giovedì 28 giugno 2007
Al Presidente
Ronchi dei Legionari - Ciampino e Fiumicino forse risorgeranno, ed il merito è degli australiani. Tutto ciò che desta interesse agli attori economici stranieri viene poi rivalutato da soggetti italiani. Adesso non ci rimane che sperare che Haji Hassan al-Bolkiah Muizzadin Waddaulah voglia comprarsi la Società Aeroporto FVG. Il vantaggio sarebbe duplice: si riqualifica Ronchi e cosi, forse, a Gorizia torneranno gli Ambasciatori.
martedì 26 giugno 2007
Assaggi di...Spinelli
Bush e gli gnomi da giardino
Una storia di stasi in Afghanistan, un'operazione precipitata nel conflitto tra sette mussulmane in Iraq, una frattura con l'Iran che si inasprisce senza indebolire Ahmadinejad: il bilancio della strategia Usa è rovinoso, ma Bush quasi pare non rendersene conto. Si comporta come quelle belle statuine che vincono a condizioni di mostrarsi assolutamente immobili, in posa, al momento in cui l'esaminatore si gira e riapre gli occhi. E cos'altro è Bush dopo il tour europeo? Perfino sul clima la posizione di Bush è nella sostanza impietrita: la Casa Bianca ammette tutto d'un tratto che il male esiste, ma oltre non va. Ogni stato deve disciplinarsi come crede, ogni cifra vincolante è sgradita, l'Onu non deve interferire mentre il clima conferma la necessità di una parità mondiale di diritti e doveri. Una parità assente, se è vero che rapporto di forze si riassume oggi nella formula: 20-10-4-1 (ogni americano può produrre annualmente 20 tonnellate di anidride carbonica, ogni europeo 10, ogni cinese 4, ogni africano 1).
Mala Zeit giustamente commenta:"L'armonia transatlantica è importante, ma non è più la misura di tutte le cose" perchè il mondo è cambiato dal 2001 per il drastico vanificarsi dell'egemonia globale Usa. Due guerre potenzialmente fallimentari non sono passate senza incidere radicalmente su tale supremazia, e l'ascesa dell'Iran di Ahmadinejad è conseguenza di questo. A ciò si aggiunga l'Africa che sta ritrovando forza e crescita, ma i motori della rinascita non sono gli americani bensì la Cina, India, Russia, Brasile (lo scrive sull'International Herlad Tribune del 2 Giugno Nicky Oppenheimer, presidente dell'azienda sudafricana De Beers). Inoltre se vuol proteggere i democratici e non screditarli l'America stia lontana da Teheran (il premio Nobel Shirin Ebadi e Muhammad Salimi sull'Herlad Tribune del 31 Maggio). Il multipolarismo non è più un'opzione: è una necessità, sempre che anche l'Europa smetta il gioco delle belle statuine e sia intransigente sul clima. Se l'Europa smette il gioco e medita i fallimenti Usa potrà anche influenzare Medio Oriente, Cina, India e Iran. L'immobilità Usa impregna i rapporti del mondo con Washington: su Medio Oriente, energia, clima, terrorismo. Certo la memoria può intralciare l'agire, ma serve a capire qualcosa di non irrilevante: che certi errori tendono tragicamente a ripetersi, se non riconosciuti come tali. Il più grande consistette nell'appoggiare Bin Laden, durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan. E' quel che rischia di accadere alle statuine: per piegare e provocare l'Iran, Bush tende a gettare se stesso e l'Occidente nella nuova guerra settaria tra sciiti e sunniti, fiancheggiando questi ultimi dopo aver favorito gli sciiti in Iraq. Bush giunge fin a finanziare l'estremismo sunnita in Libano, in combutta con il Premier Siniora (Seymour Hersch sul New Yorker del 5 Marzo 2007). I movimenti Fatah al-Islam e Asbat al-Ansa (legati ad Al-Qaeda) avrebbero ricevuti aiuti da Beirut e Washington, salvo poi rivoltarsi contro i finanziatori. Nasrallah capo di Hezbollah e Ahmadinejad in Iran sono il bersaglio, ma sistematicamente, ormai, Bush si allea con Satana per combattere il Satana di turno. Il timore di Nasrallah, che confida a Hersch, è che l'America favorisca spartizioni ed epurazioni etniche diffuse: in Iraq, Siria, Libano. L'ex responsabile della sicurezza nazionale Brzezinski dice che questa è l'attuale strategia Usa: blame and run, incolpa gli altri e scappa. Incolpa Baghdad, Teheran o l'Europa, pur di ritirarti senza ammettere errori che son tuoi.
L'Europa ha un'occasione non indifferente per farsi valere: prendendo atto che l'egemonia Usa è in frantumi, assumendo proprie responsabilità non solo sul clima ma ma in Israele e Gaza, in LIbano, Afghanistan, Iraq ed Iran. Il Presidente non va a Parigi, Londra, Madrid. Va nella Repubblica Ceca, in Polonia, Albania, Bulgaria: dunque nell'area dove nevroticamente si condensa oggi la fobia antieuropea. Manca poco all'uscita di scena di Bush: il 20 Gennaio 2009 avremo un nuovo Presidente. Ma il futuro si prepara già oggi. Non solo quello dell'alleanza e solidarietà euro-americana: l'armonia transatlantica, in effetti, ha smesso di essere la misura di tutte le cose.
Una storia di stasi in Afghanistan, un'operazione precipitata nel conflitto tra sette mussulmane in Iraq, una frattura con l'Iran che si inasprisce senza indebolire Ahmadinejad: il bilancio della strategia Usa è rovinoso, ma Bush quasi pare non rendersene conto. Si comporta come quelle belle statuine che vincono a condizioni di mostrarsi assolutamente immobili, in posa, al momento in cui l'esaminatore si gira e riapre gli occhi. E cos'altro è Bush dopo il tour europeo? Perfino sul clima la posizione di Bush è nella sostanza impietrita: la Casa Bianca ammette tutto d'un tratto che il male esiste, ma oltre non va. Ogni stato deve disciplinarsi come crede, ogni cifra vincolante è sgradita, l'Onu non deve interferire mentre il clima conferma la necessità di una parità mondiale di diritti e doveri. Una parità assente, se è vero che rapporto di forze si riassume oggi nella formula: 20-10-4-1 (ogni americano può produrre annualmente 20 tonnellate di anidride carbonica, ogni europeo 10, ogni cinese 4, ogni africano 1).
Mala Zeit giustamente commenta:"L'armonia transatlantica è importante, ma non è più la misura di tutte le cose" perchè il mondo è cambiato dal 2001 per il drastico vanificarsi dell'egemonia globale Usa. Due guerre potenzialmente fallimentari non sono passate senza incidere radicalmente su tale supremazia, e l'ascesa dell'Iran di Ahmadinejad è conseguenza di questo. A ciò si aggiunga l'Africa che sta ritrovando forza e crescita, ma i motori della rinascita non sono gli americani bensì la Cina, India, Russia, Brasile (lo scrive sull'International Herlad Tribune del 2 Giugno Nicky Oppenheimer, presidente dell'azienda sudafricana De Beers). Inoltre se vuol proteggere i democratici e non screditarli l'America stia lontana da Teheran (il premio Nobel Shirin Ebadi e Muhammad Salimi sull'Herlad Tribune del 31 Maggio). Il multipolarismo non è più un'opzione: è una necessità, sempre che anche l'Europa smetta il gioco delle belle statuine e sia intransigente sul clima. Se l'Europa smette il gioco e medita i fallimenti Usa potrà anche influenzare Medio Oriente, Cina, India e Iran. L'immobilità Usa impregna i rapporti del mondo con Washington: su Medio Oriente, energia, clima, terrorismo. Certo la memoria può intralciare l'agire, ma serve a capire qualcosa di non irrilevante: che certi errori tendono tragicamente a ripetersi, se non riconosciuti come tali. Il più grande consistette nell'appoggiare Bin Laden, durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan. E' quel che rischia di accadere alle statuine: per piegare e provocare l'Iran, Bush tende a gettare se stesso e l'Occidente nella nuova guerra settaria tra sciiti e sunniti, fiancheggiando questi ultimi dopo aver favorito gli sciiti in Iraq. Bush giunge fin a finanziare l'estremismo sunnita in Libano, in combutta con il Premier Siniora (Seymour Hersch sul New Yorker del 5 Marzo 2007). I movimenti Fatah al-Islam e Asbat al-Ansa (legati ad Al-Qaeda) avrebbero ricevuti aiuti da Beirut e Washington, salvo poi rivoltarsi contro i finanziatori. Nasrallah capo di Hezbollah e Ahmadinejad in Iran sono il bersaglio, ma sistematicamente, ormai, Bush si allea con Satana per combattere il Satana di turno. Il timore di Nasrallah, che confida a Hersch, è che l'America favorisca spartizioni ed epurazioni etniche diffuse: in Iraq, Siria, Libano. L'ex responsabile della sicurezza nazionale Brzezinski dice che questa è l'attuale strategia Usa: blame and run, incolpa gli altri e scappa. Incolpa Baghdad, Teheran o l'Europa, pur di ritirarti senza ammettere errori che son tuoi.
L'Europa ha un'occasione non indifferente per farsi valere: prendendo atto che l'egemonia Usa è in frantumi, assumendo proprie responsabilità non solo sul clima ma ma in Israele e Gaza, in LIbano, Afghanistan, Iraq ed Iran. Il Presidente non va a Parigi, Londra, Madrid. Va nella Repubblica Ceca, in Polonia, Albania, Bulgaria: dunque nell'area dove nevroticamente si condensa oggi la fobia antieuropea. Manca poco all'uscita di scena di Bush: il 20 Gennaio 2009 avremo un nuovo Presidente. Ma il futuro si prepara già oggi. Non solo quello dell'alleanza e solidarietà euro-americana: l'armonia transatlantica, in effetti, ha smesso di essere la misura di tutte le cose.
domenica 24 giugno 2007
Al Presidente
Guangzhou - La Zhonghua minzu ha sferrato il primo attacco su scala globale per la conquista delle terre emerse. La Bild, avanposto del club delle democrazie, avvisa immediatamente:"Non comprate la BS6 della Shenyang Brilliance Jin Bei Automobile. E' un'arma di sterminio di massa!"
venerdì 22 giugno 2007
Assaggi di...Dal Boni
Intro
Banchieri, imprenditori, finanzieri, immobiliaristi, grandi fondi internazionali, consulenti, enti locali e politici: sono molti gli eserciti in guerra per il controllo degli aeroporti. Qualcuno dei concorrenti ha pescato la cartaobiettivo che per vincere, invece della conquista di 18 o 24 territori, impone di distruggere l'aramta avversaria. Ne sa qualcosa la famiglia Romiti: tutto è iniziato con la loro avanzata tra gli aeroplani, tutto ruota oggi attorno alla loro estromissione dal gioco. Il concetto è chiaro: meglio una bella fusione, per esempio tra Roma e Milano, che una perenne battaglia di campanile. Chi ci ha pensato prima di tutti è Mediobanca. Ma non è più l'unica squadra ad avere nell'album dei progetti l'asse tra Malpensa e Fiumicino: a ribaltare alleanze e schieramenti adesso è scesa in campo Intesa Sanpaolo.
Rewind
Estate 1999. Scade il termine per la privatizzazione della Aeroporti di Roma (Adr). L'Iri vuol vendere il 54,2% della società che gestisce gli scali di Fiumicino e di Ciampino. Si fa avanti anche Cesare Romiti con la holding Gemina, salotto buono dell'epoca: i suoi azionisti sono quasi in fotocopia quelli della controllata Hdp, cui fa capo Rcs, di cui Romitone è il presidente, suo figlio Maurizio è l'A.D. di Hdp, l'altro figlio Piergiorgo guida Gemina. Tutto in famiglia, ma con la regia di Mediobanca. Romiti è l'ultima carta di Cuccia (morirà l'anno dopo) per realizzare il progetto Poseidon: la fusione tra Adr e Sea, la società che gestisce Linate e l'hub appena (mal)inaugurato Malpensa, anch'essa publica perchè del comune di Milano. Il sindaco Gabriele Albertini, dopo aver trattato per mesi gli aspetti politici con il collega romano Francesco Rutelli si arrende. Non solo, il governo D'Alema impedisce alla Sea in quanto soggetto pubblico di comprare più del 2% di Adr. Albertini va sconsolato da Cuccia. Si passa cosi dal matrimonio concordato alla triangolazione: Romiti compra Adr, Albertini nomina Giorgio Fossa a capo della Sae, Fossa porta in dote a Romiti gli aeroporti milanesi. I due, Albertini e Fossa, devono al vecchio leone (ex presidente Fiat) gran parte delle rispettive carriere. Vanno in buca solo le prime due fasi, la forza dei localismio manda all'aria le nozze Fiumicino-Malpensa. Il piano prevedeva la creazione della Aeroporti d'Italia: il Comune di Milano avrebbe avuto il 30%, al pari dell'Iri. Il resto sarebbe andato ai privati (Romiti) e in Borsa, ma col tempo gli azionisti pubblici avrebbero dovuto cedere le loro quote. Il progetto Poseidon era un'operazione che sarebbe avvenuta senza debiti, avrebbe permesso di chiudere la competizione Milano-Roma e razionalizzato gli investimenti. Aggregazione e italianità: un binomio che va molto di moda. La cordata ideata da Mediobanca, con capofila Gemina e soci Falck,Impregilo e la Italpetroli di Franco Sensi, batte i tre raggruppamenti formati da Cir-Banca di Roma-Baa, da Benetton-Pirelli-Caltagirone-Sanpaolo Imi e dagli aeroporti stranieri Francoforte e Amsterdam (l'olandese Klm in quel momento era partner di Alitalia). A fine novembre 2000 (con Mediobanca ed il capitalismo dello zerovirgola già orfani di Cuccia) Romiti insiste: "Presto Aeroporti di Roma e Sae potrebbero avviarsi verso un'integrazione". Quale? Se la Sea non può comprare Adr, allora Adr comprerà la Sea. Anche questa volta il piano fallisce". Intanto una new entry si affaccia sul panorama aeroportuale italiano: gli australiani rappresentati dal ricchissimo fondo Macquarie. I co-protagonisti delle vicende attuali. "Stanchi e delusi di stare afflosciati nella saletta vip di Fiumicino, pur avendo a carico il 44% di Adr, oggi mostrano i muscoli e puntano a prendersi il banco, sbattendo fuori i Benetton e la Clessidra di Claudio Sposito, forse ripescando i Romiti, nel frattempo spinti all'angolo (o fuori dal ring) dalla nuova Mediobanca e dall'arrembante Nord-est.
Play
I grattacapi magiori arriveranno proprio dal Veneto: dalla famiglia Benetton, che nel frattempo ha costituito la Aeroporti Holding, e dalla Save, cui fa capo il Marco Polo di Venezia. La manovra è concepita nel 2005 lungo il triangolo Milano(Mediobanca) - Venezia - Trieste(Generali) e punta a scardinare gli equilibri in Gemina, roccaforte dei Romiti: Marchi (a capo di Save) rastrella titoli della holding, cui fa capo Adr, fino a salire al 12%, con l'appoggio non ufficiale di Mediobanca e Generali (peraltro, azionista della Save). La famiglia Addams (definizione di Diego Della Valle, che cavalca con successo l'emarginazione di Cesare e Maurizio da Rcs) respinge gli attacchi alleandosi con ai Beneton ed a Sposito, ai quali (credendo di poterli governare meglio) apre perfino la cassaforte di famiglia Miotir. Un errore tattico." Adesso li stanno cacciando anche da Gemina. Romiti accusa Sposito ma il suo obiettivo è un altro: Mediobanca. Per questo adesso i Romiti cercano di flirtare con gli australiani: "Lo scontro con il socio Macquarie è dovuto agli azionisti di Gemina: con Macquarie siamo sempre andati d'accordo e abbiamo condiviso grando strategie". Lo scopo non è irretire gli australiani ma scagliargli contro Gemina. E quale metodo migliore per alzare il tono della battaglia se non quello di cercare l'Intesa Sanpaolo di Giovanni Bazoli e Corrado Passera? Macquarie ed Intesa si sono prese al volo. Primo perchè alla banca non va giù la fusione Unicredit-Capitalia (azionista di Gemina) che rischia didominare su Mediobanca e Generali (azionista e alleata di Intesa), entrambe azioniste di Gemina. Secondo perchè c'è in ballo la privatizzazione di Alitalia e, uscito di scena il fondo americano Tpg che correva con Mediobanca, in gara rimangono solo la russa Aeroflot sostenuta da Unicredit e l'Air One di Carlo Toto, di cui Intesa è il supporter finanziario. Mediobanca ha subito capito l'antifona: Macquarie (con l'aiuto di Intesa) invece di abttersi a duello per conquistare la Aeroporti di Roma potrebbe entrare direttamente al piano superiore scalando Gemina con un'Opa. Un salto da canguro in grado di scuotere gli uffici di Mediobanca. Non solo rischierebbe di rimettere in gioco i Romiti. Non solo sarebbe la prima breccia nei castelli dei patti di sindacato. Se Bazoli dovesse conquistare gli scali di Fiumicino e Malpensa e contemporaneamente vincere la gara Alitalia, altro che progetto Poseidon, altro che triangolazioni sottobanco: il radar segnalerà piuttosto una bella fusione Adr-Sea-Alitalia-AirOne. Aeroporti e aerei sotto la stessa ala bancaria protettrice. Il problema a quel punto sarà non restare intrappolati al Terminal Intesa.
Stop
Questo timore è il motivo dell'offerta da più di 1,2 mld di euro avanzata da Gemina (leggi Sposito,Mediobanca e a ruota Benetton) per liquidare la partecipazione degli australiani. Macquarie aveva pagato 480 milioni per il pacchetto acquistato nel 2003. Quanto al finanziamento , l'ipotesi ritenuta più credibile è quella di un aumento di capitale e di un finanziamento: da caricare interamente a leva Gemina per un importo vicino alla sua capitalizzazione, xosa che creerebbe degli squilibri. Necessari a cacciare i Romiti.
Banchieri, imprenditori, finanzieri, immobiliaristi, grandi fondi internazionali, consulenti, enti locali e politici: sono molti gli eserciti in guerra per il controllo degli aeroporti. Qualcuno dei concorrenti ha pescato la cartaobiettivo che per vincere, invece della conquista di 18 o 24 territori, impone di distruggere l'aramta avversaria. Ne sa qualcosa la famiglia Romiti: tutto è iniziato con la loro avanzata tra gli aeroplani, tutto ruota oggi attorno alla loro estromissione dal gioco. Il concetto è chiaro: meglio una bella fusione, per esempio tra Roma e Milano, che una perenne battaglia di campanile. Chi ci ha pensato prima di tutti è Mediobanca. Ma non è più l'unica squadra ad avere nell'album dei progetti l'asse tra Malpensa e Fiumicino: a ribaltare alleanze e schieramenti adesso è scesa in campo Intesa Sanpaolo.
Rewind
Estate 1999. Scade il termine per la privatizzazione della Aeroporti di Roma (Adr). L'Iri vuol vendere il 54,2% della società che gestisce gli scali di Fiumicino e di Ciampino. Si fa avanti anche Cesare Romiti con la holding Gemina, salotto buono dell'epoca: i suoi azionisti sono quasi in fotocopia quelli della controllata Hdp, cui fa capo Rcs, di cui Romitone è il presidente, suo figlio Maurizio è l'A.D. di Hdp, l'altro figlio Piergiorgo guida Gemina. Tutto in famiglia, ma con la regia di Mediobanca. Romiti è l'ultima carta di Cuccia (morirà l'anno dopo) per realizzare il progetto Poseidon: la fusione tra Adr e Sea, la società che gestisce Linate e l'hub appena (mal)inaugurato Malpensa, anch'essa publica perchè del comune di Milano. Il sindaco Gabriele Albertini, dopo aver trattato per mesi gli aspetti politici con il collega romano Francesco Rutelli si arrende. Non solo, il governo D'Alema impedisce alla Sea in quanto soggetto pubblico di comprare più del 2% di Adr. Albertini va sconsolato da Cuccia. Si passa cosi dal matrimonio concordato alla triangolazione: Romiti compra Adr, Albertini nomina Giorgio Fossa a capo della Sae, Fossa porta in dote a Romiti gli aeroporti milanesi. I due, Albertini e Fossa, devono al vecchio leone (ex presidente Fiat) gran parte delle rispettive carriere. Vanno in buca solo le prime due fasi, la forza dei localismio manda all'aria le nozze Fiumicino-Malpensa. Il piano prevedeva la creazione della Aeroporti d'Italia: il Comune di Milano avrebbe avuto il 30%, al pari dell'Iri. Il resto sarebbe andato ai privati (Romiti) e in Borsa, ma col tempo gli azionisti pubblici avrebbero dovuto cedere le loro quote. Il progetto Poseidon era un'operazione che sarebbe avvenuta senza debiti, avrebbe permesso di chiudere la competizione Milano-Roma e razionalizzato gli investimenti. Aggregazione e italianità: un binomio che va molto di moda. La cordata ideata da Mediobanca, con capofila Gemina e soci Falck,Impregilo e la Italpetroli di Franco Sensi, batte i tre raggruppamenti formati da Cir-Banca di Roma-Baa, da Benetton-Pirelli-Caltagirone-Sanpaolo Imi e dagli aeroporti stranieri Francoforte e Amsterdam (l'olandese Klm in quel momento era partner di Alitalia). A fine novembre 2000 (con Mediobanca ed il capitalismo dello zerovirgola già orfani di Cuccia) Romiti insiste: "Presto Aeroporti di Roma e Sae potrebbero avviarsi verso un'integrazione". Quale? Se la Sea non può comprare Adr, allora Adr comprerà la Sea. Anche questa volta il piano fallisce". Intanto una new entry si affaccia sul panorama aeroportuale italiano: gli australiani rappresentati dal ricchissimo fondo Macquarie. I co-protagonisti delle vicende attuali. "Stanchi e delusi di stare afflosciati nella saletta vip di Fiumicino, pur avendo a carico il 44% di Adr, oggi mostrano i muscoli e puntano a prendersi il banco, sbattendo fuori i Benetton e la Clessidra di Claudio Sposito, forse ripescando i Romiti, nel frattempo spinti all'angolo (o fuori dal ring) dalla nuova Mediobanca e dall'arrembante Nord-est.
Play
I grattacapi magiori arriveranno proprio dal Veneto: dalla famiglia Benetton, che nel frattempo ha costituito la Aeroporti Holding, e dalla Save, cui fa capo il Marco Polo di Venezia. La manovra è concepita nel 2005 lungo il triangolo Milano(Mediobanca) - Venezia - Trieste(Generali) e punta a scardinare gli equilibri in Gemina, roccaforte dei Romiti: Marchi (a capo di Save) rastrella titoli della holding, cui fa capo Adr, fino a salire al 12%, con l'appoggio non ufficiale di Mediobanca e Generali (peraltro, azionista della Save). La famiglia Addams (definizione di Diego Della Valle, che cavalca con successo l'emarginazione di Cesare e Maurizio da Rcs) respinge gli attacchi alleandosi con ai Beneton ed a Sposito, ai quali (credendo di poterli governare meglio) apre perfino la cassaforte di famiglia Miotir. Un errore tattico." Adesso li stanno cacciando anche da Gemina. Romiti accusa Sposito ma il suo obiettivo è un altro: Mediobanca. Per questo adesso i Romiti cercano di flirtare con gli australiani: "Lo scontro con il socio Macquarie è dovuto agli azionisti di Gemina: con Macquarie siamo sempre andati d'accordo e abbiamo condiviso grando strategie". Lo scopo non è irretire gli australiani ma scagliargli contro Gemina. E quale metodo migliore per alzare il tono della battaglia se non quello di cercare l'Intesa Sanpaolo di Giovanni Bazoli e Corrado Passera? Macquarie ed Intesa si sono prese al volo. Primo perchè alla banca non va giù la fusione Unicredit-Capitalia (azionista di Gemina) che rischia didominare su Mediobanca e Generali (azionista e alleata di Intesa), entrambe azioniste di Gemina. Secondo perchè c'è in ballo la privatizzazione di Alitalia e, uscito di scena il fondo americano Tpg che correva con Mediobanca, in gara rimangono solo la russa Aeroflot sostenuta da Unicredit e l'Air One di Carlo Toto, di cui Intesa è il supporter finanziario. Mediobanca ha subito capito l'antifona: Macquarie (con l'aiuto di Intesa) invece di abttersi a duello per conquistare la Aeroporti di Roma potrebbe entrare direttamente al piano superiore scalando Gemina con un'Opa. Un salto da canguro in grado di scuotere gli uffici di Mediobanca. Non solo rischierebbe di rimettere in gioco i Romiti. Non solo sarebbe la prima breccia nei castelli dei patti di sindacato. Se Bazoli dovesse conquistare gli scali di Fiumicino e Malpensa e contemporaneamente vincere la gara Alitalia, altro che progetto Poseidon, altro che triangolazioni sottobanco: il radar segnalerà piuttosto una bella fusione Adr-Sea-Alitalia-AirOne. Aeroporti e aerei sotto la stessa ala bancaria protettrice. Il problema a quel punto sarà non restare intrappolati al Terminal Intesa.
Stop
Questo timore è il motivo dell'offerta da più di 1,2 mld di euro avanzata da Gemina (leggi Sposito,Mediobanca e a ruota Benetton) per liquidare la partecipazione degli australiani. Macquarie aveva pagato 480 milioni per il pacchetto acquistato nel 2003. Quanto al finanziamento , l'ipotesi ritenuta più credibile è quella di un aumento di capitale e di un finanziamento: da caricare interamente a leva Gemina per un importo vicino alla sua capitalizzazione, xosa che creerebbe degli squilibri. Necessari a cacciare i Romiti.
lunedì 18 giugno 2007
Al Presidente
San Giovanni di Casarsa della Delizia, Pordenone - Il cinefilo Andrea Bruscia (fido allievo di Piccolo) lancia una petizione per far rimuovere Moccia dal tubo catodico: "Già scrive libri da cui traggono film. Adesso vuole realizzare un programma tv da cui estrapolare un saggio. Ci manca solo che domani reciti in una telenovelas da lui prodotta e che ispira un album di figurine!Lancio questa battaglia per evitare almeno che venga nominato senatore a vita."
mercoledì 13 giugno 2007
Italia vs. Resto d'Europa
A giorni l'esito della gara relativa alla fornitura di 115 aerei da trasporto tattico per le forze armate statunitensi dovrebbe essere ufficializzato. L'industria americana non produce questo tipo di aereo e pertanto sono in competizione due offerte europee: Alenia-Finmeccanica che propone il bimotore ad elica C27J, e la franco-tedesca-spagnola Eads cha fa gareggiare il Casa 295M che ha minori capacità di carico, velocità, raggio operativo e manovrabilità. Veleggia un discerto ottimismo da noi perchè l'aereo italiano è stato disegnato per lo scopo, mentre quello proposto da Aeds è un adattamento un pò rabberciato di un modello civile. A leggere lo Us Army Aviation Journal, le preferenze del cliente sembrano chiare. Della mancata disponibilità del C27J in Iraq, il bollettino dell'aviazione dell'esercito Usa scrive: "farebbe meraviglie nelle operazioni di rifornimento delle basi operative sul territorio, eliminando il rischio rappresentato per i convogli dagli ordigni esplosivi". La gara è rilevante non solo per i tanti miliardi della commessa, per l'effetto di qualificazione dato dal diventare un "fornitore di sistema" del Pentagono ed il conseguente impatto positivo sui valori azionari, ma anche perchè definirà uno standard internazionale (anche in sede Nato) per questo segmento dei trasporti militari. Per tutti questi motivi i governi francese e tedesco intervengono, si sospetta, per tentare di trasformare i criteri di giudizio da tecnici a geopolitici. Sia Parigi che Berlino stanno flirtando con gli americani, la svolta atlantica della prima è puro ossigeno per le ansimanti politiche di Bush in alcuni teatri delicati. Anche Finmeccanica però ha curato ogni dettaglio a livello politico. Scaricata la Loockheed Marlin, con cui l'aereo è stato sviluppato e che ora è ridotta a livello di fornitore di avionica e di motori (che in futuro Alenia acquisterà da Rolls Royce), in febbraio Alenia ha annunciato un accordo strategico con L-3 Communication di New York, leader nell'integrazione di sistemi e nel supporto logistico alle forze armate Usa. Le gare negli Stati Uniti però tendono ad avere una notevole trasparenza e ad essere influenzate più da valutazioni tecniche che politiche anche se non si può escludere che Bush abbia usato quest'arma (da 6 mld di dollari) per ottenere un maggior coinvolgimento italiano in Afghanistan. Detto questo, un militare statunitense non metterebbe a rischio le proprie truppe trasportate e la loro efficienza operativa con un aereo inadeguato nemmeno se glielo chiedesse il Presidente in persona. Ci affidiamo alla solidità delle istituzioni statunitensi. Infatti saremmo molto, ma molto, sorpresi da un risultato diverso.
Guglielmo
Guglielmo
lunedì 11 giugno 2007
Al Presidente
Trastevere - Liberazione solidarizza con Paris Hilton, per la becera prigionia, e con Luciano Benetton per la causa a lui intentata dai Mapuches. Giordano ha inviato alla prima una bottiglia di Belle Epoque ed al secondo un negretto analfabeta. Sono proprio strani 'sti comunisti.
sabato 9 giugno 2007
Al Presidente
Manhattan, Rockefeller Tower - La News Corporation di Rupert Murdoch ha annunciato che entro il 2010 diverrà carbon neutral. Quest'anno, per iniziare, farà realizzare centrali eoliche in India. La Bp, colpita dall'iniziativa, vuole comprare il Madagascar per raderlo al suolo e farne un parco botanico. La Shell pensa di fare la stessa cosa con l'Islanda. Plauso da parte di Greenpeace.
venerdì 8 giugno 2007
ALL AROUND THE WORLD
E si presentano quelli nuovi..
La Russia diverrà certamente uno dei principali fornitori di energia e materie prime della Cina, tuttavia non credo che i cinesi commetteranno l’errore di dipendere energeticamente dalla Russia. Bisognerà vedere come l’impero di mezzo riuscirà a diversificare le tipologie di fonti energetiche (petrolio, gas, carbone, nucleare) e i paesi fornitori. Recentemente sono stati siglati accordi commerciali per un valore complessivo di 4 miliardi di dollari (energia, immobiliare, navale) e la Russia si è candidata a diventare non solamente un fornitore di energia ma anche di tecnologia. Russia e Cina si trovano spesso in sintonia all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu dove protendono per una generale politica di contenimento delle intemperanze americane. Tuttavia la storia ci ricorda come tra i due paesi vi siano stati anche momenti di forte crisi, soprattutto negli anni ’70 con la guerra di confine lungo il fiume Amur. Allora le diatribe ideologiche tra maoisti e marxisti potevano alimentare l’incomprensione oggi invece è l’esplosione demografica e l’emigrazione cinese a spaventare i russi. Questi ultimi non vedono di buon occhio l’opera di colonizzazione popolare perpetuata dai cinesi in Siberia, un’area dove vivono solo 7 milioni di russi a fronte dei 120 milioni di cinesi insediati a sud del confine. In sintesi la propensione alla collaborazione ed al pragmatismo dovrebbero prevalere ma non credo che porteranno alla nascita di un’alleanza di ferro tra i due giganti. I russi continueranno a considerare i cinesi una risorsa importante, un vicino sempre più potente e sempre più ricco col quale fare buoni affari e magari affrontare assieme le sfide poste dagli USA in campo internazionale. Ma non ci sarà mai vero amore. I russi continueranno a considerare la Cina un soggetto ambiguo, potenzialmente pericoloso, forse anche a causa del rapporto numerico sino-russo, 10 a 1.
Gli Stati Uniti hanno “scoperto” l’India, l’unico paese che possieda le potenzialità per far fronte al gigante cinese nel lungo periodo. E questa peculiarità è stata premiata dagli Usa con i recenti accordi in campo economico e militare. Gli Stati Uniti hanno infatti votato al Congresso una risoluzione che permetterà loro di scambiare tecnologia nucleare con l’India, un paese che si è sempre rifiutata di firmare il trattato di non-proliferazione nucleare. Una mossa, quella degli USA, senza precedenti che si accompagna al permesso concesso sempre all’India di poter commerciare prodotti militari con Israele.
Ovviamente gli Stati Uniti interpretano questo aiuto all’India in chiave anti-cinese, e difatti un rafforzamento dell’India può essere inteso in tal modo, tuttavia ciò non significa che l’India abbia intenzione di farsi ingaggiare da Washington in una politica anti-cinese. Anzi. Cina e India proseguono il lavorio diplomatico volto a normalizzare i rapporti tra i due paesi, soprattutto per quel che riguarda i confini kashmiri. I due giganti cominciano solo oggi ad intessere importanti rapporti politici ed economici e, per quanto guardinghi, sembrano voler guadagnare il più possibile da un rapporto di collaborazione che potrà solo migliorare. Infatti i veri problemi di politica estera per i due grandi sono tuttora rappresentati dal conflitto col Pakistan e dalla questione di Taiwan. Due nodi irrinunciabili per entrambi i paesi, due nodi che impegnano il grosso delle programmazioni strategico-militari.
Certamente non saranno i paesi arabi a far da ago della bilancia in una poco probabile escalation diplomatica, l’Europa mantiene ancora una forte influenza diplomatica ed economica.
L’Ue annovera tra i propri membri due dei paesi presenti nel Consiglio di sicurezza, entrambi potenze nucleari, e molto probabilmente anche la Germania entrerà a farvi parte entro il 2020. Nonché quattro dei membri del G8.
Piuttosto che una mediazione della Lega Araba è maggiormente verosimile un cessate il fuoco imposto dal duo Andorra-San Marino con copertura aerea garantita dal Sultanato del Brunei!
La Russia diverrà certamente uno dei principali fornitori di energia e materie prime della Cina, tuttavia non credo che i cinesi commetteranno l’errore di dipendere energeticamente dalla Russia. Bisognerà vedere come l’impero di mezzo riuscirà a diversificare le tipologie di fonti energetiche (petrolio, gas, carbone, nucleare) e i paesi fornitori. Recentemente sono stati siglati accordi commerciali per un valore complessivo di 4 miliardi di dollari (energia, immobiliare, navale) e la Russia si è candidata a diventare non solamente un fornitore di energia ma anche di tecnologia. Russia e Cina si trovano spesso in sintonia all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu dove protendono per una generale politica di contenimento delle intemperanze americane. Tuttavia la storia ci ricorda come tra i due paesi vi siano stati anche momenti di forte crisi, soprattutto negli anni ’70 con la guerra di confine lungo il fiume Amur. Allora le diatribe ideologiche tra maoisti e marxisti potevano alimentare l’incomprensione oggi invece è l’esplosione demografica e l’emigrazione cinese a spaventare i russi. Questi ultimi non vedono di buon occhio l’opera di colonizzazione popolare perpetuata dai cinesi in Siberia, un’area dove vivono solo 7 milioni di russi a fronte dei 120 milioni di cinesi insediati a sud del confine. In sintesi la propensione alla collaborazione ed al pragmatismo dovrebbero prevalere ma non credo che porteranno alla nascita di un’alleanza di ferro tra i due giganti. I russi continueranno a considerare i cinesi una risorsa importante, un vicino sempre più potente e sempre più ricco col quale fare buoni affari e magari affrontare assieme le sfide poste dagli USA in campo internazionale. Ma non ci sarà mai vero amore. I russi continueranno a considerare la Cina un soggetto ambiguo, potenzialmente pericoloso, forse anche a causa del rapporto numerico sino-russo, 10 a 1.
Gli Stati Uniti hanno “scoperto” l’India, l’unico paese che possieda le potenzialità per far fronte al gigante cinese nel lungo periodo. E questa peculiarità è stata premiata dagli Usa con i recenti accordi in campo economico e militare. Gli Stati Uniti hanno infatti votato al Congresso una risoluzione che permetterà loro di scambiare tecnologia nucleare con l’India, un paese che si è sempre rifiutata di firmare il trattato di non-proliferazione nucleare. Una mossa, quella degli USA, senza precedenti che si accompagna al permesso concesso sempre all’India di poter commerciare prodotti militari con Israele.
Ovviamente gli Stati Uniti interpretano questo aiuto all’India in chiave anti-cinese, e difatti un rafforzamento dell’India può essere inteso in tal modo, tuttavia ciò non significa che l’India abbia intenzione di farsi ingaggiare da Washington in una politica anti-cinese. Anzi. Cina e India proseguono il lavorio diplomatico volto a normalizzare i rapporti tra i due paesi, soprattutto per quel che riguarda i confini kashmiri. I due giganti cominciano solo oggi ad intessere importanti rapporti politici ed economici e, per quanto guardinghi, sembrano voler guadagnare il più possibile da un rapporto di collaborazione che potrà solo migliorare. Infatti i veri problemi di politica estera per i due grandi sono tuttora rappresentati dal conflitto col Pakistan e dalla questione di Taiwan. Due nodi irrinunciabili per entrambi i paesi, due nodi che impegnano il grosso delle programmazioni strategico-militari.
Certamente non saranno i paesi arabi a far da ago della bilancia in una poco probabile escalation diplomatica, l’Europa mantiene ancora una forte influenza diplomatica ed economica.
L’Ue annovera tra i propri membri due dei paesi presenti nel Consiglio di sicurezza, entrambi potenze nucleari, e molto probabilmente anche la Germania entrerà a farvi parte entro il 2020. Nonché quattro dei membri del G8.
Piuttosto che una mediazione della Lega Araba è maggiormente verosimile un cessate il fuoco imposto dal duo Andorra-San Marino con copertura aerea garantita dal Sultanato del Brunei!
mercoledì 6 giugno 2007
Al Presidente
Valencia - Paul Cayard e Luca Bontempelli convengono: "Il veto cinese alle sanzioni ONU a carico del Sudan ha minato la regolarità del match Luna Rossa - Team New Zealand. Anche noi ci batteremo per il boicottaggio del Taijiquan come proposto da Miuccia". Della stessa opinione anche il Presidente della Repubblica dell'eleganza dott. Montezemolo e Tony Humphries. Lamberto Dini si dice dispiaciuto per non poterlo praticare ma conferma che parteciperà. Cosi come Luca Viano.
Scatole cinesi o matrioske?
La realtà economica italiana è il trionfo dell'incoerenza: un simposio che accomuna sia il settore privato che quello pubblico. Da una parte si è fatta della trafila Marco Troncheti Provera Sapa-Gruppo Partecipazioni Industriali-Camfin-Pirelli-Olimpia-Telecom la causa di tutti i mali della Borsa Italiana, quando ora l'ex Sip è detenuta da Telco, che è la penultima società di una serie ben più complessa. Dall'altro il capo del governo critica la Russia per la gestione della crisi cecena, salvo poi applaudire l'intervento di Eni-Enel in aiuto di Gazprom ed ammiccare ad Aeroflot.
In Italia si è iniziato a parlare di entità come Ipi, Exor, Bigli1 (ce ne sono tre) piuttosto che Edilnord e Icg grazie alle vicende della scorsa estate (RCS,BNL,Antonveneta ed Unipol su tutte). I giornali hanno cominciato a spiegare il mercato, anzichè limitarsi a descriverlo, cosi i lettori hanno potuto comprendere la complessità che caratterizza Piazza Affari, dove non ci sono grandi capitalisti senza interminabili scatole cinesi. Nessuno escluso. Nemmeno quelle banche che Guzzetti definisce "promotrici di sviluppo" (a proposito: W Monti!).
Ultimo esempio: Telecom. Provate a capire chi possiede Telco. Non sarà più facile di capire chi gestiva Olimpia, anzi. Se prima, almeno alla fine, si arrivava a qualcuno, adesso neppure quello. E non fatevi ingannare da Telefonica. Il nostro mercato azionario è cosi ricco è cosi ricco di scatole cinesi per tre motivi. Il primo è la mancanza di liquidità della classe imprenditoriale che a sua volta influisce sul secondo, ovvero la volontà dei capitalisti italiani di non rischiare i "propri" danari. Il terzo invece è un vantaggio offerto dalle scatole: queste permettono di diluire il capitale dell'imprenditore in una società senza però intaccarne il potere. Per questo motivo gli imprenditori si comportano da banche e le banche da imprenditori, con i soldi dei risparmiatori. Se da una parte i grandi imprenditori italiani appena hanno un pò di liquidità si comprano quote degli istituti di credito, dall'altra gli stessi istituti comprano attività imprenditoriali grazie ai proventi dati dai conti correnti. Cioè: i capitalisti che dovrebbero investire i propri danari in attività, o società, che ritengono glieli possano far fruttare non lo fanno. Le banche, invece, che dovrebbero concentrarsi sulla diminuzione dei costi a carico dei risparmiatori e su attività che garantiscono vantaggi sicuri, si lanciano in attività a rischio. I ruoli si sono invertiti, di conseguenza consiglio a tutti di non mettere soldi in banca ma di versarli agli sportelli delle varie Mittel, Hopa, Enel, Eni, Fininvest, Italimmobiliare ed Italcementi. A parte gli scherzi, sono queste le società che assicurano investimenti sicuri e remunerativi, senza dimenticare i lauti dividendi.
Le due società pubbliche introducono la seconda incoerenza presentata in questa riflessione: si pone l'accento sulla mancata tutela delle minoranze e poi si segue la strada del neorealismo kissingeriano. La guerra cecena ed una politica estera quantomeno autoritaria sono secondarie se la Russia detiene il primato di risorse naturali ed è in procinto di ricostruire un gigante dell'energia quale Gazprom. Il servilismo con cui Eni-Enel hanno aiutato la società russa sarà anche l'unico modo per entrare nel mercato russo, ma se questo è il prezzo da pagare allora...eviterei. Solo ed esclusivamente per la natura di public company delle due compagnie. Anche Generali, leader maximo della Borsa Italia, per entrare in Russia è dovuta scendere a patti: adesso Kellner siede nel board di Trieste. Almeno il leone ha usato maggiore discrezione rispetto ai toni trionfali di Scaroni. Tre tra le più importanti società italiane si sono svilite pur di raggiungere Mosca. Dire che hanno riverito a turno Putin non sarebbe un'esagerazione. L'unica differenza è che mentre Generali è privata e quindi deve rendere conto solo ai suoi azionisti, Eni ed Enel sono public company e, dato che il managment è deciso dal suo primo azionista (il Tesoro), devono rendere conto al popolo italiano. Non si vuole denigrare aprioristicamente ogni scelta universalista, anzi ben vengano. Si vuole semmai spingere ad una decisione netta che definisca le linee guida generali: se la situazione economica non permette all'Italia di alzare la voce sui principi internazionali (diritti dell'uomo piuttosto che pena di morte ecc...), allora si eviti di sbandierarli a piacimento. Ugualmente, se la dipendenza energetica impedisce qualsivoglia iniziativa a tutela delle minoranze, allora si eviti di criticare apertamente le politiche del Cremlino. Ancora, se la situazione del sistemaitalia è tanto grave da costringere un governo che aborra il neorealismo ad abbracciarlo, lo si spieghi chiaramente e senza drammi.
In conclusione: la scelta è tra essere preda di una serie di scatole cinesi vuote (di soldi) o di una serie di matrioske piene (di soldi). Il cambiamento incute sempre timori ma, se si riuscisse a realizzarlo in modo equilibrato e seguendo un principio guida bipartisan, sarebbe una soluzione auspicabile. L'apertura del nostro mercato non deve per forza portare ad una colonizzazione o a fare dell'Italia una colonia dell'Impero. Anzi, quasi certamente costringerebbe il sistemaitalia a confrontarsi con altre realtà permettendogli di crescere.
Guglielmo
In Italia si è iniziato a parlare di entità come Ipi, Exor, Bigli1 (ce ne sono tre) piuttosto che Edilnord e Icg grazie alle vicende della scorsa estate (RCS,BNL,Antonveneta ed Unipol su tutte). I giornali hanno cominciato a spiegare il mercato, anzichè limitarsi a descriverlo, cosi i lettori hanno potuto comprendere la complessità che caratterizza Piazza Affari, dove non ci sono grandi capitalisti senza interminabili scatole cinesi. Nessuno escluso. Nemmeno quelle banche che Guzzetti definisce "promotrici di sviluppo" (a proposito: W Monti!).
Ultimo esempio: Telecom. Provate a capire chi possiede Telco. Non sarà più facile di capire chi gestiva Olimpia, anzi. Se prima, almeno alla fine, si arrivava a qualcuno, adesso neppure quello. E non fatevi ingannare da Telefonica. Il nostro mercato azionario è cosi ricco è cosi ricco di scatole cinesi per tre motivi. Il primo è la mancanza di liquidità della classe imprenditoriale che a sua volta influisce sul secondo, ovvero la volontà dei capitalisti italiani di non rischiare i "propri" danari. Il terzo invece è un vantaggio offerto dalle scatole: queste permettono di diluire il capitale dell'imprenditore in una società senza però intaccarne il potere. Per questo motivo gli imprenditori si comportano da banche e le banche da imprenditori, con i soldi dei risparmiatori. Se da una parte i grandi imprenditori italiani appena hanno un pò di liquidità si comprano quote degli istituti di credito, dall'altra gli stessi istituti comprano attività imprenditoriali grazie ai proventi dati dai conti correnti. Cioè: i capitalisti che dovrebbero investire i propri danari in attività, o società, che ritengono glieli possano far fruttare non lo fanno. Le banche, invece, che dovrebbero concentrarsi sulla diminuzione dei costi a carico dei risparmiatori e su attività che garantiscono vantaggi sicuri, si lanciano in attività a rischio. I ruoli si sono invertiti, di conseguenza consiglio a tutti di non mettere soldi in banca ma di versarli agli sportelli delle varie Mittel, Hopa, Enel, Eni, Fininvest, Italimmobiliare ed Italcementi. A parte gli scherzi, sono queste le società che assicurano investimenti sicuri e remunerativi, senza dimenticare i lauti dividendi.
Le due società pubbliche introducono la seconda incoerenza presentata in questa riflessione: si pone l'accento sulla mancata tutela delle minoranze e poi si segue la strada del neorealismo kissingeriano. La guerra cecena ed una politica estera quantomeno autoritaria sono secondarie se la Russia detiene il primato di risorse naturali ed è in procinto di ricostruire un gigante dell'energia quale Gazprom. Il servilismo con cui Eni-Enel hanno aiutato la società russa sarà anche l'unico modo per entrare nel mercato russo, ma se questo è il prezzo da pagare allora...eviterei. Solo ed esclusivamente per la natura di public company delle due compagnie. Anche Generali, leader maximo della Borsa Italia, per entrare in Russia è dovuta scendere a patti: adesso Kellner siede nel board di Trieste. Almeno il leone ha usato maggiore discrezione rispetto ai toni trionfali di Scaroni. Tre tra le più importanti società italiane si sono svilite pur di raggiungere Mosca. Dire che hanno riverito a turno Putin non sarebbe un'esagerazione. L'unica differenza è che mentre Generali è privata e quindi deve rendere conto solo ai suoi azionisti, Eni ed Enel sono public company e, dato che il managment è deciso dal suo primo azionista (il Tesoro), devono rendere conto al popolo italiano. Non si vuole denigrare aprioristicamente ogni scelta universalista, anzi ben vengano. Si vuole semmai spingere ad una decisione netta che definisca le linee guida generali: se la situazione economica non permette all'Italia di alzare la voce sui principi internazionali (diritti dell'uomo piuttosto che pena di morte ecc...), allora si eviti di sbandierarli a piacimento. Ugualmente, se la dipendenza energetica impedisce qualsivoglia iniziativa a tutela delle minoranze, allora si eviti di criticare apertamente le politiche del Cremlino. Ancora, se la situazione del sistemaitalia è tanto grave da costringere un governo che aborra il neorealismo ad abbracciarlo, lo si spieghi chiaramente e senza drammi.
In conclusione: la scelta è tra essere preda di una serie di scatole cinesi vuote (di soldi) o di una serie di matrioske piene (di soldi). Il cambiamento incute sempre timori ma, se si riuscisse a realizzarlo in modo equilibrato e seguendo un principio guida bipartisan, sarebbe una soluzione auspicabile. L'apertura del nostro mercato non deve per forza portare ad una colonizzazione o a fare dell'Italia una colonia dell'Impero. Anzi, quasi certamente costringerebbe il sistemaitalia a confrontarsi con altre realtà permettendogli di crescere.
Guglielmo
martedì 5 giugno 2007
AROUND THE WORLD
Tornano i vecchi tempi
Tornano i vecchi tempi, un misto di anni ’60 ed anni ’80: la Russia punta i suoi missili nucleari sulle maggiori città europee e gli USA minacciano l’equilibrio strategico progettando articolati scudi spaziali. Sembra finita l’era della (finta?) collaborazione tra i due ex grandi nemici. Ripresasi dallo sconquasso rappresentato dallo smembramento dell’Unione Sovietica e dal crollo della sua cinquantennale sfera d’influenza la Russia torna a mostrare i denti. Il gigante non ci stà a dover guardare zitta zitta gli americani costruirle un sistema di intercettazione missilistico a ridosso delle sue frontiere, proprio sul suolo degli odiati polacchi e della Repubblica Ceca. Il clima di collaborazione e d’amicizia che aveva contraddistinto le relazione tra i due paesi negli ultimi dieci e passa anni sembra si stia dissolvendo anno dopo anno. Prima la guerra in Irak, poi la crisi sul nucleare iraniano ed oggi il riproporsi dell’annosa questione missilistica. Washington afferma di voler costruire lo scudo per difendersi da eventuali minacce provenienti da paesi quali l’Iran e la Corea del Nord, peccato che i missili nord-coreani non possano raggiungere l’Europa e che quelli iraniani possano colpire solo aree dell’Europa sud-orientale, mentre lo scudo dovrebbe essere costruito molto più a nord. I sistemi anti-missile hanno la capacità di intercettare il vettore nemico quasi solamente se questo si trova in fase ascensionale mentre diviene praticamente impossibile colpirlo in fase di caduta. Per fare ciò è necessario che il sistema anti-missile sia posizionato a ridosso delle basi di lancio nemiche.. basi russe..
È quindi giustificata la reazione della Russia che non ci stà a vedersi minacciata da un apparato che potrebbe alterare gli equilibri di forza in campo nucleare in Europa. In realtà in gioco si trova una questione molto più importante dei rapporti di forza nucleari, anzi, essi ne rappresentano solamente il riflesso, la propaggine più vistosa e simbolica. In realtà in gioco c’è il ruolo della Russia in Europa e soprattutto i confini della sua influenza. Dalla sua nascita nel XVIII sec. fino ad oggi la Russia ha implementato una politica di espansione ad ovest che ha visto il proprio apice nell’assetto scaturito dalla fine della II guerra mondiale quando la cortina di ferro si stendeva da Stettino a Trieste (pur considerando la singolare posizione Jugoslava). Col crollo dell’Urss e l’espansione di NATO ed Unione Europea la Russia ha “perso” nel giro di pochi anni gran parte dei propri satelliti europei. Resistono la dittatura Bielorussa e l’Ucraina, molto in bilico, dove la rivoluzione arancione non ha portato all’uscita del paese dall’orbita russa. Oggi la Russia si propone di arrestare l’erosione della propria sfera di influenza, di riappropriarsi completamente del proprio ruolo di grande potenza, offuscato in precedenza dalla crisi economico-istituzionale degli anni ’90, e di ostacolare il progetto americano di essere l’unica vera super-potenza. Gli strumenti a sua disposizione sono molto semplici ed efficaci, in perfetto stile russo-bolscevico, il gas e le armi nucleari. L’approvvigionamento di gas russo rappresenta una sorta di cappio al collo per l’Unione Europea e la (rinnovata) capacità nucleare russa inficia le velleità statunitensi di superiorità globale. Forse sarà proprio la Russia uno dei maggiori protagonisti del XXI secolo, e non la Cina. La Russia, un paese dallo sterminato potenziale in termini di risorse, la seconda potenza nucleare al mondo, seconda solo agli USA in campo spaziale forse vivrà nei prossimi anni una nuova era di grandezza geopolitica. Risulterà cruciale il rapporto che la Russia instaurerà con l’UE. In Europa solo la Germania si permette di fare la voce grossa coi russi, mentre gli altri stanno a guardare. Purtroppo solo una politica concertata a livello continentale potrà spostare gli equilibri di forza dal campo russo a quello europeo. La Russia ha bisogno dell’Europa quanto l’Europa delle risorse russe ma nessuno “mollerà l’osso” tanto facilmente. Tre secoli non sono bastati a modellare definitivamente i confini tra il mondo europeo e quello russo, non aspettiamoci soluzioni rapide e non crogioliamoci nell’idea che “certe logiche” facciano parte esclusivamente di un mondo passato. Be careful.
Tornano i vecchi tempi, un misto di anni ’60 ed anni ’80: la Russia punta i suoi missili nucleari sulle maggiori città europee e gli USA minacciano l’equilibrio strategico progettando articolati scudi spaziali. Sembra finita l’era della (finta?) collaborazione tra i due ex grandi nemici. Ripresasi dallo sconquasso rappresentato dallo smembramento dell’Unione Sovietica e dal crollo della sua cinquantennale sfera d’influenza la Russia torna a mostrare i denti. Il gigante non ci stà a dover guardare zitta zitta gli americani costruirle un sistema di intercettazione missilistico a ridosso delle sue frontiere, proprio sul suolo degli odiati polacchi e della Repubblica Ceca. Il clima di collaborazione e d’amicizia che aveva contraddistinto le relazione tra i due paesi negli ultimi dieci e passa anni sembra si stia dissolvendo anno dopo anno. Prima la guerra in Irak, poi la crisi sul nucleare iraniano ed oggi il riproporsi dell’annosa questione missilistica. Washington afferma di voler costruire lo scudo per difendersi da eventuali minacce provenienti da paesi quali l’Iran e la Corea del Nord, peccato che i missili nord-coreani non possano raggiungere l’Europa e che quelli iraniani possano colpire solo aree dell’Europa sud-orientale, mentre lo scudo dovrebbe essere costruito molto più a nord. I sistemi anti-missile hanno la capacità di intercettare il vettore nemico quasi solamente se questo si trova in fase ascensionale mentre diviene praticamente impossibile colpirlo in fase di caduta. Per fare ciò è necessario che il sistema anti-missile sia posizionato a ridosso delle basi di lancio nemiche.. basi russe..
È quindi giustificata la reazione della Russia che non ci stà a vedersi minacciata da un apparato che potrebbe alterare gli equilibri di forza in campo nucleare in Europa. In realtà in gioco si trova una questione molto più importante dei rapporti di forza nucleari, anzi, essi ne rappresentano solamente il riflesso, la propaggine più vistosa e simbolica. In realtà in gioco c’è il ruolo della Russia in Europa e soprattutto i confini della sua influenza. Dalla sua nascita nel XVIII sec. fino ad oggi la Russia ha implementato una politica di espansione ad ovest che ha visto il proprio apice nell’assetto scaturito dalla fine della II guerra mondiale quando la cortina di ferro si stendeva da Stettino a Trieste (pur considerando la singolare posizione Jugoslava). Col crollo dell’Urss e l’espansione di NATO ed Unione Europea la Russia ha “perso” nel giro di pochi anni gran parte dei propri satelliti europei. Resistono la dittatura Bielorussa e l’Ucraina, molto in bilico, dove la rivoluzione arancione non ha portato all’uscita del paese dall’orbita russa. Oggi la Russia si propone di arrestare l’erosione della propria sfera di influenza, di riappropriarsi completamente del proprio ruolo di grande potenza, offuscato in precedenza dalla crisi economico-istituzionale degli anni ’90, e di ostacolare il progetto americano di essere l’unica vera super-potenza. Gli strumenti a sua disposizione sono molto semplici ed efficaci, in perfetto stile russo-bolscevico, il gas e le armi nucleari. L’approvvigionamento di gas russo rappresenta una sorta di cappio al collo per l’Unione Europea e la (rinnovata) capacità nucleare russa inficia le velleità statunitensi di superiorità globale. Forse sarà proprio la Russia uno dei maggiori protagonisti del XXI secolo, e non la Cina. La Russia, un paese dallo sterminato potenziale in termini di risorse, la seconda potenza nucleare al mondo, seconda solo agli USA in campo spaziale forse vivrà nei prossimi anni una nuova era di grandezza geopolitica. Risulterà cruciale il rapporto che la Russia instaurerà con l’UE. In Europa solo la Germania si permette di fare la voce grossa coi russi, mentre gli altri stanno a guardare. Purtroppo solo una politica concertata a livello continentale potrà spostare gli equilibri di forza dal campo russo a quello europeo. La Russia ha bisogno dell’Europa quanto l’Europa delle risorse russe ma nessuno “mollerà l’osso” tanto facilmente. Tre secoli non sono bastati a modellare definitivamente i confini tra il mondo europeo e quello russo, non aspettiamoci soluzioni rapide e non crogioliamoci nell’idea che “certe logiche” facciano parte esclusivamente di un mondo passato. Be careful.
lunedì 4 giugno 2007
Facciamo Flanella
Varsavia - un uomo si sveglia dopo 19 anni di coma e non trova più il regime comunista. La notizia in tutti i giornali viene associata alla trama del film "Goodbye Lenin", dove una donna entrava in coma nella DDR, prima della caduta del muro e si risvegliava nella Germania unificata. Il figlio per attutire il trauma psicologico, simulava la continuazione del regime, in una farsa esilarante, dalle mille trovate intelligenti. I parenti dell'uomo polacco invece, hanno trovato una situazione più semplice, ma altrettanto efficace. Per prevenire lo shock culturale, d'accordo con le autorità dei due paesi, hanno deciso di trasferirlo e dargli la cittadinanza in Italia.
Facciamo Flanella
Oggi il Corriere ci informa che il Metrosexual non è più di moda. L'uomo che si concedeva una riga di eyeliner, un velo di fondotinta e il capello appena appena lucido è finito. Oggi la tendenza è dettata dall' Heteropolitan, ovvero fisico da urlo e maniere da bravo ragazzo di una volta. Petruccioli, per essere al passo con i tempi, ha immediatamente eliminato dalla prima serata Santoro e Travaglio sostituendoli con Beppe Bigazzi.
Facciamo Flanella
Dopo il lancio del missile della settima scorsa, a Novo-Orgaryovo, Putin dichiara di essere pronto a puntare i missili sull'Europa, nel caso in cui Bush si ostini a installare compomenti del sistema anti-missilistico in Polonia e Rep.Ceca. Intervistato sulla situazione internazionale, Prodi ancora un po' frastornato dai fischi presi a Trento, consiglia di spostatare 3 carrarmatini sulla Kamchatka.
sabato 2 giugno 2007
Al Presidente
SciencePo - E' stata approvata la nuova legge che regolamenta il comportamento degli studenti negli istituti scolastici, fortemente voluta da Nicholas. Il decreto prevede che dal prossimo anno scolastico gli alunni delle elementari dovranno dare del tu ai maestri e rimanere sempre seduti, anche durante la ricreazione. Alle medie invece è previsto che diano del lei ai professori e che si alzino al loro ingresso, mentre alle superiori si rivolgeranno al corpo docente dando del voi e staranno sempre in piedi. All'università gli studenti saranno cosi preparati e disciplinati che staranno semrpe zitti (anche se sanno le risposte)e rimarranno sempre genuflessi davanti al proprio mentore (anche quando non c'è).
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