Warren Buffet è il secondo uomo più ricco al mondo e gestisce una società che investe 60 miliardi di dollari, cui si devono aggioungere altri dieci, che entrano con medesima frequenza, frutto dei risparmiatori ed investitori che credono nella sua capacità di creare valore. Del resto, come non dare fiducia ad una persona che, solo nel corso dello scorso anno, ha donato in beneficienza 30 miliardi di dollari alla fondazione Gates? Si, esattamente trenta miliardi di dollari. La Berkshire Hathaway investe davvero in tutto, dalle assicurazioni alla petrolchimica, e lui, a 76 anni si è stancato di fare il Presidente esecutivo ed il Direttore degli investimenti. Per farsi sostituire dalla prima carica sceglierà uno tra i tre top manager interni che sono arrivati al rush finale, mentre per la carica di direttore si affiderà ad un esterno. Per scegliere quest'ultima figura ha trovato una soluzione quanto mai logica, che quindi stride con la realtà italiana. Mentre da noi gli A.D. sono frutto di assensi o accordi tra membri del salotto buono, Warren ha deciso di basarsi sul merito. Come? Attraverso una competizione che decreterà per l'appunto il più meritevole. Ai quattro top manager, che arriveranno vivi alla fine delle selezioni, il finanziere statunitense affiderà, ciascuno, quattro miliardi di dollari (= a chunk of money). Chi li saprà investire meglio sarà il nuovo Direttore degli investimenti della Berkshire Hathaway. Magari le parole di Buffet e quelle di Sarkozy sul merito arriveranno anche in Penisola. Non si sa mai.
Guglielmo
lunedì 14 maggio 2007
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1 commento:
In Italia il concetto di merito non è scoparso.Essere "figli di" è un merito!
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