo: il WiMax sicuramente non sarà la fiamella di una nuova rivoluzione industriale. Potrei essere banalissimo, ma ti ricordo che prima bisogna avere un computer e poi il collegamento ad internet. Prima bisogna sapere l'inglese e come funziona window e explorer (due programmi a casa, sono sicuro che tu preferisci Linux e FireFox come esempi) prima di poter accedere a internet. Poi che posti di lavoro vuoi crare, in che campo, dei servizi???? Ma sai che in paesi come India, Malaysia, Thailandia, dove internet ha scatenato il boom dei servizi, il livello dell'inglese era già altissimo e lo stato aveva già provveduto a creare un background di sapere tecnologico (esempio i politecnici in India o le riforme educative malesi).
Quindi Silvia, mi dispiace ma anche oggi ti sbagli.
Ciao Giulio
!!! va bene non sei scienziato politico. contento? adesso basta dispetti e chiose paternalistiche tipo "anche oggi ti sbagli" o il mio incipit di ieri. vediamo di riappacificare gli animi!
non ho parlato di scienza della politica bensì di un più generico scienze politiche (plurale) scienze politiche per noi mitteleuropei con la puzza sotto il naso e con un chiara visione olistica del mondo (sorry!)comprende sia l'analisi della politica interna che internazionale. ( o pensi che siano totalmente indipendenti?) é chiaro che poi, viste le peculiarità i corsi di studi si specializzino (altrimenti ci si impiegherebbe 10 anni per unalaurea) ma i fondamentali sono gli stessi. ed è così anche in Germania ad esempio dove si parla di Politikwissenschaft. non sono sicura ma anche per Francia dovrebbe essere così. e non sto facendo di tutta l'erba un fascio ma credo che l'interazione tra i vari campi sia da tenere sempre presente. ed è per questo che credo che un esperto di politica internazionale debbe tenere presente le trasformazioni tecnologiche, che si traducono per forza in trasformazioni economiche e quindi di potere. e che quindi un chissenefrega è secondo me un po' triste, quanto inutile. ma lasciamo perdere questa querelle sterile e fine a sé stessa le etichette non piacciono a nessuno. ti dico che non ho parlato di rivoluzione industriale, ma ammetterai che dal punto di vista infrastrutturale il WiMax ha potenzialità sicuramente degna di nota e di analisi. il pc e l'accesso a internet in pochissimi anni non saranno un problema non è forse stato presentato al cebit di quest'anno il pc low cost? e sì conosco le basi del boom dei servizi in outsourcing in india e in malesia. ed è proprio per questo che parlo di condivisione culturale del mezzo e di paesi di nuova industrializzazione, ma soprattutto principalmente di europa e non di pvs.e ribadisco essendo d'accordo con roberto che maggior accesso, maggior integrazione dei dati, ma anche banalmente maggior networking tra persone, creeranno sicuramente nuove opportunità, come lo ha creato l'introduzione della broadband. Seneramente Silvia
ps uso explorer e windows (e su pc non su mac)!!!!
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