«Bush ha ucciso la sua stessa dottrina». A scriverlo è l’American Enterprise Institute, una delle culle privilegiate dei neocon. E’ il titolo di un articolo scritto sul Los Angeles Times da Michael Rubin, assistente di Donald Rumsfeld dal 2002 al 2004, e Danielle Pletka, vice presidente della think tank per gli studi di politica estera e di difesa. Un atto di accusa al capo della Casa Bianca, reo di aver rinunciato ai buoni propositi di diffondere democrazia e libertà, per tornare agli antichi paradigmi della realpolitik di stampo kissingeriano.
«Dalla sua seconda Inauguration in poi, l’amministrazione Bush ha guardato l’Egitto abrogare le elezioni, ha ignorato il collasso della cosiddetta Rivoluzione dei Cedri in Libano, e ha abbandonato i dissidenti cinesi imprigionati. Ora Washington sta meditando un trattato di pace con la stalinista Corea del Nord». L’attivista democratico libico Fathi el Jahmi è tornato in galera, così come l’egiziano Ayman Nour, senza che gli Usa alzassero la voce. Quindi i due autori si chiedono: «È possibile che il governo stia dubitando della saggezza della promozione della democrazia, come soluzione di lungo termine alle calamità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti? I neorealisti rispondono che la democrazia ha causato un governo islamista in Iraq, Hamas in Palestina, potrebbe portare al governo la Fratellanza Musulmana in Egitto, e solo il cielo sa cosa in Cina o Libia. Meglio il diavolo che conosci. Comunque non ci sono segni evidenti che la Casa Bianca abbia avuto un ripensamento strategico: il presidente continua a credere in ciò che predica, ma la sua amministrazione è diventata incapace di fare le dure scelte che tali convinzioni richiedono». Così presentato, il tradimento sarebbe da addossare al segretario di Stato, tornata agli insegnamenti del suo antico mentore Brent Scowcroft. Ma ci sono anche altri esempi: la tolleranza per la bomba atomica pakistana del generale Musharraf e adesso il balletto diplomatico con l’Iran, che difficilmente potrebbe avvenire senza l’assenso presidenziale. All’Onu, poi, l’ambasciatore USA ha cambiato tono: esempio ne è il dibattito sulla creazione del Consiglio per i diritti umani. Bolton a dicembre aveva chiesto un posto fisso nella nuova struttura per i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza: unica via per garantire gli interessi nazionali americani. Alla fine Washington non si è candidato, ma nell’elezione per scegliere i nuovi membri l’Algeria ha preso 168 voti, Pechino 146, il Pakistan 149, l’Arabia Saudita 126, la Russia 137, e Cuba 135. E’ evidente come tutti questi paesi contestati hanno ricevuto parecchie preferenze dai circa cento membri della Comunità delle Democrazie, fondata dagli Usa, e da quelli della stessa Unione Europea. Allora non è l’Onu ad essere bacata, ma i suoi membri. Rubin e Pletka non spiegano come mai l’amministrazione Bush avrebbe cambiato registro, ma al posto loro lo ha fatto il neocon pentito Fukuyama, che attribuisce il fallimento alla guerra in Iraq. Quell’intervento andato peggio del previsto ha deragliato l’agenda democratica e libertaria del presidente. A proposito di Baghdad anche i "paleoconservatori", come il generale Odom, ex capo della National Security Agency, hanno rinunciato da tempo al sogno di veder nascere una vera democrazia in Iraq. Secondo loro a dicembre la gente ha votato lungo le linee etniche e religiose, ed ora la massima aspirazione sarebbe di contenere le violenze ripartendo le cariche fra tutti, se non dividere il paese in tre, come ha proposto il senatore democratico e sostenitore della guerra Joseph Biden. Per Graham Fuller della Rand, gli Usa soffrono di «fatica strategica», derivata da una «sovraestensione imperiale. L’amministrazione abbaia molto meno, e i suoi morsi sono quasi scomparsi. Cambiare il mondo è assai più duro di quanto avesse sperato».
Quindi addio democrazia e libertà e step back to reality? L’attuale amministrazione sembra indirizzata su questi binari che però il partito repubblicano non sente propri. Da un face to face, organizzato da Fox News, tra i 10 candidati repubblicani alle presidenziali del 2008 emerge che George W. Bush è il leader repubblicano più moderato e centrista a disposizione della Right Nation. Durante il confronto non si è assistito al ripudio del bushismo e della sua dottrina di sicurezza nazionale. Al contrario, nove candidati su dieci si sono dimostrati molto più decisi di Bush a continuare il lavoro iniziato in Iraq. Di conseguenza non si può dire che, dopo gli anni di visione globale, ci sia un ritorno in auge dell’isolazionismo, caratteristica tipica del partito repubblicano prima dell’11/9 . Semmai è in atto uno spostamento a destra del partito repubblicano.
mercoledì 11 luglio 2007
Al Presidente
MiRo – Mirobolante!Ikarus2 naviga a vista tra Mittel e Cir in direzione socialdemocrazia liberale. Linea segnata dall’ex capo di governo tedesco.
giovedì 5 luglio 2007
Al Presidente
Le Monde – Ricercatori hanno dimostrato che il cervello ignora i ricordi irrilevanti per poter immagazzinare le informazioni importanti (Nature Neuroscience). Dopo un’accurata intervista è stato scoperto che Jason Biggs è decisamente più rilevante di von Clausewitz.
lunedì 2 luglio 2007
Siviglia meglio di Friburgo
A Siviglia sono i raggi del sole, riflessi dagli oltre 600 pannelli a specchio - ognuno di 120 metri quadrati di superficie - a produrre elettricità. L'impianto in funzione da due mesi a Sanlucar la Mayor, alle porte di Siviglia, è il primo pezzo del più grande progetto di energia solare d'Europa. Ad oggi fornisce elettricità sufficiente per 6 mila case. Nel 2013, quando saranno completati gli altri 8 impianti previsti, la centrale di Sanlucar sarà in grado di accendere i frigoriferi ed i condizionatori di tutte le 180 mila case e i 600 mila abitanti di Siviglia. Senza un alito di di anidride carbonica. La tecnologia in azione nella campagna ad ovest della capitale andalusa è vecchissima ed anche piuttosto semplice. Ma quello che rende inedito Sanlucar è che, per la prima volta, la tecnologia a torre del del solare termico viene sfruttata in forma non sperimentale, ma commerciale. Quanto costa? Non pochissimo. A costruire la centrale è Abengoa (società della galassia Endesa) che, con l'aiuto di generosi sussidi pubblici e statali, investirà a Sanlucar 1,2 miliardi di euro. Una cifra cospicua, in relazione al volume finale di produzione, per impianti con una vita media di 25 anni, contro i 40 di una centrale tradizionale. Produrre la stessa quantità di energia con il gas, ad esempio, sarebbe costato meno. Gli esperti del dipartimento dell'Energia americano calcolano che il chilowattora generato da combustibili fossili costi, tendenzialmente, meno di 10 centesimi di dollaro. Mentre quello del solare termico, secondo la Schott, un'azienda tedesca che produce impianti solari, fra i 15 ed i 17 centesimi di dollaro. Questa cifra può però scendere, oltre che con innovazioni tecnologiche, anche con economie di scala. Ecco perchè è importante che Sanlucar sia grande. Alla fine saranno 9 gli impianti: un campionario delle varie tecnologie solari ed il risultato finale sarà una potenza complessiva di 300 megawatt. Esattamente la potenza che gli esperti, come Fred Morse, giudicano necessaria ad avviare economie di scala, nell'immagazzinamento e nel trasporto di elettricità. L'asso nella manica di Sanlucar è però che la sua produzione consentirà di evitare l'emissione di 600 mila tonnellate l'anno di CO2. Con le regole di Kyoto e la possibilità di vendere sul mercato i proprio risparmi di anidride carbonica, oggi il diritto ad emettere una tonnellata di anidride carbonica vale circa 20 euro. Le 600 mila tonnellate di Sanlucar varrebbero quindi 12 milioni di euro l'anno. Nei 25 anni di vita dell'impianto, un quarto dell'investimento iniziale. Quando questi conti saranno entrati nei bilanci delle aziende, quella di Abengoa apparirà meno come una scommessa. Ma la surreale torre di Sanlucar non sarà ugualmente la ricetta-miracolo della nuova energia, capace di risolvere tutti i problemi. Le principali fonti alternative rispondono bene a necessità di picco ma non sono in grado di fornire energia 24 ore al giorno, 7 giorni la settimana. Quando c'è poco sole o poco vento, si produce anche poca elettricità. La notte, a Siviglia, Sanlucar non serve. I tecnici di Abengoa, per adesso, sono in gradi di immagazzinare vapore per un'ora dopo il tramonto. Poi basta. Resta comunque l'insinuarsi di un pensiero...e se ne si realizzasse una nell'Italia meridionale?
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