martedì 26 giugno 2007

Assaggi di...Spinelli

Bush e gli gnomi da giardino

Una storia di stasi in Afghanistan, un'operazione precipitata nel conflitto tra sette mussulmane in Iraq, una frattura con l'Iran che si inasprisce senza indebolire Ahmadinejad: il bilancio della strategia Usa è rovinoso, ma Bush quasi pare non rendersene conto. Si comporta come quelle belle statuine che vincono a condizioni di mostrarsi assolutamente immobili, in posa, al momento in cui l'esaminatore si gira e riapre gli occhi. E cos'altro è Bush dopo il tour europeo? Perfino sul clima la posizione di Bush è nella sostanza impietrita: la Casa Bianca ammette tutto d'un tratto che il male esiste, ma oltre non va. Ogni stato deve disciplinarsi come crede, ogni cifra vincolante è sgradita, l'Onu non deve interferire mentre il clima conferma la necessità di una parità mondiale di diritti e doveri. Una parità assente, se è vero che rapporto di forze si riassume oggi nella formula: 20-10-4-1 (ogni americano può produrre annualmente 20 tonnellate di anidride carbonica, ogni europeo 10, ogni cinese 4, ogni africano 1).

Mala Zeit giustamente commenta:"L'armonia transatlantica è importante, ma non è più la misura di tutte le cose" perchè il mondo è cambiato dal 2001 per il drastico vanificarsi dell'egemonia globale Usa. Due guerre potenzialmente fallimentari non sono passate senza incidere radicalmente su tale supremazia, e l'ascesa dell'Iran di Ahmadinejad è conseguenza di questo. A ciò si aggiunga l'Africa che sta ritrovando forza e crescita, ma i motori della rinascita non sono gli americani bensì la Cina, India, Russia, Brasile (lo scrive sull'International Herlad Tribune del 2 Giugno Nicky Oppenheimer, presidente dell'azienda sudafricana De Beers). Inoltre se vuol proteggere i democratici e non screditarli l'America stia lontana da Teheran (il premio Nobel Shirin Ebadi e Muhammad Salimi sull'Herlad Tribune del 31 Maggio). Il multipolarismo non è più un'opzione: è una necessità, sempre che anche l'Europa smetta il gioco delle belle statuine e sia intransigente sul clima. Se l'Europa smette il gioco e medita i fallimenti Usa potrà anche influenzare Medio Oriente, Cina, India e Iran. L'immobilità Usa impregna i rapporti del mondo con Washington: su Medio Oriente, energia, clima, terrorismo. Certo la memoria può intralciare l'agire, ma serve a capire qualcosa di non irrilevante: che certi errori tendono tragicamente a ripetersi, se non riconosciuti come tali. Il più grande consistette nell'appoggiare Bin Laden, durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan. E' quel che rischia di accadere alle statuine: per piegare e provocare l'Iran, Bush tende a gettare se stesso e l'Occidente nella nuova guerra settaria tra sciiti e sunniti, fiancheggiando questi ultimi dopo aver favorito gli sciiti in Iraq. Bush giunge fin a finanziare l'estremismo sunnita in Libano, in combutta con il Premier Siniora (Seymour Hersch sul New Yorker del 5 Marzo 2007). I movimenti Fatah al-Islam e Asbat al-Ansa (legati ad Al-Qaeda) avrebbero ricevuti aiuti da Beirut e Washington, salvo poi rivoltarsi contro i finanziatori. Nasrallah capo di Hezbollah e Ahmadinejad in Iran sono il bersaglio, ma sistematicamente, ormai, Bush si allea con Satana per combattere il Satana di turno. Il timore di Nasrallah, che confida a Hersch, è che l'America favorisca spartizioni ed epurazioni etniche diffuse: in Iraq, Siria, Libano. L'ex responsabile della sicurezza nazionale Brzezinski dice che questa è l'attuale strategia Usa: blame and run, incolpa gli altri e scappa. Incolpa Baghdad, Teheran o l'Europa, pur di ritirarti senza ammettere errori che son tuoi.

L'Europa ha un'occasione non indifferente per farsi valere: prendendo atto che l'egemonia Usa è in frantumi, assumendo proprie responsabilità non solo sul clima ma ma in Israele e Gaza, in LIbano, Afghanistan, Iraq ed Iran. Il Presidente non va a Parigi, Londra, Madrid. Va nella Repubblica Ceca, in Polonia, Albania, Bulgaria: dunque nell'area dove nevroticamente si condensa oggi la fobia antieuropea. Manca poco all'uscita di scena di Bush: il 20 Gennaio 2009 avremo un nuovo Presidente. Ma il futuro si prepara già oggi. Non solo quello dell'alleanza e solidarietà euro-americana: l'armonia transatlantica, in effetti, ha smesso di essere la misura di tutte le cose.

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