lunedì 22 ottobre 2007
Assaggi di Spinelli
“La vera battaglia inizia in casa: il male è dentro l’Europa, ed è letale e contagioso. Le periferie dell’Est sono le nostre marche di confine, da quando la comunità s’è allargata, e questa loro condizione - l’esser baluardi orientali dell’Unione le rende determinanti in politica estera e militare. Sono i governi dell’Est a decidere come e se l’Europa comincia a negoziare con il retroterra russo. Sono loro a influire sui rapporti con Washington, a meno d’un tempestivo chiarimento”.“Chi vive nel cuore dell’Unione ha meno preoccupazioni politiche e strategiche di chi presidia le frontiere: questo è il dato da cui conviene partire quando si esamina quel che succede a Varsavia, Bratislava, Budapest, Bucarest, nei Baltici. Il bisogno d’America che essi esprimono è un mezzo per impantanare l’Europa con tre armi: il nazionalismo, l’appello al cristianesimo, la politica dei valori”. Il caso Polonia è il più significativo, ma il suo esempio fa scuola. “Da quando i gemelli Kaczynski sono al potere Varsavia è precipitata in un nazionalismo prevaricatore e religioso. Una dopo l’altra, le istituzioni indipendenti sono state politicamente asservite (Banca Centrale, Corte costituzionale,Vigilanza sull’audiovisivo). Il regolamento dei conti secerne oggi la più vendicativa delle epurazioni. Un neofascismo che usa la politica dei valori per imporre società chiuse, ostili alle diversità: per colpire chi difende gli omosessuali, chi avversa la pena di morte, chi si schiera per un’Europa che i Kaczynski considerano atea, permissiva, materialista, decadente moralmente. È in nome delle radici cristiane che i gemelli si ergono contro un’Unione sovrannazionale, e legittimano l’arbitrio nazionalista: chi in Europa occidentale inalbera bellicosamente i Valori, ha interesse a vedere quel che succede qui.” I grandi nemici dei Kaczynski sono la Russia ma anche la Germania accusata di furia egemonica: le due nazioni sono messe sullo stesso piano. “Ambedue le potenze si spartirebbero l’Europa centrale e minaccerebbero, come in passato, la sopravvivenza polacca. Paralizzata com’è, l’Europa di oggi non ha tuttavia strumenti d’intervento: né istituzionali né culturali. Non ha neppure volontà di capire”. È tormentata dal falso dibattito sulle radici cristiane, non osa difendere una laicità vitale per sé e per la democrazia polacca. “A bloccare l’Europa è la stasi istituzionale, ingovernabile da quando l’Unione è composta di 27 Stati: sulle decisioni cruciali occorre l’unanimità, e al veto gli orientali s’aggrappano rabbiosamente, perché il diritto di nuocere e interdire dà loro lo smalto di mini-potenze. Smalto fittizio, ma pur sempre smalto”. “Il deputato europeo Maciej Gyertich ha pubblicato un pamphlet antisemita, edito dal Parlamento europeo (Guerra delle civiltà in Europa: gli ebrei, «biologicamente differenti», avrebbero scelto volontariamente i ghetti)”. La Carta dei Diritti potrebbe essere uno strumento europeo: ma non è vincolante senza approvazione della Costituzione. È sperabile che Kouchner si batta per non estrometterla dal mini-trattato che sarà presentato in Parlamento. “Quasi nessuno di questi Paesi entrerebbe oggi nell’Unione: né la Polonia né l’Estonia, che critica non senza motivi Putin ma che smantella provocatoriamente monumenti ai morti dell’ultima guerra e vieta alle consistenti minoranze russe (40 per cento della popolazione) una cittadinanza che dovrebbe esser normale (lo stesso accade in Lettonia)”.Un ottimo articolo di Piero Sinatti, sul Sole-24 Ore, spiega bene come la Polonia rischi, bloccando il negoziato euro-russo, d’impedire che una risoluta politica comune nasca. L’emergenza veto dovrebbe ricordare qualcosa ai polacchi. “Quando introdusse il liberum veto, nel XVII secolo, la Polonia preparò la propria rovina: ogni deputato della Dieta poteva interrompere sessioni e decisioni con le parole «Non permetto». Nel secolo successivo sarebbe scomparsa dal continente. È grave che oggi Varsavia usi la stessa carta per far scomparire l’Europa, nell’illusione di salvarsi come finta nazione sovrana”.
da LaStampa
PARALLELISMI RINASCIMENTALI
Da qualche tempo ormai,dal pulpito fiorentino di San Marco,
Savonarola predicava,con strepitosa e straripante violenza, a
favore di una radicale riforma della Chiesa denunziando i
corrotti costumi del clero e della Casta(scusate...Curia) Papale.
Il frate sosteneva che Alessandro VI, il Borgia, uno dei papi
nepotisti più discussi tra quanti salirono il soglio pontificio,
avesse fatto di Roma una Sodoma rediviva; facendo riferimento,
non sò quanto velatamente, al gran consigliere Papale, nonché
gran cerimoniere, Cardinal "Sircano" Chigi.
Le prediche del "Grillo Ululante"(così l'avevano ribattezzato) si
fecero sempre più infuocate,tanto che Alessandro VI, dopo aver
tentato di ammansirlo con l'offerta di un cardinalato,ruppe gli
indugi e lanciò la scomunica.
Le pretese del frate "ululante" erano non ben definite(arbitrarie
direi) perché attaccare Alessandro,e chiederne l'allontanamento
mediante concilio ecumenico, avrebbe significato abbattere le
fondamenta stesse della Chiesa,i suoi Dogmi, i suoi principi
immutabili e tali da garantire la Solidità della Chiesa nei secoli
dei secoli,e poi ancora nei secoli, Amen.
Quello che il Savonarola "obiettava" al Borgia era che egli
avesse conquistato,anzi acquistato,il potere Papale con la
simonia, avendo a piene mani in conclave distribuito agli
elettori cardinali privilegi d'ogni genere : incarichi, denaro,
ducati, abbazie, palazzi...
Tra i cardinali che presenziavano tale mefitico conclave, in
assoluto il più ributtante che la storia della Chiesa abbia mai
potuto vantare, spiccavano :
Cesare "Massimo" Borgia, ambiziosissimo figlio di Alessandro,
al tempo dell'elezione cardinale, in seguito "scardinalizzato"
dal padre e divenuto Ministro d'Italia "in pectore" per lo
Stato Pontificio;
L'eccellentissimo Cardinal Battista Orsini che per non recare
ritardo al Gran Palio,che si teneva nell'allora ducato d'Imola,utilizzò,
a bella posta e con figliuolo al seguito, la ben fornita carrozza
Papale con tanto di puro-sangue arabi(quindi infedeli)al morso.
Non bisogna dimenticare che all' Emiliana Cavalcata Papale
prese parte la bellissima figlia di Alessandro,Lucrezia "Rutella"
Borgia, almeno lei autorizzata, che avrebbe dovuto recar visita
al Signore di Bologna, cioè patteggiare il suo quarto matrimonio
d'amore in cinque anni. Qualcuno sosteneva che l'ultimo figlio
di Alessandro,Giovannino, fosse il frutto di un amore incestuoso
tra Lucrezia e il papà-Papa ( il che faceva decuplicare il peccato).
I benefici scorrevano impetuosamente, come fiume in piena...
Alessandro Farnese, essendo fratello della bella Giulia Farnese
(l'amante per eccellenza di Papa AlessandroVI), riceveva a
venticinque anni il cappello rosso, e veniva chiamato Cardinal
Gonnella per essere salito tanto in alto proprio "grazie alle
grazie" della sorella adultera.
Come dimenticare l'eminentissimo Cardinal "Dino" Colonna
che,insieme ad un gruppo di facinorosi cardinali insoddisfatti,
faceva mancare l'appoggio politico ad Alessandro in uno dei
suoi passaggi più delicati. Dal suo maniero fiorentino,tal fatta
di cardinale, minacciava :<
l'occhio al più fiero oppositore di Papa Alessandro : il Cardinal
Giuliano della Rovere (che veniva ovviamente da Arcore...)
...
Anno del Signore 2007
Insomma : il Savonarola "ululante" non aveva poi tutti i torti :
Roma si era trasformata in un postrìbolo, in un lupanare...
Le assonanze con i nostri tempi sono a dir poco assordanti, mai
un periodo storico ha modellato uno scenario politico con tanta
demoniaca nettezza.
Non mi permetto di dar giudizi né di far previsioni, c'è la Storia,
lei sarà la mia guida...
Il Savonarola venne bruciato in piazza della Signoria a Firenze
(al secondo tentativo,il giorno prima un acquazzone lo salvò);
qualche anno dopo il Santissimo Vicario di Cristo in terra,nonché
padre di undici figli (qualcuno all'epoca sosteneva che ne avesse
sparsi in terra una ventina,dei quali quattro adottati e quindi
riconosciuti tali) Alessandro VI dovette rimettere il mandato al
Creatore : causa infarto. Il conclave,riunito in fretta e furia,
acclamò come Papa l'acerrimo nemico dei Borgia,Giuliano della
Rovere(si sa,per la legge dell'alternanza...).
Passato al secolo come Papa Giulio II,il cardinal della Rovere,
come primo atto del suo pontificato, tentò di organizzare, in
combutta con Luigi XII di Francia, una crociata anti-turchi
(sarebbe stata la nona...). Fortunatamente non se ne fece nulla.
George Orwell,pensatore e scrittore del XX secolo,amava ripetere
ai suoi cari : <<>>.
Aveva maledettamente ragione.
Un osservatore Privilegiato
BENETTON A LES BULLES - Treviso e Madrid alla conquista degli aeroporti
Gemina,che ha in pancia Adr, passa dai Romiti ai Benetton. La famiglia di Ponzano con l’acquisto del 31,5% di Investimenti Infrastrutture,azionista al 23,9% della finanziaria milanese in mano al fondo Clessidra, sale al 95,5% di Investimenti Infrastrutture. Grazie a II i Benetton e Claudio Sposito (Clessidra) entrarono in Gemina a fine 2005. Gemina,ad oggi, attraverso la controllata Leonardo, detiene il 95,76% di Adr.Clessidra ha ceduto la propria quota in Gemina a Sintonia, la holding delle infrastrutture del gruppo Benetton. Con l’acquisto della quota in mano a Clessidra, Sintonia diventa il primo azionista di Gemina. All’interno di Investimenti Infrastrutture rimane, insieme ai Benetton, solo Capitalia. Gemina ha perfezionato l’acquisto del 44,68% di Adr, per 1.237 milioni, dal gruppo australiano Macquarie. L’acquisto delle quote di Adr è stata realizzata, con il contestuale pagamento della somma prevista, dalla controllata Leonardo. La quota del 44,68% ceduta da Macquarie corrisponde all’intera partecipazione detenuta dagli australiani. Dopo la compravendita, Leonardo detiene il 95,76% del capitale di Adr. I Benetton concentreranno in Sintonia il 100% di Investimenti Infrastrutture: anche la quota in mano a Capitalia dovrebbe essere rilevata. Ponzano accresce, così, il suo peso nel settore aeroportuale, dove è già socio di maggioranza relativa degli scali di Torino e Firenze. I prossimi passaggi saranno la dismissione delle partecipazioni non strategiche, come l’1% di Rcs. Dopo l’estate, invece, è atteso l’accorciamento della catena di controllo di Adr con l’eliminazione di Leonardo, la subholding controllata al 100% da Gemina. Si deve poi ricordare che l’Aena, ente pubblico che gestisce gli aeroporti spagnoli, ha prorogato fino al 31 dicembre 2009 le concessioni di Aldeasa, joint venture paritetica tra Autogrill e Altadis, per l’esercizio delle attività di retail e duty free in 14 aeroporti, scadute a fine 2006.
giovedì 16 agosto 2007
Global Pusher baby
Arrivano nei paesi occidentali a migliaia perche sono merce incredibilmente utile: costano quasi niente e non possono essere arrestati. Famiglie intere a cui viene assicurato un futuro prospero nei Paesi ricchi per i propri figli e poi private degli stessi per farne dei pusher. Il commercio di essere umani e, sempre piu di bambini, e in ascesa in diretta proporzione con il consumo di droga.
Questo bussiness riguarda principalmente i figli maschi perche le famiglie non lasciano partire allo stesso modo le figlie femmine. Questi ragazzini hanno una sola passione: il calcio. Questi minorenni nordafricani indossano i nomi dei loro idoli sulle magliette. Per ingannare il tempo, giocano a pallone, o prendono a calci le lattine di birra. Non hanno nessuna paura degli agenti. Temono solo i rivali. In una sera tipo, tre di loro sono così fatti di colla da vendere droga ai poliziotti. Lo fanno, dicono, perchè non li fa addormentare, quella roba serve solo a non farli sorprendere. Perché il vero pericolo è che arrivino altre gang che non dovrebbero farsi vedere. Non è possibile sapere con esattezza l’età nè il nome di questi ragazzi. Magari dormono in qualche tugurio ma si vestono esattamente come i loro coetanei ricchi. Alcuni con gli auricolari dell’i-pod nelle orecchie. Capelli tagliati con cura. Non fumano il loro hashish perchè il fumo spegne. Quando si lavora devono essere attivi. Nessuna percezione del pericolo. Sniffare coca o iniettarsi eroina con la siringa, sono passaggi che ancora incutono un minimo di timore. Aspirare i vapori del crack o premere sulla bocca uno straccio imbevuto di solvente sembra meno pericoloso. Per loro il gas non è droga, la droga la vendono agli altri. Loro invece sembrano non consci di sniffaresolvente. Anzi un mix di varie sostanze che possono provocare danni irreversibili al cervello, danno un effetto euforizzante, fortissima eccitazione. Di breve durata. E assuefazione. Hanno invaso i nostri spazi pubblici ma non devono essere loro l'obbiettivo delle nostre lamentele. Noi, consci del problema, dobbiamo cercare di intervenire al livello superiore e non limitarci a flebili insulti a minorenni finiti.
giovedì 9 agosto 2007
Opium de France
Da qualche parte nella regione della Champagne-Ardenne, lontano dalle strade e in un luogo tenuto segreto, un campo di papaveri da oppio cresce a vista d'occhio. In tutto il territorio francese ci sono circa diecimila ettari coltivati a papavero. Ma niente a che vedere con il traffico di droga in Afghanistan; la produzione e il commercio delle sostanze ricavate dal Papaverum somniferum in Francia sono perfettamente legali, perché si rivolgono ai professionisti della salute. Questa pianta infatti contiene diversi alcaloidi fondamentali: dalla morfina, usata come sedativo e per alleviare il dolore, alla codeina, un antitussivo, alla papaverina, un antispasmodico. Malgrado molti tentativi, i chimici non riescono a riprodurre queste sostanze in laboratorio a costi accettabili. E così la Francia si è lanciata nel business: l'azienda che gestisce l'affare è Francopia, una filiale della Sanofi-Aventis, sotto la tutela del ministero della salute e di quello dell'interno. Controlla il 20-25 per cento del mercato mondiale, con un giro d'affari di 60 milioni di euro. I circa 900 agricoltori coinvolti devono rispettare rigide regole di riservatezza e durante la fioritura i campi sono pattugliati dai gendarmi. Sembra quantomeno discutibile che in Afghanistan si stiano distruggendo i campi per la coltivazione di oppio quando sarebbe molto più economico convertirli ad uso medico. Senza parlare degli effetti di una tale scelta a livello politico – militare e sulla ricostruzione del Paese.
venerdì 3 agosto 2007
Al Presidente
mercoledì 11 luglio 2007
Dopo l’era neo-con gli elefanti ritorneranno nella loro oasi protetta?
«Dalla sua seconda Inauguration in poi, l’amministrazione Bush ha guardato l’Egitto abrogare le elezioni, ha ignorato il collasso della cosiddetta Rivoluzione dei Cedri in Libano, e ha abbandonato i dissidenti cinesi imprigionati. Ora Washington sta meditando un trattato di pace con la stalinista Corea del Nord». L’attivista democratico libico Fathi el Jahmi è tornato in galera, così come l’egiziano Ayman Nour, senza che gli Usa alzassero la voce. Quindi i due autori si chiedono: «È possibile che il governo stia dubitando della saggezza della promozione della democrazia, come soluzione di lungo termine alle calamità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti? I neorealisti rispondono che la democrazia ha causato un governo islamista in Iraq, Hamas in Palestina, potrebbe portare al governo la Fratellanza Musulmana in Egitto, e solo il cielo sa cosa in Cina o Libia. Meglio il diavolo che conosci. Comunque non ci sono segni evidenti che la Casa Bianca abbia avuto un ripensamento strategico: il presidente continua a credere in ciò che predica, ma la sua amministrazione è diventata incapace di fare le dure scelte che tali convinzioni richiedono». Così presentato, il tradimento sarebbe da addossare al segretario di Stato, tornata agli insegnamenti del suo antico mentore Brent Scowcroft. Ma ci sono anche altri esempi: la tolleranza per la bomba atomica pakistana del generale Musharraf e adesso il balletto diplomatico con l’Iran, che difficilmente potrebbe avvenire senza l’assenso presidenziale. All’Onu, poi, l’ambasciatore USA ha cambiato tono: esempio ne è il dibattito sulla creazione del Consiglio per i diritti umani. Bolton a dicembre aveva chiesto un posto fisso nella nuova struttura per i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza: unica via per garantire gli interessi nazionali americani. Alla fine Washington non si è candidato, ma nell’elezione per scegliere i nuovi membri l’Algeria ha preso 168 voti, Pechino 146, il Pakistan 149, l’Arabia Saudita 126, la Russia 137, e Cuba 135. E’ evidente come tutti questi paesi contestati hanno ricevuto parecchie preferenze dai circa cento membri della Comunità delle Democrazie, fondata dagli Usa, e da quelli della stessa Unione Europea. Allora non è l’Onu ad essere bacata, ma i suoi membri. Rubin e Pletka non spiegano come mai l’amministrazione Bush avrebbe cambiato registro, ma al posto loro lo ha fatto il neocon pentito Fukuyama, che attribuisce il fallimento alla guerra in Iraq. Quell’intervento andato peggio del previsto ha deragliato l’agenda democratica e libertaria del presidente. A proposito di Baghdad anche i "paleoconservatori", come il generale Odom, ex capo della National Security Agency, hanno rinunciato da tempo al sogno di veder nascere una vera democrazia in Iraq. Secondo loro a dicembre la gente ha votato lungo le linee etniche e religiose, ed ora la massima aspirazione sarebbe di contenere le violenze ripartendo le cariche fra tutti, se non dividere il paese in tre, come ha proposto il senatore democratico e sostenitore della guerra Joseph Biden. Per Graham Fuller della Rand, gli Usa soffrono di «fatica strategica», derivata da una «sovraestensione imperiale. L’amministrazione abbaia molto meno, e i suoi morsi sono quasi scomparsi. Cambiare il mondo è assai più duro di quanto avesse sperato».
Quindi addio democrazia e libertà e step back to reality? L’attuale amministrazione sembra indirizzata su questi binari che però il partito repubblicano non sente propri. Da un face to face, organizzato da Fox News, tra i 10 candidati repubblicani alle presidenziali del 2008 emerge che George W. Bush è il leader repubblicano più moderato e centrista a disposizione della Right Nation. Durante il confronto non si è assistito al ripudio del bushismo e della sua dottrina di sicurezza nazionale. Al contrario, nove candidati su dieci si sono dimostrati molto più decisi di Bush a continuare il lavoro iniziato in Iraq. Di conseguenza non si può dire che, dopo gli anni di visione globale, ci sia un ritorno in auge dell’isolazionismo, caratteristica tipica del partito repubblicano prima dell’11/9 . Semmai è in atto uno spostamento a destra del partito repubblicano.
Al Presidente
giovedì 5 luglio 2007
Al Presidente
lunedì 2 luglio 2007
Siviglia meglio di Friburgo
giovedì 28 giugno 2007
Al Presidente
martedì 26 giugno 2007
Assaggi di...Spinelli
Una storia di stasi in Afghanistan, un'operazione precipitata nel conflitto tra sette mussulmane in Iraq, una frattura con l'Iran che si inasprisce senza indebolire Ahmadinejad: il bilancio della strategia Usa è rovinoso, ma Bush quasi pare non rendersene conto. Si comporta come quelle belle statuine che vincono a condizioni di mostrarsi assolutamente immobili, in posa, al momento in cui l'esaminatore si gira e riapre gli occhi. E cos'altro è Bush dopo il tour europeo? Perfino sul clima la posizione di Bush è nella sostanza impietrita: la Casa Bianca ammette tutto d'un tratto che il male esiste, ma oltre non va. Ogni stato deve disciplinarsi come crede, ogni cifra vincolante è sgradita, l'Onu non deve interferire mentre il clima conferma la necessità di una parità mondiale di diritti e doveri. Una parità assente, se è vero che rapporto di forze si riassume oggi nella formula: 20-10-4-1 (ogni americano può produrre annualmente 20 tonnellate di anidride carbonica, ogni europeo 10, ogni cinese 4, ogni africano 1).
Mala Zeit giustamente commenta:"L'armonia transatlantica è importante, ma non è più la misura di tutte le cose" perchè il mondo è cambiato dal 2001 per il drastico vanificarsi dell'egemonia globale Usa. Due guerre potenzialmente fallimentari non sono passate senza incidere radicalmente su tale supremazia, e l'ascesa dell'Iran di Ahmadinejad è conseguenza di questo. A ciò si aggiunga l'Africa che sta ritrovando forza e crescita, ma i motori della rinascita non sono gli americani bensì la Cina, India, Russia, Brasile (lo scrive sull'International Herlad Tribune del 2 Giugno Nicky Oppenheimer, presidente dell'azienda sudafricana De Beers). Inoltre se vuol proteggere i democratici e non screditarli l'America stia lontana da Teheran (il premio Nobel Shirin Ebadi e Muhammad Salimi sull'Herlad Tribune del 31 Maggio). Il multipolarismo non è più un'opzione: è una necessità, sempre che anche l'Europa smetta il gioco delle belle statuine e sia intransigente sul clima. Se l'Europa smette il gioco e medita i fallimenti Usa potrà anche influenzare Medio Oriente, Cina, India e Iran. L'immobilità Usa impregna i rapporti del mondo con Washington: su Medio Oriente, energia, clima, terrorismo. Certo la memoria può intralciare l'agire, ma serve a capire qualcosa di non irrilevante: che certi errori tendono tragicamente a ripetersi, se non riconosciuti come tali. Il più grande consistette nell'appoggiare Bin Laden, durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan. E' quel che rischia di accadere alle statuine: per piegare e provocare l'Iran, Bush tende a gettare se stesso e l'Occidente nella nuova guerra settaria tra sciiti e sunniti, fiancheggiando questi ultimi dopo aver favorito gli sciiti in Iraq. Bush giunge fin a finanziare l'estremismo sunnita in Libano, in combutta con il Premier Siniora (Seymour Hersch sul New Yorker del 5 Marzo 2007). I movimenti Fatah al-Islam e Asbat al-Ansa (legati ad Al-Qaeda) avrebbero ricevuti aiuti da Beirut e Washington, salvo poi rivoltarsi contro i finanziatori. Nasrallah capo di Hezbollah e Ahmadinejad in Iran sono il bersaglio, ma sistematicamente, ormai, Bush si allea con Satana per combattere il Satana di turno. Il timore di Nasrallah, che confida a Hersch, è che l'America favorisca spartizioni ed epurazioni etniche diffuse: in Iraq, Siria, Libano. L'ex responsabile della sicurezza nazionale Brzezinski dice che questa è l'attuale strategia Usa: blame and run, incolpa gli altri e scappa. Incolpa Baghdad, Teheran o l'Europa, pur di ritirarti senza ammettere errori che son tuoi.
L'Europa ha un'occasione non indifferente per farsi valere: prendendo atto che l'egemonia Usa è in frantumi, assumendo proprie responsabilità non solo sul clima ma ma in Israele e Gaza, in LIbano, Afghanistan, Iraq ed Iran. Il Presidente non va a Parigi, Londra, Madrid. Va nella Repubblica Ceca, in Polonia, Albania, Bulgaria: dunque nell'area dove nevroticamente si condensa oggi la fobia antieuropea. Manca poco all'uscita di scena di Bush: il 20 Gennaio 2009 avremo un nuovo Presidente. Ma il futuro si prepara già oggi. Non solo quello dell'alleanza e solidarietà euro-americana: l'armonia transatlantica, in effetti, ha smesso di essere la misura di tutte le cose.
domenica 24 giugno 2007
Al Presidente
venerdì 22 giugno 2007
Assaggi di...Dal Boni
Banchieri, imprenditori, finanzieri, immobiliaristi, grandi fondi internazionali, consulenti, enti locali e politici: sono molti gli eserciti in guerra per il controllo degli aeroporti. Qualcuno dei concorrenti ha pescato la cartaobiettivo che per vincere, invece della conquista di 18 o 24 territori, impone di distruggere l'aramta avversaria. Ne sa qualcosa la famiglia Romiti: tutto è iniziato con la loro avanzata tra gli aeroplani, tutto ruota oggi attorno alla loro estromissione dal gioco. Il concetto è chiaro: meglio una bella fusione, per esempio tra Roma e Milano, che una perenne battaglia di campanile. Chi ci ha pensato prima di tutti è Mediobanca. Ma non è più l'unica squadra ad avere nell'album dei progetti l'asse tra Malpensa e Fiumicino: a ribaltare alleanze e schieramenti adesso è scesa in campo Intesa Sanpaolo.
Rewind
Estate 1999. Scade il termine per la privatizzazione della Aeroporti di Roma (Adr). L'Iri vuol vendere il 54,2% della società che gestisce gli scali di Fiumicino e di Ciampino. Si fa avanti anche Cesare Romiti con la holding Gemina, salotto buono dell'epoca: i suoi azionisti sono quasi in fotocopia quelli della controllata Hdp, cui fa capo Rcs, di cui Romitone è il presidente, suo figlio Maurizio è l'A.D. di Hdp, l'altro figlio Piergiorgo guida Gemina. Tutto in famiglia, ma con la regia di Mediobanca. Romiti è l'ultima carta di Cuccia (morirà l'anno dopo) per realizzare il progetto Poseidon: la fusione tra Adr e Sea, la società che gestisce Linate e l'hub appena (mal)inaugurato Malpensa, anch'essa publica perchè del comune di Milano. Il sindaco Gabriele Albertini, dopo aver trattato per mesi gli aspetti politici con il collega romano Francesco Rutelli si arrende. Non solo, il governo D'Alema impedisce alla Sea in quanto soggetto pubblico di comprare più del 2% di Adr. Albertini va sconsolato da Cuccia. Si passa cosi dal matrimonio concordato alla triangolazione: Romiti compra Adr, Albertini nomina Giorgio Fossa a capo della Sae, Fossa porta in dote a Romiti gli aeroporti milanesi. I due, Albertini e Fossa, devono al vecchio leone (ex presidente Fiat) gran parte delle rispettive carriere. Vanno in buca solo le prime due fasi, la forza dei localismio manda all'aria le nozze Fiumicino-Malpensa. Il piano prevedeva la creazione della Aeroporti d'Italia: il Comune di Milano avrebbe avuto il 30%, al pari dell'Iri. Il resto sarebbe andato ai privati (Romiti) e in Borsa, ma col tempo gli azionisti pubblici avrebbero dovuto cedere le loro quote. Il progetto Poseidon era un'operazione che sarebbe avvenuta senza debiti, avrebbe permesso di chiudere la competizione Milano-Roma e razionalizzato gli investimenti. Aggregazione e italianità: un binomio che va molto di moda. La cordata ideata da Mediobanca, con capofila Gemina e soci Falck,Impregilo e la Italpetroli di Franco Sensi, batte i tre raggruppamenti formati da Cir-Banca di Roma-Baa, da Benetton-Pirelli-Caltagirone-Sanpaolo Imi e dagli aeroporti stranieri Francoforte e Amsterdam (l'olandese Klm in quel momento era partner di Alitalia). A fine novembre 2000 (con Mediobanca ed il capitalismo dello zerovirgola già orfani di Cuccia) Romiti insiste: "Presto Aeroporti di Roma e Sae potrebbero avviarsi verso un'integrazione". Quale? Se la Sea non può comprare Adr, allora Adr comprerà la Sea. Anche questa volta il piano fallisce". Intanto una new entry si affaccia sul panorama aeroportuale italiano: gli australiani rappresentati dal ricchissimo fondo Macquarie. I co-protagonisti delle vicende attuali. "Stanchi e delusi di stare afflosciati nella saletta vip di Fiumicino, pur avendo a carico il 44% di Adr, oggi mostrano i muscoli e puntano a prendersi il banco, sbattendo fuori i Benetton e la Clessidra di Claudio Sposito, forse ripescando i Romiti, nel frattempo spinti all'angolo (o fuori dal ring) dalla nuova Mediobanca e dall'arrembante Nord-est.
Play
I grattacapi magiori arriveranno proprio dal Veneto: dalla famiglia Benetton, che nel frattempo ha costituito la Aeroporti Holding, e dalla Save, cui fa capo il Marco Polo di Venezia. La manovra è concepita nel 2005 lungo il triangolo Milano(Mediobanca) - Venezia - Trieste(Generali) e punta a scardinare gli equilibri in Gemina, roccaforte dei Romiti: Marchi (a capo di Save) rastrella titoli della holding, cui fa capo Adr, fino a salire al 12%, con l'appoggio non ufficiale di Mediobanca e Generali (peraltro, azionista della Save). La famiglia Addams (definizione di Diego Della Valle, che cavalca con successo l'emarginazione di Cesare e Maurizio da Rcs) respinge gli attacchi alleandosi con ai Beneton ed a Sposito, ai quali (credendo di poterli governare meglio) apre perfino la cassaforte di famiglia Miotir. Un errore tattico." Adesso li stanno cacciando anche da Gemina. Romiti accusa Sposito ma il suo obiettivo è un altro: Mediobanca. Per questo adesso i Romiti cercano di flirtare con gli australiani: "Lo scontro con il socio Macquarie è dovuto agli azionisti di Gemina: con Macquarie siamo sempre andati d'accordo e abbiamo condiviso grando strategie". Lo scopo non è irretire gli australiani ma scagliargli contro Gemina. E quale metodo migliore per alzare il tono della battaglia se non quello di cercare l'Intesa Sanpaolo di Giovanni Bazoli e Corrado Passera? Macquarie ed Intesa si sono prese al volo. Primo perchè alla banca non va giù la fusione Unicredit-Capitalia (azionista di Gemina) che rischia didominare su Mediobanca e Generali (azionista e alleata di Intesa), entrambe azioniste di Gemina. Secondo perchè c'è in ballo la privatizzazione di Alitalia e, uscito di scena il fondo americano Tpg che correva con Mediobanca, in gara rimangono solo la russa Aeroflot sostenuta da Unicredit e l'Air One di Carlo Toto, di cui Intesa è il supporter finanziario. Mediobanca ha subito capito l'antifona: Macquarie (con l'aiuto di Intesa) invece di abttersi a duello per conquistare la Aeroporti di Roma potrebbe entrare direttamente al piano superiore scalando Gemina con un'Opa. Un salto da canguro in grado di scuotere gli uffici di Mediobanca. Non solo rischierebbe di rimettere in gioco i Romiti. Non solo sarebbe la prima breccia nei castelli dei patti di sindacato. Se Bazoli dovesse conquistare gli scali di Fiumicino e Malpensa e contemporaneamente vincere la gara Alitalia, altro che progetto Poseidon, altro che triangolazioni sottobanco: il radar segnalerà piuttosto una bella fusione Adr-Sea-Alitalia-AirOne. Aeroporti e aerei sotto la stessa ala bancaria protettrice. Il problema a quel punto sarà non restare intrappolati al Terminal Intesa.
Stop
Questo timore è il motivo dell'offerta da più di 1,2 mld di euro avanzata da Gemina (leggi Sposito,Mediobanca e a ruota Benetton) per liquidare la partecipazione degli australiani. Macquarie aveva pagato 480 milioni per il pacchetto acquistato nel 2003. Quanto al finanziamento , l'ipotesi ritenuta più credibile è quella di un aumento di capitale e di un finanziamento: da caricare interamente a leva Gemina per un importo vicino alla sua capitalizzazione, xosa che creerebbe degli squilibri. Necessari a cacciare i Romiti.
lunedì 18 giugno 2007
Al Presidente
mercoledì 13 giugno 2007
Italia vs. Resto d'Europa
Guglielmo
lunedì 11 giugno 2007
Al Presidente
sabato 9 giugno 2007
Al Presidente
venerdì 8 giugno 2007
ALL AROUND THE WORLD
La Russia diverrà certamente uno dei principali fornitori di energia e materie prime della Cina, tuttavia non credo che i cinesi commetteranno l’errore di dipendere energeticamente dalla Russia. Bisognerà vedere come l’impero di mezzo riuscirà a diversificare le tipologie di fonti energetiche (petrolio, gas, carbone, nucleare) e i paesi fornitori. Recentemente sono stati siglati accordi commerciali per un valore complessivo di 4 miliardi di dollari (energia, immobiliare, navale) e la Russia si è candidata a diventare non solamente un fornitore di energia ma anche di tecnologia. Russia e Cina si trovano spesso in sintonia all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu dove protendono per una generale politica di contenimento delle intemperanze americane. Tuttavia la storia ci ricorda come tra i due paesi vi siano stati anche momenti di forte crisi, soprattutto negli anni ’70 con la guerra di confine lungo il fiume Amur. Allora le diatribe ideologiche tra maoisti e marxisti potevano alimentare l’incomprensione oggi invece è l’esplosione demografica e l’emigrazione cinese a spaventare i russi. Questi ultimi non vedono di buon occhio l’opera di colonizzazione popolare perpetuata dai cinesi in Siberia, un’area dove vivono solo 7 milioni di russi a fronte dei 120 milioni di cinesi insediati a sud del confine. In sintesi la propensione alla collaborazione ed al pragmatismo dovrebbero prevalere ma non credo che porteranno alla nascita di un’alleanza di ferro tra i due giganti. I russi continueranno a considerare i cinesi una risorsa importante, un vicino sempre più potente e sempre più ricco col quale fare buoni affari e magari affrontare assieme le sfide poste dagli USA in campo internazionale. Ma non ci sarà mai vero amore. I russi continueranno a considerare la Cina un soggetto ambiguo, potenzialmente pericoloso, forse anche a causa del rapporto numerico sino-russo, 10 a 1.
Gli Stati Uniti hanno “scoperto” l’India, l’unico paese che possieda le potenzialità per far fronte al gigante cinese nel lungo periodo. E questa peculiarità è stata premiata dagli Usa con i recenti accordi in campo economico e militare. Gli Stati Uniti hanno infatti votato al Congresso una risoluzione che permetterà loro di scambiare tecnologia nucleare con l’India, un paese che si è sempre rifiutata di firmare il trattato di non-proliferazione nucleare. Una mossa, quella degli USA, senza precedenti che si accompagna al permesso concesso sempre all’India di poter commerciare prodotti militari con Israele.
Ovviamente gli Stati Uniti interpretano questo aiuto all’India in chiave anti-cinese, e difatti un rafforzamento dell’India può essere inteso in tal modo, tuttavia ciò non significa che l’India abbia intenzione di farsi ingaggiare da Washington in una politica anti-cinese. Anzi. Cina e India proseguono il lavorio diplomatico volto a normalizzare i rapporti tra i due paesi, soprattutto per quel che riguarda i confini kashmiri. I due giganti cominciano solo oggi ad intessere importanti rapporti politici ed economici e, per quanto guardinghi, sembrano voler guadagnare il più possibile da un rapporto di collaborazione che potrà solo migliorare. Infatti i veri problemi di politica estera per i due grandi sono tuttora rappresentati dal conflitto col Pakistan e dalla questione di Taiwan. Due nodi irrinunciabili per entrambi i paesi, due nodi che impegnano il grosso delle programmazioni strategico-militari.
Certamente non saranno i paesi arabi a far da ago della bilancia in una poco probabile escalation diplomatica, l’Europa mantiene ancora una forte influenza diplomatica ed economica.
L’Ue annovera tra i propri membri due dei paesi presenti nel Consiglio di sicurezza, entrambi potenze nucleari, e molto probabilmente anche la Germania entrerà a farvi parte entro il 2020. Nonché quattro dei membri del G8.
Piuttosto che una mediazione della Lega Araba è maggiormente verosimile un cessate il fuoco imposto dal duo Andorra-San Marino con copertura aerea garantita dal Sultanato del Brunei!
mercoledì 6 giugno 2007
Al Presidente
Scatole cinesi o matrioske?
In Italia si è iniziato a parlare di entità come Ipi, Exor, Bigli1 (ce ne sono tre) piuttosto che Edilnord e Icg grazie alle vicende della scorsa estate (RCS,BNL,Antonveneta ed Unipol su tutte). I giornali hanno cominciato a spiegare il mercato, anzichè limitarsi a descriverlo, cosi i lettori hanno potuto comprendere la complessità che caratterizza Piazza Affari, dove non ci sono grandi capitalisti senza interminabili scatole cinesi. Nessuno escluso. Nemmeno quelle banche che Guzzetti definisce "promotrici di sviluppo" (a proposito: W Monti!).
Ultimo esempio: Telecom. Provate a capire chi possiede Telco. Non sarà più facile di capire chi gestiva Olimpia, anzi. Se prima, almeno alla fine, si arrivava a qualcuno, adesso neppure quello. E non fatevi ingannare da Telefonica. Il nostro mercato azionario è cosi ricco è cosi ricco di scatole cinesi per tre motivi. Il primo è la mancanza di liquidità della classe imprenditoriale che a sua volta influisce sul secondo, ovvero la volontà dei capitalisti italiani di non rischiare i "propri" danari. Il terzo invece è un vantaggio offerto dalle scatole: queste permettono di diluire il capitale dell'imprenditore in una società senza però intaccarne il potere. Per questo motivo gli imprenditori si comportano da banche e le banche da imprenditori, con i soldi dei risparmiatori. Se da una parte i grandi imprenditori italiani appena hanno un pò di liquidità si comprano quote degli istituti di credito, dall'altra gli stessi istituti comprano attività imprenditoriali grazie ai proventi dati dai conti correnti. Cioè: i capitalisti che dovrebbero investire i propri danari in attività, o società, che ritengono glieli possano far fruttare non lo fanno. Le banche, invece, che dovrebbero concentrarsi sulla diminuzione dei costi a carico dei risparmiatori e su attività che garantiscono vantaggi sicuri, si lanciano in attività a rischio. I ruoli si sono invertiti, di conseguenza consiglio a tutti di non mettere soldi in banca ma di versarli agli sportelli delle varie Mittel, Hopa, Enel, Eni, Fininvest, Italimmobiliare ed Italcementi. A parte gli scherzi, sono queste le società che assicurano investimenti sicuri e remunerativi, senza dimenticare i lauti dividendi.
Le due società pubbliche introducono la seconda incoerenza presentata in questa riflessione: si pone l'accento sulla mancata tutela delle minoranze e poi si segue la strada del neorealismo kissingeriano. La guerra cecena ed una politica estera quantomeno autoritaria sono secondarie se la Russia detiene il primato di risorse naturali ed è in procinto di ricostruire un gigante dell'energia quale Gazprom. Il servilismo con cui Eni-Enel hanno aiutato la società russa sarà anche l'unico modo per entrare nel mercato russo, ma se questo è il prezzo da pagare allora...eviterei. Solo ed esclusivamente per la natura di public company delle due compagnie. Anche Generali, leader maximo della Borsa Italia, per entrare in Russia è dovuta scendere a patti: adesso Kellner siede nel board di Trieste. Almeno il leone ha usato maggiore discrezione rispetto ai toni trionfali di Scaroni. Tre tra le più importanti società italiane si sono svilite pur di raggiungere Mosca. Dire che hanno riverito a turno Putin non sarebbe un'esagerazione. L'unica differenza è che mentre Generali è privata e quindi deve rendere conto solo ai suoi azionisti, Eni ed Enel sono public company e, dato che il managment è deciso dal suo primo azionista (il Tesoro), devono rendere conto al popolo italiano. Non si vuole denigrare aprioristicamente ogni scelta universalista, anzi ben vengano. Si vuole semmai spingere ad una decisione netta che definisca le linee guida generali: se la situazione economica non permette all'Italia di alzare la voce sui principi internazionali (diritti dell'uomo piuttosto che pena di morte ecc...), allora si eviti di sbandierarli a piacimento. Ugualmente, se la dipendenza energetica impedisce qualsivoglia iniziativa a tutela delle minoranze, allora si eviti di criticare apertamente le politiche del Cremlino. Ancora, se la situazione del sistemaitalia è tanto grave da costringere un governo che aborra il neorealismo ad abbracciarlo, lo si spieghi chiaramente e senza drammi.
In conclusione: la scelta è tra essere preda di una serie di scatole cinesi vuote (di soldi) o di una serie di matrioske piene (di soldi). Il cambiamento incute sempre timori ma, se si riuscisse a realizzarlo in modo equilibrato e seguendo un principio guida bipartisan, sarebbe una soluzione auspicabile. L'apertura del nostro mercato non deve per forza portare ad una colonizzazione o a fare dell'Italia una colonia dell'Impero. Anzi, quasi certamente costringerebbe il sistemaitalia a confrontarsi con altre realtà permettendogli di crescere.
Guglielmo
martedì 5 giugno 2007
AROUND THE WORLD
Tornano i vecchi tempi, un misto di anni ’60 ed anni ’80: la Russia punta i suoi missili nucleari sulle maggiori città europee e gli USA minacciano l’equilibrio strategico progettando articolati scudi spaziali. Sembra finita l’era della (finta?) collaborazione tra i due ex grandi nemici. Ripresasi dallo sconquasso rappresentato dallo smembramento dell’Unione Sovietica e dal crollo della sua cinquantennale sfera d’influenza la Russia torna a mostrare i denti. Il gigante non ci stà a dover guardare zitta zitta gli americani costruirle un sistema di intercettazione missilistico a ridosso delle sue frontiere, proprio sul suolo degli odiati polacchi e della Repubblica Ceca. Il clima di collaborazione e d’amicizia che aveva contraddistinto le relazione tra i due paesi negli ultimi dieci e passa anni sembra si stia dissolvendo anno dopo anno. Prima la guerra in Irak, poi la crisi sul nucleare iraniano ed oggi il riproporsi dell’annosa questione missilistica. Washington afferma di voler costruire lo scudo per difendersi da eventuali minacce provenienti da paesi quali l’Iran e la Corea del Nord, peccato che i missili nord-coreani non possano raggiungere l’Europa e che quelli iraniani possano colpire solo aree dell’Europa sud-orientale, mentre lo scudo dovrebbe essere costruito molto più a nord. I sistemi anti-missile hanno la capacità di intercettare il vettore nemico quasi solamente se questo si trova in fase ascensionale mentre diviene praticamente impossibile colpirlo in fase di caduta. Per fare ciò è necessario che il sistema anti-missile sia posizionato a ridosso delle basi di lancio nemiche.. basi russe..
È quindi giustificata la reazione della Russia che non ci stà a vedersi minacciata da un apparato che potrebbe alterare gli equilibri di forza in campo nucleare in Europa. In realtà in gioco si trova una questione molto più importante dei rapporti di forza nucleari, anzi, essi ne rappresentano solamente il riflesso, la propaggine più vistosa e simbolica. In realtà in gioco c’è il ruolo della Russia in Europa e soprattutto i confini della sua influenza. Dalla sua nascita nel XVIII sec. fino ad oggi la Russia ha implementato una politica di espansione ad ovest che ha visto il proprio apice nell’assetto scaturito dalla fine della II guerra mondiale quando la cortina di ferro si stendeva da Stettino a Trieste (pur considerando la singolare posizione Jugoslava). Col crollo dell’Urss e l’espansione di NATO ed Unione Europea la Russia ha “perso” nel giro di pochi anni gran parte dei propri satelliti europei. Resistono la dittatura Bielorussa e l’Ucraina, molto in bilico, dove la rivoluzione arancione non ha portato all’uscita del paese dall’orbita russa. Oggi la Russia si propone di arrestare l’erosione della propria sfera di influenza, di riappropriarsi completamente del proprio ruolo di grande potenza, offuscato in precedenza dalla crisi economico-istituzionale degli anni ’90, e di ostacolare il progetto americano di essere l’unica vera super-potenza. Gli strumenti a sua disposizione sono molto semplici ed efficaci, in perfetto stile russo-bolscevico, il gas e le armi nucleari. L’approvvigionamento di gas russo rappresenta una sorta di cappio al collo per l’Unione Europea e la (rinnovata) capacità nucleare russa inficia le velleità statunitensi di superiorità globale. Forse sarà proprio la Russia uno dei maggiori protagonisti del XXI secolo, e non la Cina. La Russia, un paese dallo sterminato potenziale in termini di risorse, la seconda potenza nucleare al mondo, seconda solo agli USA in campo spaziale forse vivrà nei prossimi anni una nuova era di grandezza geopolitica. Risulterà cruciale il rapporto che la Russia instaurerà con l’UE. In Europa solo la Germania si permette di fare la voce grossa coi russi, mentre gli altri stanno a guardare. Purtroppo solo una politica concertata a livello continentale potrà spostare gli equilibri di forza dal campo russo a quello europeo. La Russia ha bisogno dell’Europa quanto l’Europa delle risorse russe ma nessuno “mollerà l’osso” tanto facilmente. Tre secoli non sono bastati a modellare definitivamente i confini tra il mondo europeo e quello russo, non aspettiamoci soluzioni rapide e non crogioliamoci nell’idea che “certe logiche” facciano parte esclusivamente di un mondo passato. Be careful.
lunedì 4 giugno 2007
Facciamo Flanella
Facciamo Flanella
Facciamo Flanella
sabato 2 giugno 2007
Al Presidente
martedì 29 maggio 2007
L'America in rosso
sabato 26 maggio 2007
Al Presidente
mercoledì 23 maggio 2007
Al Presidente
martedì 22 maggio 2007
Chemical generation
Guglielmo
domenica 20 maggio 2007
Al Presidente
venerdì 18 maggio 2007
Al Presidente
mercoledì 16 maggio 2007
Al Presidente
lunedì 14 maggio 2007
Anch'io voglio 4 miliardi di dollari !
Guglielmo
Al Presidente
...intanto a...
Piazzetta Cavour, Pordenone - Banchetto di AN a sostegno del family day. Finisce con Joao Luis Nazario a distribuire volantini contro la cannabis. Ho detto tutto.
domenica 13 maggio 2007
Al Presidente
sabato 12 maggio 2007
Italiani: i più infelici d' Europa. Forse per colpa delle istituzioni
Alora, mi domando se sia vero che non abbiamo fiducia nelle istituzioni e nell’avvenire. Ci penso un po’ e cerco di ricordare dei momenti in cui mi sono reso conto che l’Italia è governata da persone serie e da istituzioni che funzionano. Ci provo per un po’, ma i fatti che mi vengono in mente mi fanno pensare che forse, quelli di Cambridge, dopo tutto, non hanno sbagliato…
Subito mi viene in mente il modello di onestà e virtù che è stato il penultimo Capo del Governo fa che giustificava chi evade le tasse perché, “effettivamente sono troppo alte, e fa bene chi cerca di non pagarle”? Lui era la persona che governava il nostro Paese e che doveva dare l'esempio...
Continuo a riflettere, cerco esempi, ma alla fine mi chiedo come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni pubbliche quando, in una città come Palermo, appena prima delle elezioni amministrative vengono assunti 110 autisti dell’autobus. 110 autisti che non hanno la patente! Dico, 110 autisti che non sanno nemmeno dov’è l’accensione in un autobus! E in cambio del loro voto, si sono accaparrati un salario per tutta la vita.
Non limitarti al mondo politico, mi dico, vedrai che negli altri settori andiamo meglio. Penso allo sport, siamo sempre stati bravi negli sport! …ma poi mi chiedo come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui un grande ciclista che ha vinto molto, dichiara di aver fatto uso di doping e il giorno seguente il capo del CONI, la massima autorità sportiva del Paese, lo candida come “modello da seguire per tutti i giovani sportivi”. Il suo grande merito è avere fatto outing, che abbia vinto col doping non conta più… quella è acqua passata.
Dai, mi dico, nel calcio almeno ci sarà qualcosa di buono, d’altra parte non siamo campioni del mondo per nulla! Ci rifletto un pò e mi chiedo, come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui si scopre che “il campionato più bello del mondo” è falsato da anni e l’unica punizione che la giustizia ritiene giusto infliggere è la retrocessione di una squadra e qualche punto in meno in classifica?
Ci deve pur essere un settore in cui le cose funzionano bene, mi dico, ci deve essere per forza… i trasporti! Da sempre siamo bravi a costruire macchine e da qualche anno siamo pure i primi al mondo nel costruire navi. Rifletto un po’ e poi mi domando, ma come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui la linea ferroviaria ad alta velocità Roma-Torino è stata iniziata più di dodici anni fa e non è ancora terminata?
Su dai, mi ripeto, pensa alla FIAT, c’è Lapo a capo del marketing, quelli della FIAT sono sempre stati bravi a costruire le macchine e se lui è li, di sicuro è perché se lo merita ed è bravo. Se lo merita ed è bravo! Un po’ come il penultimo AD di Alitalia, dopo non essere riuscito a risanare l’azienda, anzi dopo averla portata sull’orlo del tracollo finanziario, per mandarlo via gli hanno dato una buona uscita di decine di milioni di euro. E adesso cosa fa? Sarà andato in pensione con tutti quei soldi, uno penserebbe. Macchè, lavora ancora per lo Stato Italiano che nonostante la debacle in Alitalia lo ritiene un supermanager e lo ha assunto in un Ministero. Ovviamente, con uno stipendio da super dirigente, bravo e che se lo merita.
Non vorrei essere pessimista, ma forse anche nei prossimi anni, negli studi della Cambridge University, gli Italiani risulteranno ancora i più infelici.
venerdì 11 maggio 2007
Al Presidente
giovedì 10 maggio 2007
Il bello di vivere qui
Allora sopra i nostri letti campeggiava una grande cartina geografica, mi misi a fissarla cercando l’ispirazione adatta alla nostra fantomatica scelta. Qualcuno propose la Svizzera, qualcun altro propose la green card statunitense, il sottoscritto vagheggiò addirittura l’idea di scegliere il passaporto del paese con la stella di David..
Ben presto però i dubbi e le incertezze prevalsero e allora ci dicemmo “Ma, che paese è la Svizzera? Sarà mica un paese, una Nazione, cosa significa essere svizzeri? E poi che Cantone scegliamo?!”. Per non parlare di Israele, che senso avrebbe possedere un passaporto del genere? Che ti preclude l’entrata in metà paesi del mondo e nell’altra metà sarai comunque guardato con un certo sospetto. Decisamente da scartare. La green card un tempo certamente ha avuto un certo fascino, ma oggi ? Andate voi a Ryad o a Karachi col passaporto USA. Da qui il pensiero che, forse, la famosa espressione “italiani, brava gente” non andasse sottovalutata o, peggio, derisa. Chi odia gli italiani? Quale paese, oggi, considera l’Italia una minaccia o un paese i cui cittadini sono da considerarsi visitatori sgraditi? Beh, io azzarderei una risposta secca: NESSUNO!
Gli italiani saranno pure associati alla riduttiva immagine “pizza e mandolino”, ma la pizza è buona (tutti ce la invidiano) e le ballate napoletane strappano lacrime oppure strappano sorrisi.
L’Italiano è buono per definizione, è generoso, rumoroso, noncurante, magari superficiale, ma dotato di buon gusto, spesso geniale. Un popolo di santi, poeti e navigatori...
L’Italia fa parte dell’Unione Europea, l’agglomerato politico, sociale ed economico migliore sulla piazza. Non avremmo forse i soldi degli americani ma da noi il 20% della popolazione non vive sotto la soglia della povertà e non abbiamo un milione di persone chiuse in carcere. Non occupiamo le terre di nessuno e non credo che qualcuno verrà nel breve termine a rivendicare parte dei territori in cui siamo stanziati. Nessuna vertenza. Le nostre case sono solide, in muratura, Katrina o non Katrina rimangono in piedi e non abbiamo il vezzo di cambiarle ogni cinque anni. Ogni paesello, da Lisbona a Bucarest, ha la propria chiesa col suo bel campanile, a testimonianza di un legame col territorio che dura da secoli. Il rapporto uomo-ambiente è sedimentato, lo testimonia la geografia dei borghi e l’urbanistica dei borghi stessi. L’Uomo e la Natura vedono le loro esistenze intersecate, modificate vicendevolmente, frutto di una coesistenza millenaria. In Italia non puoi fare più di venti chilometri senza incontrare un insediamento umano, ma nemmeno venti chilometri senza trovare uno scorcio di campagna.
Da noi si mangia bene. E si mangia sano. Una dieta equilibrata è da considerarsi importante anche oggi, nonostante la modernità e tutte le tecniche a disposizione. Negli USA un bambino su tre è obeso, non ciccio, obeso. Che società è una società di obesi? Cosa se ne deduce? Che è una società dove il rapporto tra la necessità e la disponibilità della risorsa primaria per l’uomo (e per qualsiasi essere vivente), ovvero il cibo, è sfasata, risulta non equilibrata. Ed un rapporto squilibrato con un elemento così basilare come il nutrimento non può non farmi pensare che tale equilibrio possa venir meno anche in altre sfere della vita.
Inoltre si beve bene. Appurato che uno o due bicchieri di vino a pasto possono essere positivi per il fisico oltre che per l’animo, grazie agli effetti anti-ossidanti, il vino italiano, non me ne vogliano i cugini d’oltralpe, è decisamente il migliore per qualità e, soprattutto, per varietà. Un aspetto per noi prestigioso che determina inoltre un buon rientro economico.
Da noi si veste bene, siamo i veri padroni del buon gusto, i migliori stilisti sono italiani o, perlomeno, tra il gruppo dei top, gli italiani sono certamente maggioranza. Chi di noi ha viaggiato lo avrà di certo notato, gli “altri” vestono decisamente peggio! L’abito non fa il monaco ma come diceva un saggio, aiuta.
Inoltre, per noi che viviamo nel ridente Nord-Est, và sottolineata la fortuna di vivere in una delle regioni più ricche d’Europa dove il tasso di disoccupazione non va oltre il 3%, i servizi sanitari ed i trasporti funzionano bene, siamo posizionati quasi al centro del continente. Io vado a Venezia in un’ora e a Cortina in una e mezza..
Per non parlare del patrimonio artistico-culturale di cui siamo depositari e del quale mi sembra velleitario cercare di sintetizzare qui, in poche righe, il suo splendore e la sua vastità.
A me sembra che non siano cose da poco. A me sembra che noi a volte non ce ne rendiamo conto e non ci diamo abbastanza da fare per valorizzare, mantenere e magari accrescere le ricchezze che ci circondano. Quella sera, a Parigi, ho capito che sono fortunato, veramente fortunato, a vivere in quest’angolo di mondo che mi può offrire così tanto. Le persone e soprattutto i giovani d’oggi dovrebbero capirlo, devono diventare consapevoli del fatto che sono delle persone privilegiate e che ci si aspetta da loro che siano i custodi di una pregiata civiltà millenaria.
Io non voglio un secondo passaporto. Mi basta quello che ho. E sono orgoglioso che sopra ci sia scritto “ Unione Europea - Repubblica Italiana”.
Roberto
mercoledì 9 maggio 2007
Al Presidente
lunedì 7 maggio 2007
Al Presidente
domenica 6 maggio 2007
Al Presidente
Commenti
ALL AROUND THE WORLD
Ma la Cina ci fa o ci è?
Cos’è veramente la Cina del XXI secolo, una promessa superpotenza, o un gigante dai piedi d’argilla?
I traguardi raggiunti da questo paese negli ultimi vent’anni sono effettivamente impressionanti, ma fin dove potrà crescere il potere (economico) e l’influenza (politica) di questo gigante geografico e demografico?
Quale sarà il punto di saturazione della sua forza? Riuscirà un giorno a bilanciare l’egemonia degli USA?
La Cina di oggi è indubbiamente un fenomeno complesso. Protagonista di un’ascesa economica senza pari si trova tuttavia a dover fronteggiare problemi di ordine sociale non secondari. La migrazione di centinaia di milioni di contadini dalle campagne (vero cuore storico del paese) alle nuove megalopoli della costa e dell’est rappresenta un fenomeno imponente la cui gestione pone dei delicati problemi di ordine logistico, sanitario, ecologico e quant’altro.
L’economia sempre più affamata di risorse materiali stressa il territorio. L’acqua e la terra sembrano non bastare mai. Siccità, inquinamento delle acque e desertificazione sono problemi all’ordine del giorno. Stiamo assistendo a dei cambiamenti rapidi ed epocali che sono amministrati dal governo centrale, ovvero dal partito comunista cinese, ovvero da una dittatura. Fino ad ora i cinesi sono stati abili a smorzare gli effetti stridenti che un’economia sempre più di libero mercato e sempre più legata agli investimenti stranieri provoca se imbrigliata in uno schema politico totalitario. Fin quando ci sarà di che sfamare la voglia di benessere dei cinesi il regime riuscirà a legittimare la propria posizione, ma quando inevitabilmente la crescita economica si raffredderà lasciandosi alle spalle un nuovo ceto medio (di qualche centinaio di milioni d’individui) non sarà facile far collimare l’assetto politico attuale ed il nuovo ordine sociale. E allora cosa farà la Cina?
Assisteremo al consolidamento di uno stato “nuovo”, un ibrido che concilia liberismo e assolutismo? Oppure anche l’assetto politico sarà costretto al cambiamento? Riuscirà il partito comunista cinese ad essere talmente realista, cinico ed umile da fare uno o due passi indietro per il bene del paese? Assisteremo ad una replica politica della graduale apertura che ha contraddistinto la gestione dell’economia dai tempi di Deng oppure il cambiamento sarà molto più violento?
Per ora la Cina sembra non pensarci, impegnata nell’amministrazione di un paese che cresce ogni giorno a ritmi vertiginosi, un paese che sembra aver imboccato la corsia di sorpasso a 180 e che non può più rallentare, pena la perdita della corsa (con la storia?).
LE RUBRICHE:
Dall'Indonesia a Monte Carlo, dal Marocco alla Bolivia questa rubrica intende proporvi aneddoti e riflessioni sui più curiosi ed interessanti avvenimenti di politica estera. Vuole stimolare il vostro pensiero e conoscere le vostre idee in proposito. L'intenzione è quella di gettare un sasso nello stagno, nella speranza che serva ad innescare un moto ondoso fatto di critiche e commenti. Pensare e confrontarsi è un esercizio fruttuoso ed appagante, ci fa star bene, ci fa sentire vivi e ci fa sentire partecipi di avvenimenti lontani molto più grandi delle nostre esistenze.
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AL PRESIDENTE
Baloccare in modo divertente e costruttivo mantenendo sempre un occhio critico a 360 gradi. Le poche righe, che la rubrica si permette di rubare al blog, vogliono stimolare la vostra curiosità in merito a ciò che ci avviene attorno. La volontà è quella di fornire un altro punto di vista, giocoso, sull'attualità e sui personaggi che la caratterizzano, con l'ambizione, per niente nascosta, di stimolare le vostre riflessioni.
(ossia "Quando l'Italia era tollerante")
L'abitudine di fare flanella, ovvero di andare in una casa di tolleranza senza consumare (questo è il significato originale dell'espressione), era diffusissima nel periodo precedente ed immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale. I casini erano infatti luoghi di ritrovo ben più apprezzati e frequentati dei cafè o dei circoli culturali. Si faceva flanella principalmente per dovere, infatti spesso mancavano i soldi per consumare. Si faceva flanella però, anche per piacere: il piacere della compagnia, della lettura e della conversazione, in un luogo caldo ed accogliente, coccolati in un abbraccio peccaminoso. Insomma, il casino diventava un circolo di non eletti: dove l'intelletuale e lo scemo del villaggio avevano lo stesso diritto a dire la loro.
Gli argomenti della rubrica saranno quelli di una serata all'insegna del far flanella (in chiave moderna) : la lettura di un libro, il commento su un articolo di giornale, la visione di un film, l'ascolto di un podcast e la segnalazione di un sito internet o di un blog. Insomma facciamo flanella è una rubrica indicata a tutti i tolleranti che amano il superfluo, si concedono qualche vizio, criticano e non giudicano, credono ancora nell'ozio costruttivo.
sabato 5 maggio 2007
Occidente fa lo sgambetto a Cindia
Guglielmo
venerdì 4 maggio 2007
Al Presidente
giovedì 3 maggio 2007
Oltre centomila soldati impegnati al fronte, 4 anni di guerra, una media di 50 morti al giorno a causa degli attentati dinamitardi, una nazione divisa che vede il suo Presidente porre il veto ad una risoluzione del congresso. Soprattutto non s’intravede la famosa luce alla fine del tunnel..
È questa la situazione irachena oggi.
L’intervento americano è stato un errore. Non per le sofferenze arrecate alla popolazione civile irachena, non perché fondato sulle menzogne delle armi di distruzione di massa e, infine, non perché ha già causato la morte di quasi 4.000 soldati americani. No, questi sarebbero stati prezzi da pagare “volentieri” se l’intervento a stelle e strisce (che il sottoscritto caldeggiava nel gennaio-febbraio del 2003) avesse realizzato le promesse sbandierate dall’amministrazione statunitense: creazione della democrazia in Iraq, effetto domino ed ondata liberale in tutto il medioriente, accerchiamento e neutralizzazione dell’Iran, soluzione della questione palestinese, rinascita dell’industria petrolifera irakena. In breve, la creazione di uno stato modello, florido e democratico, nel cuore del medioriente arabo e musulmano. Queste previsioni non si sono avverate e, molto probabilmente, non si avvereranno mai. Oggi l’Irak è uno stato sull’orlo della guerra civile, squassato da un’insorgenza che ha dimostrato di poter colpire anche dentro la famosa green zone. Mentre sunniti e sciiti regolano i loro conti i curdi sono praticamente usciti di scena, mai citati nei telegiornali, amministrano le loro terre al nord, di fatto divisi dal resto del paese. La situazione palestinese non ha risentito positivamente della presenza americana nella regione e del cambio di regime. Lo stallo politico creatosi con la vittoria di Hamas fa il paio con l’escalation del confronto tra Israele ed Hezbollah in Libano. Il processo di proliferazione nucleare iraniano resta attivo e la minaccia di una bomba sciita spaventa tanto gli USA ed Israele quanto l’Arabia Saudita e le gerarchie sunnite degli altri paesi arabi. La situazione economica irakena rimane disastrosa. L’industria petrolifera non decolla e non decollerà mai fino a quando sarà possibile far saltare in aria impianti ed oleodotti con la facilità d’oggi. La mancata sicurezza mina la ripresa economica. Il famoso cane che si morde la coda.
Gli Stati Uniti hanno fallito perché non hanno raggiunto i loro obiettivi dichiarati mentre i costi materiali e politici crescono di giorno in giorno.
All’Accademia di West Point s’insegna a “non fortificarsi dietro ad un errore”. Per quanto risulti essere doloroso ammettere la sconfitta è necessario incassare il colpo e rivedere le proprie mosse perché la storia continua anche dopo l’Irak.
Roberto
mercoledì 2 maggio 2007
Al Presidente
sabato 28 aprile 2007
New entry del blog:
è stata un bella idea creare questo blog per poterci tenere in contatto.
Quindi, grazie ai soliti noti! Una cosa sola: perchè non compaiono le firme?
A prestissimo e buon week end a tutti. Andrea B
Al Presidente
Si vocifera di una Segolene stizzita con François perchè non è stata avvisata.
venerdì 27 aprile 2007
Al divo Giulio
Anyway..
Il Wi-Max è indubbiamente una tecnologia che avrà un impatto rilevante se si considera il relativo rapporto costi-ricavi. È una tecnologia che a fronte di un servizio esteso, la copertura garantita, sottintende una rete infrastrutturale contenuta, nei costi e nell’impatto ambientale. Si stima che 5 miliardi di euro basterebbero a garantire la totale copertura al nostro paese.
Queste sue caratteristiche ne fanno un’ottima risposta al cosiddetto digital-divide e soprattutto ne consentono l’applicazione a paesi le cui reti telematiche sono ancora in via di sviluppo. Probabilmente non costituirà la priorità in paesi segnati da problemi ben più basilari ma rappresenta una tecnologia effettivamente a disposizione che potrà essere utilizzata quando ce ne sarà la possibilità. Sempre meglio che essere condannati all’esclusione semi-perpetua dal mondo digitalizzato. Condivido poi l’osservazione di Silvia che ne prospetta una maggiore diffusione nei paesi diciamo del secondo mondo, per loro si prospetta la possibilità di saltare una fase intermedia e di pensare direttamente al wi-max senza passare per la rete telefonica. Probabilmente non sarà il Wi-Max a produrre una nuova rivoluzione industriale e non creerà milioni di posti di lavoro, ma forse qualche migliaio sì, e consentirà l’accesso a quantità massicce di quella che è la base del vero potere, la conoscenza.
Roberto
Al Presidente
Plausi da tutti i partiti politici : that's stylish.
giovedì 26 aprile 2007
Al Presidente
Probabile l'ingaggio di Paolo Cento come grinder.
mercoledì 25 aprile 2007
That's the future
Alma Mater
Ciao a tutti, dopo aver letto il post sulla Pagnini (simpatico), mi è balenata un'idea per la testa....... Non mi ritengo uno dei Pagniniani puri, anzi, penso che la sua presenza non mi abbia toccato molto nel corso degli studi (quindi non mi esprimo, ne con giudizi positivi ne negativi, riguardo la sua presidenza). Però riconosco che certe cose scritte sul post sono giuste e sicuramente è stata una sorta di incarnazione del nostro corso di laurea, nel bene e nel male.Propongo quindi l'elezione della Pagnini come Alma Mater del SID. Perchè non vi rendete operativi attraverso questa onlus (ma come ci si iscrive? l'idea della onlus è proprio buona, complimenti!)
Mamma per Sempre

Scrivo per assicurare tutti gli ex-studenti (Alumni) preoccupati sull'attuale presenza della Pagnini al SID. Ho controllato sul sito del corso. Ragazzi non temete, la Pagnini insegna ancora!!!martedì 24 aprile 2007
Al presidente
CaféBabel.com
http://www.cafebabel.com/it/default.asp
Sicuramente è un'idea scontata, però ha i meriti dell'uovo di Colombo.
Fra gli articoli, spesso di scarso interesse, si possono trovare delle chicche interessanti.
Piacevole il fatto della multilingua, delle redazioni sparse fra le città europee e la giovane età dei giornalisti.
Merita una visitina ogni tanto.
Al Presidente
Un gruppo selezionatissimo di top model garantisce risultati immediati.
La nouvelle Paris
Guglielmo
Telecom ed il nazionalismo europeo
Guglielmo
Il caso Telecom
Milioni di informazioni sensibili riguardanti scelte economiche e politiche viaggiano ogni giorno sulla rete. Le interazioni tra le varie componenti dello stato viaggiano allo stesso modo. Addirittura gran parte delle comunicazioni interne alle forze armate utilizzano questo stesso canale. Un canale che dunque svolge una funzione preziosa e delicata, di grande responsabilità. È quindi evidente che sarebbe auspicabile che tale canale rimanesse in mani italiane, magari private, meglio pubbliche, ma sempre italiane. Poco importa se saranno i sudamericani di Télefonica o gli statunitensi di AT&T e vendere cellulari e tariffe telefoniche in Italia. Viva il mercato e viva la libera concorrenza. Ma, per cortesia, proteggiamo il nostro “canale”. L’integrità e la sicurezza del paese hanno poco a che vedere con la l’apertura o meno ai capitali stranieri.
Ah.. dimenticavo, grazie a chi ha gestito in modo a dir poco opinabile la privatizzazione di Telecom, grazie Romano, per fortuna che ci sei tu a salvare l’Italia!
lunedì 23 aprile 2007
Sulla via del Partito Democratico
Guglielmo
domenica 22 aprile 2007
Politica Estera, quali saranno le linee francesi?
Quali saranno le nuove linee guida della politica estera francese? Nella tenzone elettorale le indicazioni sono state poche. Si nota una diffusa volontà di migliorare i rapporti atlantici. Sono stati sicuramente indicati buoni segnali per una ripresa del progetto costituzionale europeo. Sarkozy, Royal e Bayrou sono sostenitori dell'Unione Europea e delle federalizzazione di un certo numero di politiche. La Royale e Bayrou sono per un nuovo trattato, chiaro e semplice, sa sottoporre a nuovo referendum. Sarkozy propone invece l'approvazione parlamentare e un trattato più snello. Per quanto riguarda Le Pen, non rigettando l'idea di Europa, propone però un ridimensionamento dei poteri della Commissione a favore delle unità statali. Generalmente viene criticata la scarsa protezione tarriffaria contro il dumping dei paesi emergenti asiatici. Criticata anche la politica monetaria troppo legata alla lotta contro l'inflazione e poco alle necessità di crescita. Sull'entrata della Turchia in Europa, l'unica favorevole e la Royal. Per quanto riguarda l'immigrazione, troviamo un linea molto morbida della Royal che propone il diritto di cittadinanza dopo i dieci anni di residenza. Sarkozy e Bayrou si pongono come le due facce della stessa medaglia. Entrambi evidenziano la necessita di un ministero immigrazione e la costruzione di una nuova identità nazionale negli immigrati, nel caso di Sarkozy però la linea dura di chiusura contrasta con linea delle opportunità diffuse del candidato dell'UDF . Inutile sottolineare la linea durissima di Le Pen che propone un blocco dell'immigrazione e il divieto della doppia cittadinanza.
I grandi cambiamenti nella Sinistra
Rifondazione: Tette e Naso di Vladimir Luxuria .......
Il prof. Bazo non insegna più
Prove di democrazia sull'Himalaia
Il piccolo regno del Buthan, a confine con India e Tibet ha indetto delle finte elezioni per imparare come si va a votare. Le vere elezioni si svolgeranno, per la prima volta nella sua storia, nel 2008. Per abituare i cittadini, che vivono in un regime di monarchia assoluta da più di un secolo, il re Jigme Singhye Wangchuck ha creato questa simulazione democratica, permettendo 400 mila aventi diritto al voto (popolazione di 700 mila) di recarsi alle urne e votare per 4 partiti inventati.
sabato 21 aprile 2007
Il compagno Don Camillo
Una notizia riguardante la nostra amata/odiata vecchia Gorizia. Dovete sapere che il 27 e 28 maggio si terranno le elezioni comunali.Chi si candida?
Gli aspiranti candidati dovrebbero essere nove. I più quotati dai sondaggi sono:
-Ettori Romoli, Dottore Commercialista, già consigliere regionale, deputato e senatore, candidato della Casa delle Libertà.
-Giulio Mosetti, Avvocato, canditato dell'Ulivo.
Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee................................
Sappiamo che la storia della politica italiana è stata sempre toccata da figure ecclesiastiche, per esempio: Don Luigi Sturzo (Partito Popolare Italiano), Don Gianni Baget Bozzo (Partito Socialista Italiano, Forza Italia), Don Vitaliano della Scala (il prete "no global").
Don Andrea Bellavite, goriziano, è stato proposto da una parte della Sinistra locale (Rifondazione Comunista, forum per l'Unione e Progetto Gorizia, Verdi), come candidato Sindaco della città.
Don Andrea Bellavite, 48 anni , è conosciuto per il suo impegno nel seminario cittadino e come direttore del giornale diocesano "La Voce Isontina". Per la sua lotta contro i CPT e la sua apertura verso gli omosessuali.
Ovviamente il Vaticano non ha visto molto bene la cosa. Don Andrea ha deciso quindi di rinunciare alla toga e al potere spirituale per la poltrana di sindaco e il potere temporale.
Vedremo cosa combinerà il compagno Don Camillo.
Ripartire
-Il blog sarà aperto a tutti (riceverete account e password via posta elettronica, ovviamente chi fa parte di atlas'heart o Alumni del Sid) e vuole proporsi come catalizzatore di idee, pensieri ed esperienze personali.
-Lo scopo è di risvegliare lo spirito che aveva fatto nascere l'idea della onlus: continuare a stare assieme e coltivare passioni comuni anche se lontani.
-Il blog sarà una nuova base di partenza per la onlus, un nuovo punto di incotro. Vi prego di essere seri e motivati.