Due gemelli possono bloccare 25 Stati
“La vera battaglia inizia in casa: il male è dentro l’Europa, ed è letale e contagioso. Le periferie dell’Est sono le nostre marche di confine, da quando la comunità s’è allargata, e questa loro condizione - l’esser baluardi orientali dell’Unione le rende determinanti in politica estera e militare. Sono i governi dell’Est a decidere come e se l’Europa comincia a negoziare con il retroterra russo. Sono loro a influire sui rapporti con Washington, a meno d’un tempestivo chiarimento”.“Chi vive nel cuore dell’Unione ha meno preoccupazioni politiche e strategiche di chi presidia le frontiere: questo è il dato da cui conviene partire quando si esamina quel che succede a Varsavia, Bratislava, Budapest, Bucarest, nei Baltici. Il bisogno d’America che essi esprimono è un mezzo per impantanare l’Europa con tre armi: il nazionalismo, l’appello al cristianesimo, la politica dei valori”. Il caso Polonia è il più significativo, ma il suo esempio fa scuola. “Da quando i gemelli Kaczynski sono al potere Varsavia è precipitata in un nazionalismo prevaricatore e religioso. Una dopo l’altra, le istituzioni indipendenti sono state politicamente asservite (Banca Centrale, Corte costituzionale,Vigilanza sull’audiovisivo). Il regolamento dei conti secerne oggi la più vendicativa delle epurazioni. Un neofascismo che usa la politica dei valori per imporre società chiuse, ostili alle diversità: per colpire chi difende gli omosessuali, chi avversa la pena di morte, chi si schiera per un’Europa che i Kaczynski considerano atea, permissiva, materialista, decadente moralmente. È in nome delle radici cristiane che i gemelli si ergono contro un’Unione sovrannazionale, e legittimano l’arbitrio nazionalista: chi in Europa occidentale inalbera bellicosamente i Valori, ha interesse a vedere quel che succede qui.” I grandi nemici dei Kaczynski sono la Russia ma anche la Germania accusata di furia egemonica: le due nazioni sono messe sullo stesso piano. “Ambedue le potenze si spartirebbero l’Europa centrale e minaccerebbero, come in passato, la sopravvivenza polacca. Paralizzata com’è, l’Europa di oggi non ha tuttavia strumenti d’intervento: né istituzionali né culturali. Non ha neppure volontà di capire”. È tormentata dal falso dibattito sulle radici cristiane, non osa difendere una laicità vitale per sé e per la democrazia polacca. “A bloccare l’Europa è la stasi istituzionale, ingovernabile da quando l’Unione è composta di 27 Stati: sulle decisioni cruciali occorre l’unanimità, e al veto gli orientali s’aggrappano rabbiosamente, perché il diritto di nuocere e interdire dà loro lo smalto di mini-potenze. Smalto fittizio, ma pur sempre smalto”. “Il deputato europeo Maciej Gyertich ha pubblicato un pamphlet antisemita, edito dal Parlamento europeo (Guerra delle civiltà in Europa: gli ebrei, «biologicamente differenti», avrebbero scelto volontariamente i ghetti)”. La Carta dei Diritti potrebbe essere uno strumento europeo: ma non è vincolante senza approvazione della Costituzione. È sperabile che Kouchner si batta per non estrometterla dal mini-trattato che sarà presentato in Parlamento. “Quasi nessuno di questi Paesi entrerebbe oggi nell’Unione: né la Polonia né l’Estonia, che critica non senza motivi Putin ma che smantella provocatoriamente monumenti ai morti dell’ultima guerra e vieta alle consistenti minoranze russe (40 per cento della popolazione) una cittadinanza che dovrebbe esser normale (lo stesso accade in Lettonia)”.Un ottimo articolo di Piero Sinatti, sul Sole-24 Ore, spiega bene come la Polonia rischi, bloccando il negoziato euro-russo, d’impedire che una risoluta politica comune nasca. L’emergenza veto dovrebbe ricordare qualcosa ai polacchi. “Quando introdusse il liberum veto, nel XVII secolo, la Polonia preparò la propria rovina: ogni deputato della Dieta poteva interrompere sessioni e decisioni con le parole «Non permetto». Nel secolo successivo sarebbe scomparsa dal continente. È grave che oggi Varsavia usi la stessa carta per far scomparire l’Europa, nell’illusione di salvarsi come finta nazione sovrana”.
da LaStampa
lunedì 22 ottobre 2007
Assaggi di Spinelli
PARALLELISMI RINASCIMENTALI
Anno del Signore 1497.
Da qualche tempo ormai,dal pulpito fiorentino di San Marco,
Savonarola predicava,con strepitosa e straripante violenza, a
favore di una radicale riforma della Chiesa denunziando i
corrotti costumi del clero e della Casta(scusate...Curia) Papale.
Il frate sosteneva che Alessandro VI, il Borgia, uno dei papi
nepotisti più discussi tra quanti salirono il soglio pontificio,
avesse fatto di Roma una Sodoma rediviva; facendo riferimento,
non sò quanto velatamente, al gran consigliere Papale, nonché
gran cerimoniere, Cardinal "Sircano" Chigi.
Le prediche del "Grillo Ululante"(così l'avevano ribattezzato) si
fecero sempre più infuocate,tanto che Alessandro VI, dopo aver
tentato di ammansirlo con l'offerta di un cardinalato,ruppe gli
indugi e lanciò la scomunica.
Le pretese del frate "ululante" erano non ben definite(arbitrarie
direi) perché attaccare Alessandro,e chiederne l'allontanamento
mediante concilio ecumenico, avrebbe significato abbattere le
fondamenta stesse della Chiesa,i suoi Dogmi, i suoi principi
immutabili e tali da garantire la Solidità della Chiesa nei secoli
dei secoli,e poi ancora nei secoli, Amen.
Quello che il Savonarola "obiettava" al Borgia era che egli
avesse conquistato,anzi acquistato,il potere Papale con la
simonia, avendo a piene mani in conclave distribuito agli
elettori cardinali privilegi d'ogni genere : incarichi, denaro,
ducati, abbazie, palazzi...
Tra i cardinali che presenziavano tale mefitico conclave, in
assoluto il più ributtante che la storia della Chiesa abbia mai
potuto vantare, spiccavano :
Cesare "Massimo" Borgia, ambiziosissimo figlio di Alessandro,
al tempo dell'elezione cardinale, in seguito "scardinalizzato"
dal padre e divenuto Ministro d'Italia "in pectore" per lo
Stato Pontificio;
L'eccellentissimo Cardinal Battista Orsini che per non recare
ritardo al Gran Palio,che si teneva nell'allora ducato d'Imola,utilizzò,
a bella posta e con figliuolo al seguito, la ben fornita carrozza
Papale con tanto di puro-sangue arabi(quindi infedeli)al morso.
Non bisogna dimenticare che all' Emiliana Cavalcata Papale
prese parte la bellissima figlia di Alessandro,Lucrezia "Rutella"
Borgia, almeno lei autorizzata, che avrebbe dovuto recar visita
al Signore di Bologna, cioè patteggiare il suo quarto matrimonio
d'amore in cinque anni. Qualcuno sosteneva che l'ultimo figlio
di Alessandro,Giovannino, fosse il frutto di un amore incestuoso
tra Lucrezia e il papà-Papa ( il che faceva decuplicare il peccato).
I benefici scorrevano impetuosamente, come fiume in piena...
Alessandro Farnese, essendo fratello della bella Giulia Farnese
(l'amante per eccellenza di Papa AlessandroVI), riceveva a
venticinque anni il cappello rosso, e veniva chiamato Cardinal
Gonnella per essere salito tanto in alto proprio "grazie alle
grazie" della sorella adultera.
Come dimenticare l'eminentissimo Cardinal "Dino" Colonna
che,insieme ad un gruppo di facinorosi cardinali insoddisfatti,
faceva mancare l'appoggio politico ad Alessandro in uno dei
suoi passaggi più delicati. Dal suo maniero fiorentino,tal fatta
di cardinale, minacciava :<
l'occhio al più fiero oppositore di Papa Alessandro : il Cardinal
Giuliano della Rovere (che veniva ovviamente da Arcore...)
...
Anno del Signore 2007
Insomma : il Savonarola "ululante" non aveva poi tutti i torti :
Roma si era trasformata in un postrìbolo, in un lupanare...
Le assonanze con i nostri tempi sono a dir poco assordanti, mai
un periodo storico ha modellato uno scenario politico con tanta
demoniaca nettezza.
Non mi permetto di dar giudizi né di far previsioni, c'è la Storia,
lei sarà la mia guida...
Il Savonarola venne bruciato in piazza della Signoria a Firenze
(al secondo tentativo,il giorno prima un acquazzone lo salvò);
qualche anno dopo il Santissimo Vicario di Cristo in terra,nonché
padre di undici figli (qualcuno all'epoca sosteneva che ne avesse
sparsi in terra una ventina,dei quali quattro adottati e quindi
riconosciuti tali) Alessandro VI dovette rimettere il mandato al
Creatore : causa infarto. Il conclave,riunito in fretta e furia,
acclamò come Papa l'acerrimo nemico dei Borgia,Giuliano della
Rovere(si sa,per la legge dell'alternanza...).
Passato al secolo come Papa Giulio II,il cardinal della Rovere,
come primo atto del suo pontificato, tentò di organizzare, in
combutta con Luigi XII di Francia, una crociata anti-turchi
(sarebbe stata la nona...). Fortunatamente non se ne fece nulla.
George Orwell,pensatore e scrittore del XX secolo,amava ripetere
ai suoi cari : <<>>.
Aveva maledettamente ragione.
Un osservatore Privilegiato
BENETTON A LES BULLES - Treviso e Madrid alla conquista degli aeroporti
Sulla scia di ASSAGGI DI DAL BONI 22 GIUGNO
Gemina,che ha in pancia Adr, passa dai Romiti ai Benetton. La famiglia di Ponzano con l’acquisto del 31,5% di Investimenti Infrastrutture,azionista al 23,9% della finanziaria milanese in mano al fondo Clessidra, sale al 95,5% di Investimenti Infrastrutture. Grazie a II i Benetton e Claudio Sposito (Clessidra) entrarono in Gemina a fine 2005. Gemina,ad oggi, attraverso la controllata Leonardo, detiene il 95,76% di Adr.Clessidra ha ceduto la propria quota in Gemina a Sintonia, la holding delle infrastrutture del gruppo Benetton. Con l’acquisto della quota in mano a Clessidra, Sintonia diventa il primo azionista di Gemina. All’interno di Investimenti Infrastrutture rimane, insieme ai Benetton, solo Capitalia. Gemina ha perfezionato l’acquisto del 44,68% di Adr, per 1.237 milioni, dal gruppo australiano Macquarie. L’acquisto delle quote di Adr è stata realizzata, con il contestuale pagamento della somma prevista, dalla controllata Leonardo. La quota del 44,68% ceduta da Macquarie corrisponde all’intera partecipazione detenuta dagli australiani. Dopo la compravendita, Leonardo detiene il 95,76% del capitale di Adr. I Benetton concentreranno in Sintonia il 100% di Investimenti Infrastrutture: anche la quota in mano a Capitalia dovrebbe essere rilevata. Ponzano accresce, così, il suo peso nel settore aeroportuale, dove è già socio di maggioranza relativa degli scali di Torino e Firenze. I prossimi passaggi saranno la dismissione delle partecipazioni non strategiche, come l’1% di Rcs. Dopo l’estate, invece, è atteso l’accorciamento della catena di controllo di Adr con l’eliminazione di Leonardo, la subholding controllata al 100% da Gemina. Si deve poi ricordare che l’Aena, ente pubblico che gestisce gli aeroporti spagnoli, ha prorogato fino al 31 dicembre 2009 le concessioni di Aldeasa, joint venture paritetica tra Autogrill e Altadis, per l’esercizio delle attività di retail e duty free in 14 aeroporti, scadute a fine 2006.
giovedì 16 agosto 2007
Global Pusher baby
Arrivano nei paesi occidentali a migliaia perche sono merce incredibilmente utile: costano quasi niente e non possono essere arrestati. Famiglie intere a cui viene assicurato un futuro prospero nei Paesi ricchi per i propri figli e poi private degli stessi per farne dei pusher. Il commercio di essere umani e, sempre piu di bambini, e in ascesa in diretta proporzione con il consumo di droga.
Questo bussiness riguarda principalmente i figli maschi perche le famiglie non lasciano partire allo stesso modo le figlie femmine. Questi ragazzini hanno una sola passione: il calcio. Questi minorenni nordafricani indossano i nomi dei loro idoli sulle magliette. Per ingannare il tempo, giocano a pallone, o prendono a calci le lattine di birra. Non hanno nessuna paura degli agenti. Temono solo i rivali. In una sera tipo, tre di loro sono così fatti di colla da vendere droga ai poliziotti. Lo fanno, dicono, perchè non li fa addormentare, quella roba serve solo a non farli sorprendere. Perché il vero pericolo è che arrivino altre gang che non dovrebbero farsi vedere. Non è possibile sapere con esattezza l’età nè il nome di questi ragazzi. Magari dormono in qualche tugurio ma si vestono esattamente come i loro coetanei ricchi. Alcuni con gli auricolari dell’i-pod nelle orecchie. Capelli tagliati con cura. Non fumano il loro hashish perchè il fumo spegne. Quando si lavora devono essere attivi. Nessuna percezione del pericolo. Sniffare coca o iniettarsi eroina con la siringa, sono passaggi che ancora incutono un minimo di timore. Aspirare i vapori del crack o premere sulla bocca uno straccio imbevuto di solvente sembra meno pericoloso. Per loro il gas non è droga, la droga la vendono agli altri. Loro invece sembrano non consci di sniffaresolvente. Anzi un mix di varie sostanze che possono provocare danni irreversibili al cervello, danno un effetto euforizzante, fortissima eccitazione. Di breve durata. E assuefazione. Hanno invaso i nostri spazi pubblici ma non devono essere loro l'obbiettivo delle nostre lamentele. Noi, consci del problema, dobbiamo cercare di intervenire al livello superiore e non limitarci a flebili insulti a minorenni finiti.
giovedì 9 agosto 2007
Opium de France
Da qualche parte nella regione della Champagne-Ardenne, lontano dalle strade e in un luogo tenuto segreto, un campo di papaveri da oppio cresce a vista d'occhio. In tutto il territorio francese ci sono circa diecimila ettari coltivati a papavero. Ma niente a che vedere con il traffico di droga in Afghanistan; la produzione e il commercio delle sostanze ricavate dal Papaverum somniferum in Francia sono perfettamente legali, perché si rivolgono ai professionisti della salute. Questa pianta infatti contiene diversi alcaloidi fondamentali: dalla morfina, usata come sedativo e per alleviare il dolore, alla codeina, un antitussivo, alla papaverina, un antispasmodico. Malgrado molti tentativi, i chimici non riescono a riprodurre queste sostanze in laboratorio a costi accettabili. E così la Francia si è lanciata nel business: l'azienda che gestisce l'affare è Francopia, una filiale della Sanofi-Aventis, sotto la tutela del ministero della salute e di quello dell'interno. Controlla il 20-25 per cento del mercato mondiale, con un giro d'affari di 60 milioni di euro. I circa 900 agricoltori coinvolti devono rispettare rigide regole di riservatezza e durante la fioritura i campi sono pattugliati dai gendarmi. Sembra quantomeno discutibile che in Afghanistan si stiano distruggendo i campi per la coltivazione di oppio quando sarebbe molto più economico convertirli ad uso medico. Senza parlare degli effetti di una tale scelta a livello politico – militare e sulla ricostruzione del Paese.
venerdì 3 agosto 2007
Al Presidente
Terra del sole di mezzanotte - Il ministro plenipotenziario del regno di Korvatunturi (sede legale del Regno di Babbo Natale), dott. Romano, ha organizzato una coferenza di pace sul circolo polare artico per appianare le divergenze tra Russia e US. Vero motivo della missione diplomatica e' annettere il chiosco di souvenir a tema appena aperto vicino a Rovaniemi, che diverrebbe la seconda fonte di introiti per il regno che rappresenta. La festa conclusiva dell'evento si terrà là, con protocollo rigidissimo. Il dress code prevede Woorlich e sotto niente!
mercoledì 11 luglio 2007
Dopo l’era neo-con gli elefanti ritorneranno nella loro oasi protetta?
«Bush ha ucciso la sua stessa dottrina». A scriverlo è l’American Enterprise Institute, una delle culle privilegiate dei neocon. E’ il titolo di un articolo scritto sul Los Angeles Times da Michael Rubin, assistente di Donald Rumsfeld dal 2002 al 2004, e Danielle Pletka, vice presidente della think tank per gli studi di politica estera e di difesa. Un atto di accusa al capo della Casa Bianca, reo di aver rinunciato ai buoni propositi di diffondere democrazia e libertà, per tornare agli antichi paradigmi della realpolitik di stampo kissingeriano.
«Dalla sua seconda Inauguration in poi, l’amministrazione Bush ha guardato l’Egitto abrogare le elezioni, ha ignorato il collasso della cosiddetta Rivoluzione dei Cedri in Libano, e ha abbandonato i dissidenti cinesi imprigionati. Ora Washington sta meditando un trattato di pace con la stalinista Corea del Nord». L’attivista democratico libico Fathi el Jahmi è tornato in galera, così come l’egiziano Ayman Nour, senza che gli Usa alzassero la voce. Quindi i due autori si chiedono: «È possibile che il governo stia dubitando della saggezza della promozione della democrazia, come soluzione di lungo termine alle calamità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti? I neorealisti rispondono che la democrazia ha causato un governo islamista in Iraq, Hamas in Palestina, potrebbe portare al governo la Fratellanza Musulmana in Egitto, e solo il cielo sa cosa in Cina o Libia. Meglio il diavolo che conosci. Comunque non ci sono segni evidenti che la Casa Bianca abbia avuto un ripensamento strategico: il presidente continua a credere in ciò che predica, ma la sua amministrazione è diventata incapace di fare le dure scelte che tali convinzioni richiedono». Così presentato, il tradimento sarebbe da addossare al segretario di Stato, tornata agli insegnamenti del suo antico mentore Brent Scowcroft. Ma ci sono anche altri esempi: la tolleranza per la bomba atomica pakistana del generale Musharraf e adesso il balletto diplomatico con l’Iran, che difficilmente potrebbe avvenire senza l’assenso presidenziale. All’Onu, poi, l’ambasciatore USA ha cambiato tono: esempio ne è il dibattito sulla creazione del Consiglio per i diritti umani. Bolton a dicembre aveva chiesto un posto fisso nella nuova struttura per i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza: unica via per garantire gli interessi nazionali americani. Alla fine Washington non si è candidato, ma nell’elezione per scegliere i nuovi membri l’Algeria ha preso 168 voti, Pechino 146, il Pakistan 149, l’Arabia Saudita 126, la Russia 137, e Cuba 135. E’ evidente come tutti questi paesi contestati hanno ricevuto parecchie preferenze dai circa cento membri della Comunità delle Democrazie, fondata dagli Usa, e da quelli della stessa Unione Europea. Allora non è l’Onu ad essere bacata, ma i suoi membri. Rubin e Pletka non spiegano come mai l’amministrazione Bush avrebbe cambiato registro, ma al posto loro lo ha fatto il neocon pentito Fukuyama, che attribuisce il fallimento alla guerra in Iraq. Quell’intervento andato peggio del previsto ha deragliato l’agenda democratica e libertaria del presidente. A proposito di Baghdad anche i "paleoconservatori", come il generale Odom, ex capo della National Security Agency, hanno rinunciato da tempo al sogno di veder nascere una vera democrazia in Iraq. Secondo loro a dicembre la gente ha votato lungo le linee etniche e religiose, ed ora la massima aspirazione sarebbe di contenere le violenze ripartendo le cariche fra tutti, se non dividere il paese in tre, come ha proposto il senatore democratico e sostenitore della guerra Joseph Biden. Per Graham Fuller della Rand, gli Usa soffrono di «fatica strategica», derivata da una «sovraestensione imperiale. L’amministrazione abbaia molto meno, e i suoi morsi sono quasi scomparsi. Cambiare il mondo è assai più duro di quanto avesse sperato».
Quindi addio democrazia e libertà e step back to reality? L’attuale amministrazione sembra indirizzata su questi binari che però il partito repubblicano non sente propri. Da un face to face, organizzato da Fox News, tra i 10 candidati repubblicani alle presidenziali del 2008 emerge che George W. Bush è il leader repubblicano più moderato e centrista a disposizione della Right Nation. Durante il confronto non si è assistito al ripudio del bushismo e della sua dottrina di sicurezza nazionale. Al contrario, nove candidati su dieci si sono dimostrati molto più decisi di Bush a continuare il lavoro iniziato in Iraq. Di conseguenza non si può dire che, dopo gli anni di visione globale, ci sia un ritorno in auge dell’isolazionismo, caratteristica tipica del partito repubblicano prima dell’11/9 . Semmai è in atto uno spostamento a destra del partito repubblicano.
Al Presidente
MiRo – Mirobolante!Ikarus2 naviga a vista tra Mittel e Cir in direzione socialdemocrazia liberale. Linea segnata dall’ex capo di governo tedesco.
giovedì 5 luglio 2007
Al Presidente
Le Monde – Ricercatori hanno dimostrato che il cervello ignora i ricordi irrilevanti per poter immagazzinare le informazioni importanti (Nature Neuroscience). Dopo un’accurata intervista è stato scoperto che Jason Biggs è decisamente più rilevante di von Clausewitz.
lunedì 2 luglio 2007
Siviglia meglio di Friburgo
A Siviglia sono i raggi del sole, riflessi dagli oltre 600 pannelli a specchio - ognuno di 120 metri quadrati di superficie - a produrre elettricità. L'impianto in funzione da due mesi a Sanlucar la Mayor, alle porte di Siviglia, è il primo pezzo del più grande progetto di energia solare d'Europa. Ad oggi fornisce elettricità sufficiente per 6 mila case. Nel 2013, quando saranno completati gli altri 8 impianti previsti, la centrale di Sanlucar sarà in grado di accendere i frigoriferi ed i condizionatori di tutte le 180 mila case e i 600 mila abitanti di Siviglia. Senza un alito di di anidride carbonica. La tecnologia in azione nella campagna ad ovest della capitale andalusa è vecchissima ed anche piuttosto semplice. Ma quello che rende inedito Sanlucar è che, per la prima volta, la tecnologia a torre del del solare termico viene sfruttata in forma non sperimentale, ma commerciale. Quanto costa? Non pochissimo. A costruire la centrale è Abengoa (società della galassia Endesa) che, con l'aiuto di generosi sussidi pubblici e statali, investirà a Sanlucar 1,2 miliardi di euro. Una cifra cospicua, in relazione al volume finale di produzione, per impianti con una vita media di 25 anni, contro i 40 di una centrale tradizionale. Produrre la stessa quantità di energia con il gas, ad esempio, sarebbe costato meno. Gli esperti del dipartimento dell'Energia americano calcolano che il chilowattora generato da combustibili fossili costi, tendenzialmente, meno di 10 centesimi di dollaro. Mentre quello del solare termico, secondo la Schott, un'azienda tedesca che produce impianti solari, fra i 15 ed i 17 centesimi di dollaro. Questa cifra può però scendere, oltre che con innovazioni tecnologiche, anche con economie di scala. Ecco perchè è importante che Sanlucar sia grande. Alla fine saranno 9 gli impianti: un campionario delle varie tecnologie solari ed il risultato finale sarà una potenza complessiva di 300 megawatt. Esattamente la potenza che gli esperti, come Fred Morse, giudicano necessaria ad avviare economie di scala, nell'immagazzinamento e nel trasporto di elettricità. L'asso nella manica di Sanlucar è però che la sua produzione consentirà di evitare l'emissione di 600 mila tonnellate l'anno di CO2. Con le regole di Kyoto e la possibilità di vendere sul mercato i proprio risparmi di anidride carbonica, oggi il diritto ad emettere una tonnellata di anidride carbonica vale circa 20 euro. Le 600 mila tonnellate di Sanlucar varrebbero quindi 12 milioni di euro l'anno. Nei 25 anni di vita dell'impianto, un quarto dell'investimento iniziale. Quando questi conti saranno entrati nei bilanci delle aziende, quella di Abengoa apparirà meno come una scommessa. Ma la surreale torre di Sanlucar non sarà ugualmente la ricetta-miracolo della nuova energia, capace di risolvere tutti i problemi. Le principali fonti alternative rispondono bene a necessità di picco ma non sono in grado di fornire energia 24 ore al giorno, 7 giorni la settimana. Quando c'è poco sole o poco vento, si produce anche poca elettricità. La notte, a Siviglia, Sanlucar non serve. I tecnici di Abengoa, per adesso, sono in gradi di immagazzinare vapore per un'ora dopo il tramonto. Poi basta. Resta comunque l'insinuarsi di un pensiero...e se ne si realizzasse una nell'Italia meridionale?
giovedì 28 giugno 2007
Al Presidente
Ronchi dei Legionari - Ciampino e Fiumicino forse risorgeranno, ed il merito è degli australiani. Tutto ciò che desta interesse agli attori economici stranieri viene poi rivalutato da soggetti italiani. Adesso non ci rimane che sperare che Haji Hassan al-Bolkiah Muizzadin Waddaulah voglia comprarsi la Società Aeroporto FVG. Il vantaggio sarebbe duplice: si riqualifica Ronchi e cosi, forse, a Gorizia torneranno gli Ambasciatori.
martedì 26 giugno 2007
Assaggi di...Spinelli
Bush e gli gnomi da giardino
Una storia di stasi in Afghanistan, un'operazione precipitata nel conflitto tra sette mussulmane in Iraq, una frattura con l'Iran che si inasprisce senza indebolire Ahmadinejad: il bilancio della strategia Usa è rovinoso, ma Bush quasi pare non rendersene conto. Si comporta come quelle belle statuine che vincono a condizioni di mostrarsi assolutamente immobili, in posa, al momento in cui l'esaminatore si gira e riapre gli occhi. E cos'altro è Bush dopo il tour europeo? Perfino sul clima la posizione di Bush è nella sostanza impietrita: la Casa Bianca ammette tutto d'un tratto che il male esiste, ma oltre non va. Ogni stato deve disciplinarsi come crede, ogni cifra vincolante è sgradita, l'Onu non deve interferire mentre il clima conferma la necessità di una parità mondiale di diritti e doveri. Una parità assente, se è vero che rapporto di forze si riassume oggi nella formula: 20-10-4-1 (ogni americano può produrre annualmente 20 tonnellate di anidride carbonica, ogni europeo 10, ogni cinese 4, ogni africano 1).
Mala Zeit giustamente commenta:"L'armonia transatlantica è importante, ma non è più la misura di tutte le cose" perchè il mondo è cambiato dal 2001 per il drastico vanificarsi dell'egemonia globale Usa. Due guerre potenzialmente fallimentari non sono passate senza incidere radicalmente su tale supremazia, e l'ascesa dell'Iran di Ahmadinejad è conseguenza di questo. A ciò si aggiunga l'Africa che sta ritrovando forza e crescita, ma i motori della rinascita non sono gli americani bensì la Cina, India, Russia, Brasile (lo scrive sull'International Herlad Tribune del 2 Giugno Nicky Oppenheimer, presidente dell'azienda sudafricana De Beers). Inoltre se vuol proteggere i democratici e non screditarli l'America stia lontana da Teheran (il premio Nobel Shirin Ebadi e Muhammad Salimi sull'Herlad Tribune del 31 Maggio). Il multipolarismo non è più un'opzione: è una necessità, sempre che anche l'Europa smetta il gioco delle belle statuine e sia intransigente sul clima. Se l'Europa smette il gioco e medita i fallimenti Usa potrà anche influenzare Medio Oriente, Cina, India e Iran. L'immobilità Usa impregna i rapporti del mondo con Washington: su Medio Oriente, energia, clima, terrorismo. Certo la memoria può intralciare l'agire, ma serve a capire qualcosa di non irrilevante: che certi errori tendono tragicamente a ripetersi, se non riconosciuti come tali. Il più grande consistette nell'appoggiare Bin Laden, durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan. E' quel che rischia di accadere alle statuine: per piegare e provocare l'Iran, Bush tende a gettare se stesso e l'Occidente nella nuova guerra settaria tra sciiti e sunniti, fiancheggiando questi ultimi dopo aver favorito gli sciiti in Iraq. Bush giunge fin a finanziare l'estremismo sunnita in Libano, in combutta con il Premier Siniora (Seymour Hersch sul New Yorker del 5 Marzo 2007). I movimenti Fatah al-Islam e Asbat al-Ansa (legati ad Al-Qaeda) avrebbero ricevuti aiuti da Beirut e Washington, salvo poi rivoltarsi contro i finanziatori. Nasrallah capo di Hezbollah e Ahmadinejad in Iran sono il bersaglio, ma sistematicamente, ormai, Bush si allea con Satana per combattere il Satana di turno. Il timore di Nasrallah, che confida a Hersch, è che l'America favorisca spartizioni ed epurazioni etniche diffuse: in Iraq, Siria, Libano. L'ex responsabile della sicurezza nazionale Brzezinski dice che questa è l'attuale strategia Usa: blame and run, incolpa gli altri e scappa. Incolpa Baghdad, Teheran o l'Europa, pur di ritirarti senza ammettere errori che son tuoi.
L'Europa ha un'occasione non indifferente per farsi valere: prendendo atto che l'egemonia Usa è in frantumi, assumendo proprie responsabilità non solo sul clima ma ma in Israele e Gaza, in LIbano, Afghanistan, Iraq ed Iran. Il Presidente non va a Parigi, Londra, Madrid. Va nella Repubblica Ceca, in Polonia, Albania, Bulgaria: dunque nell'area dove nevroticamente si condensa oggi la fobia antieuropea. Manca poco all'uscita di scena di Bush: il 20 Gennaio 2009 avremo un nuovo Presidente. Ma il futuro si prepara già oggi. Non solo quello dell'alleanza e solidarietà euro-americana: l'armonia transatlantica, in effetti, ha smesso di essere la misura di tutte le cose.
domenica 24 giugno 2007
Al Presidente
Guangzhou - La Zhonghua minzu ha sferrato il primo attacco su scala globale per la conquista delle terre emerse. La Bild, avanposto del club delle democrazie, avvisa immediatamente:"Non comprate la BS6 della Shenyang Brilliance Jin Bei Automobile. E' un'arma di sterminio di massa!"
venerdì 22 giugno 2007
Assaggi di...Dal Boni
Intro
Banchieri, imprenditori, finanzieri, immobiliaristi, grandi fondi internazionali, consulenti, enti locali e politici: sono molti gli eserciti in guerra per il controllo degli aeroporti. Qualcuno dei concorrenti ha pescato la cartaobiettivo che per vincere, invece della conquista di 18 o 24 territori, impone di distruggere l'aramta avversaria. Ne sa qualcosa la famiglia Romiti: tutto è iniziato con la loro avanzata tra gli aeroplani, tutto ruota oggi attorno alla loro estromissione dal gioco. Il concetto è chiaro: meglio una bella fusione, per esempio tra Roma e Milano, che una perenne battaglia di campanile. Chi ci ha pensato prima di tutti è Mediobanca. Ma non è più l'unica squadra ad avere nell'album dei progetti l'asse tra Malpensa e Fiumicino: a ribaltare alleanze e schieramenti adesso è scesa in campo Intesa Sanpaolo.
Rewind
Estate 1999. Scade il termine per la privatizzazione della Aeroporti di Roma (Adr). L'Iri vuol vendere il 54,2% della società che gestisce gli scali di Fiumicino e di Ciampino. Si fa avanti anche Cesare Romiti con la holding Gemina, salotto buono dell'epoca: i suoi azionisti sono quasi in fotocopia quelli della controllata Hdp, cui fa capo Rcs, di cui Romitone è il presidente, suo figlio Maurizio è l'A.D. di Hdp, l'altro figlio Piergiorgo guida Gemina. Tutto in famiglia, ma con la regia di Mediobanca. Romiti è l'ultima carta di Cuccia (morirà l'anno dopo) per realizzare il progetto Poseidon: la fusione tra Adr e Sea, la società che gestisce Linate e l'hub appena (mal)inaugurato Malpensa, anch'essa publica perchè del comune di Milano. Il sindaco Gabriele Albertini, dopo aver trattato per mesi gli aspetti politici con il collega romano Francesco Rutelli si arrende. Non solo, il governo D'Alema impedisce alla Sea in quanto soggetto pubblico di comprare più del 2% di Adr. Albertini va sconsolato da Cuccia. Si passa cosi dal matrimonio concordato alla triangolazione: Romiti compra Adr, Albertini nomina Giorgio Fossa a capo della Sae, Fossa porta in dote a Romiti gli aeroporti milanesi. I due, Albertini e Fossa, devono al vecchio leone (ex presidente Fiat) gran parte delle rispettive carriere. Vanno in buca solo le prime due fasi, la forza dei localismio manda all'aria le nozze Fiumicino-Malpensa. Il piano prevedeva la creazione della Aeroporti d'Italia: il Comune di Milano avrebbe avuto il 30%, al pari dell'Iri. Il resto sarebbe andato ai privati (Romiti) e in Borsa, ma col tempo gli azionisti pubblici avrebbero dovuto cedere le loro quote. Il progetto Poseidon era un'operazione che sarebbe avvenuta senza debiti, avrebbe permesso di chiudere la competizione Milano-Roma e razionalizzato gli investimenti. Aggregazione e italianità: un binomio che va molto di moda. La cordata ideata da Mediobanca, con capofila Gemina e soci Falck,Impregilo e la Italpetroli di Franco Sensi, batte i tre raggruppamenti formati da Cir-Banca di Roma-Baa, da Benetton-Pirelli-Caltagirone-Sanpaolo Imi e dagli aeroporti stranieri Francoforte e Amsterdam (l'olandese Klm in quel momento era partner di Alitalia). A fine novembre 2000 (con Mediobanca ed il capitalismo dello zerovirgola già orfani di Cuccia) Romiti insiste: "Presto Aeroporti di Roma e Sae potrebbero avviarsi verso un'integrazione". Quale? Se la Sea non può comprare Adr, allora Adr comprerà la Sea. Anche questa volta il piano fallisce". Intanto una new entry si affaccia sul panorama aeroportuale italiano: gli australiani rappresentati dal ricchissimo fondo Macquarie. I co-protagonisti delle vicende attuali. "Stanchi e delusi di stare afflosciati nella saletta vip di Fiumicino, pur avendo a carico il 44% di Adr, oggi mostrano i muscoli e puntano a prendersi il banco, sbattendo fuori i Benetton e la Clessidra di Claudio Sposito, forse ripescando i Romiti, nel frattempo spinti all'angolo (o fuori dal ring) dalla nuova Mediobanca e dall'arrembante Nord-est.
Play
I grattacapi magiori arriveranno proprio dal Veneto: dalla famiglia Benetton, che nel frattempo ha costituito la Aeroporti Holding, e dalla Save, cui fa capo il Marco Polo di Venezia. La manovra è concepita nel 2005 lungo il triangolo Milano(Mediobanca) - Venezia - Trieste(Generali) e punta a scardinare gli equilibri in Gemina, roccaforte dei Romiti: Marchi (a capo di Save) rastrella titoli della holding, cui fa capo Adr, fino a salire al 12%, con l'appoggio non ufficiale di Mediobanca e Generali (peraltro, azionista della Save). La famiglia Addams (definizione di Diego Della Valle, che cavalca con successo l'emarginazione di Cesare e Maurizio da Rcs) respinge gli attacchi alleandosi con ai Beneton ed a Sposito, ai quali (credendo di poterli governare meglio) apre perfino la cassaforte di famiglia Miotir. Un errore tattico." Adesso li stanno cacciando anche da Gemina. Romiti accusa Sposito ma il suo obiettivo è un altro: Mediobanca. Per questo adesso i Romiti cercano di flirtare con gli australiani: "Lo scontro con il socio Macquarie è dovuto agli azionisti di Gemina: con Macquarie siamo sempre andati d'accordo e abbiamo condiviso grando strategie". Lo scopo non è irretire gli australiani ma scagliargli contro Gemina. E quale metodo migliore per alzare il tono della battaglia se non quello di cercare l'Intesa Sanpaolo di Giovanni Bazoli e Corrado Passera? Macquarie ed Intesa si sono prese al volo. Primo perchè alla banca non va giù la fusione Unicredit-Capitalia (azionista di Gemina) che rischia didominare su Mediobanca e Generali (azionista e alleata di Intesa), entrambe azioniste di Gemina. Secondo perchè c'è in ballo la privatizzazione di Alitalia e, uscito di scena il fondo americano Tpg che correva con Mediobanca, in gara rimangono solo la russa Aeroflot sostenuta da Unicredit e l'Air One di Carlo Toto, di cui Intesa è il supporter finanziario. Mediobanca ha subito capito l'antifona: Macquarie (con l'aiuto di Intesa) invece di abttersi a duello per conquistare la Aeroporti di Roma potrebbe entrare direttamente al piano superiore scalando Gemina con un'Opa. Un salto da canguro in grado di scuotere gli uffici di Mediobanca. Non solo rischierebbe di rimettere in gioco i Romiti. Non solo sarebbe la prima breccia nei castelli dei patti di sindacato. Se Bazoli dovesse conquistare gli scali di Fiumicino e Malpensa e contemporaneamente vincere la gara Alitalia, altro che progetto Poseidon, altro che triangolazioni sottobanco: il radar segnalerà piuttosto una bella fusione Adr-Sea-Alitalia-AirOne. Aeroporti e aerei sotto la stessa ala bancaria protettrice. Il problema a quel punto sarà non restare intrappolati al Terminal Intesa.
Stop
Questo timore è il motivo dell'offerta da più di 1,2 mld di euro avanzata da Gemina (leggi Sposito,Mediobanca e a ruota Benetton) per liquidare la partecipazione degli australiani. Macquarie aveva pagato 480 milioni per il pacchetto acquistato nel 2003. Quanto al finanziamento , l'ipotesi ritenuta più credibile è quella di un aumento di capitale e di un finanziamento: da caricare interamente a leva Gemina per un importo vicino alla sua capitalizzazione, xosa che creerebbe degli squilibri. Necessari a cacciare i Romiti.
lunedì 18 giugno 2007
Al Presidente
San Giovanni di Casarsa della Delizia, Pordenone - Il cinefilo Andrea Bruscia (fido allievo di Piccolo) lancia una petizione per far rimuovere Moccia dal tubo catodico: "Già scrive libri da cui traggono film. Adesso vuole realizzare un programma tv da cui estrapolare un saggio. Ci manca solo che domani reciti in una telenovelas da lui prodotta e che ispira un album di figurine!Lancio questa battaglia per evitare almeno che venga nominato senatore a vita."
mercoledì 13 giugno 2007
Italia vs. Resto d'Europa
A giorni l'esito della gara relativa alla fornitura di 115 aerei da trasporto tattico per le forze armate statunitensi dovrebbe essere ufficializzato. L'industria americana non produce questo tipo di aereo e pertanto sono in competizione due offerte europee: Alenia-Finmeccanica che propone il bimotore ad elica C27J, e la franco-tedesca-spagnola Eads cha fa gareggiare il Casa 295M che ha minori capacità di carico, velocità, raggio operativo e manovrabilità. Veleggia un discerto ottimismo da noi perchè l'aereo italiano è stato disegnato per lo scopo, mentre quello proposto da Aeds è un adattamento un pò rabberciato di un modello civile. A leggere lo Us Army Aviation Journal, le preferenze del cliente sembrano chiare. Della mancata disponibilità del C27J in Iraq, il bollettino dell'aviazione dell'esercito Usa scrive: "farebbe meraviglie nelle operazioni di rifornimento delle basi operative sul territorio, eliminando il rischio rappresentato per i convogli dagli ordigni esplosivi". La gara è rilevante non solo per i tanti miliardi della commessa, per l'effetto di qualificazione dato dal diventare un "fornitore di sistema" del Pentagono ed il conseguente impatto positivo sui valori azionari, ma anche perchè definirà uno standard internazionale (anche in sede Nato) per questo segmento dei trasporti militari. Per tutti questi motivi i governi francese e tedesco intervengono, si sospetta, per tentare di trasformare i criteri di giudizio da tecnici a geopolitici. Sia Parigi che Berlino stanno flirtando con gli americani, la svolta atlantica della prima è puro ossigeno per le ansimanti politiche di Bush in alcuni teatri delicati. Anche Finmeccanica però ha curato ogni dettaglio a livello politico. Scaricata la Loockheed Marlin, con cui l'aereo è stato sviluppato e che ora è ridotta a livello di fornitore di avionica e di motori (che in futuro Alenia acquisterà da Rolls Royce), in febbraio Alenia ha annunciato un accordo strategico con L-3 Communication di New York, leader nell'integrazione di sistemi e nel supporto logistico alle forze armate Usa. Le gare negli Stati Uniti però tendono ad avere una notevole trasparenza e ad essere influenzate più da valutazioni tecniche che politiche anche se non si può escludere che Bush abbia usato quest'arma (da 6 mld di dollari) per ottenere un maggior coinvolgimento italiano in Afghanistan. Detto questo, un militare statunitense non metterebbe a rischio le proprie truppe trasportate e la loro efficienza operativa con un aereo inadeguato nemmeno se glielo chiedesse il Presidente in persona. Ci affidiamo alla solidità delle istituzioni statunitensi. Infatti saremmo molto, ma molto, sorpresi da un risultato diverso.
Guglielmo
lunedì 11 giugno 2007
Al Presidente
Trastevere - Liberazione solidarizza con Paris Hilton, per la becera prigionia, e con Luciano Benetton per la causa a lui intentata dai Mapuches. Giordano ha inviato alla prima una bottiglia di Belle Epoque ed al secondo un negretto analfabeta. Sono proprio strani 'sti comunisti.
sabato 9 giugno 2007
Al Presidente
Manhattan, Rockefeller Tower - La News Corporation di Rupert Murdoch ha annunciato che entro il 2010 diverrà carbon neutral. Quest'anno, per iniziare, farà realizzare centrali eoliche in India. La Bp, colpita dall'iniziativa, vuole comprare il Madagascar per raderlo al suolo e farne un parco botanico. La Shell pensa di fare la stessa cosa con l'Islanda. Plauso da parte di Greenpeace.
venerdì 8 giugno 2007
ALL AROUND THE WORLD
E si presentano quelli nuovi..
La Russia diverrà certamente uno dei principali fornitori di energia e materie prime della Cina, tuttavia non credo che i cinesi commetteranno l’errore di dipendere energeticamente dalla Russia. Bisognerà vedere come l’impero di mezzo riuscirà a diversificare le tipologie di fonti energetiche (petrolio, gas, carbone, nucleare) e i paesi fornitori. Recentemente sono stati siglati accordi commerciali per un valore complessivo di 4 miliardi di dollari (energia, immobiliare, navale) e la Russia si è candidata a diventare non solamente un fornitore di energia ma anche di tecnologia. Russia e Cina si trovano spesso in sintonia all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu dove protendono per una generale politica di contenimento delle intemperanze americane. Tuttavia la storia ci ricorda come tra i due paesi vi siano stati anche momenti di forte crisi, soprattutto negli anni ’70 con la guerra di confine lungo il fiume Amur. Allora le diatribe ideologiche tra maoisti e marxisti potevano alimentare l’incomprensione oggi invece è l’esplosione demografica e l’emigrazione cinese a spaventare i russi. Questi ultimi non vedono di buon occhio l’opera di colonizzazione popolare perpetuata dai cinesi in Siberia, un’area dove vivono solo 7 milioni di russi a fronte dei 120 milioni di cinesi insediati a sud del confine. In sintesi la propensione alla collaborazione ed al pragmatismo dovrebbero prevalere ma non credo che porteranno alla nascita di un’alleanza di ferro tra i due giganti. I russi continueranno a considerare i cinesi una risorsa importante, un vicino sempre più potente e sempre più ricco col quale fare buoni affari e magari affrontare assieme le sfide poste dagli USA in campo internazionale. Ma non ci sarà mai vero amore. I russi continueranno a considerare la Cina un soggetto ambiguo, potenzialmente pericoloso, forse anche a causa del rapporto numerico sino-russo, 10 a 1.
Gli Stati Uniti hanno “scoperto” l’India, l’unico paese che possieda le potenzialità per far fronte al gigante cinese nel lungo periodo. E questa peculiarità è stata premiata dagli Usa con i recenti accordi in campo economico e militare. Gli Stati Uniti hanno infatti votato al Congresso una risoluzione che permetterà loro di scambiare tecnologia nucleare con l’India, un paese che si è sempre rifiutata di firmare il trattato di non-proliferazione nucleare. Una mossa, quella degli USA, senza precedenti che si accompagna al permesso concesso sempre all’India di poter commerciare prodotti militari con Israele.
Ovviamente gli Stati Uniti interpretano questo aiuto all’India in chiave anti-cinese, e difatti un rafforzamento dell’India può essere inteso in tal modo, tuttavia ciò non significa che l’India abbia intenzione di farsi ingaggiare da Washington in una politica anti-cinese. Anzi. Cina e India proseguono il lavorio diplomatico volto a normalizzare i rapporti tra i due paesi, soprattutto per quel che riguarda i confini kashmiri. I due giganti cominciano solo oggi ad intessere importanti rapporti politici ed economici e, per quanto guardinghi, sembrano voler guadagnare il più possibile da un rapporto di collaborazione che potrà solo migliorare. Infatti i veri problemi di politica estera per i due grandi sono tuttora rappresentati dal conflitto col Pakistan e dalla questione di Taiwan. Due nodi irrinunciabili per entrambi i paesi, due nodi che impegnano il grosso delle programmazioni strategico-militari.
Certamente non saranno i paesi arabi a far da ago della bilancia in una poco probabile escalation diplomatica, l’Europa mantiene ancora una forte influenza diplomatica ed economica.
L’Ue annovera tra i propri membri due dei paesi presenti nel Consiglio di sicurezza, entrambi potenze nucleari, e molto probabilmente anche la Germania entrerà a farvi parte entro il 2020. Nonché quattro dei membri del G8.
Piuttosto che una mediazione della Lega Araba è maggiormente verosimile un cessate il fuoco imposto dal duo Andorra-San Marino con copertura aerea garantita dal Sultanato del Brunei!
mercoledì 6 giugno 2007
Al Presidente
Valencia - Paul Cayard e Luca Bontempelli convengono: "Il veto cinese alle sanzioni ONU a carico del Sudan ha minato la regolarità del match Luna Rossa - Team New Zealand. Anche noi ci batteremo per il boicottaggio del Taijiquan come proposto da Miuccia". Della stessa opinione anche il Presidente della Repubblica dell'eleganza dott. Montezemolo e Tony Humphries. Lamberto Dini si dice dispiaciuto per non poterlo praticare ma conferma che parteciperà. Cosi come Luca Viano.
Scatole cinesi o matrioske?
La realtà economica italiana è il trionfo dell'incoerenza: un simposio che accomuna sia il settore privato che quello pubblico. Da una parte si è fatta della trafila Marco Troncheti Provera Sapa-Gruppo Partecipazioni Industriali-Camfin-Pirelli-Olimpia-Telecom la causa di tutti i mali della Borsa Italiana, quando ora l'ex Sip è detenuta da Telco, che è la penultima società di una serie ben più complessa. Dall'altro il capo del governo critica la Russia per la gestione della crisi cecena, salvo poi applaudire l'intervento di Eni-Enel in aiuto di Gazprom ed ammiccare ad Aeroflot.
In Italia si è iniziato a parlare di entità come Ipi, Exor, Bigli1 (ce ne sono tre) piuttosto che Edilnord e Icg grazie alle vicende della scorsa estate (RCS,BNL,Antonveneta ed Unipol su tutte). I giornali hanno cominciato a spiegare il mercato, anzichè limitarsi a descriverlo, cosi i lettori hanno potuto comprendere la complessità che caratterizza Piazza Affari, dove non ci sono grandi capitalisti senza interminabili scatole cinesi. Nessuno escluso. Nemmeno quelle banche che Guzzetti definisce "promotrici di sviluppo" (a proposito: W Monti!).
Ultimo esempio: Telecom. Provate a capire chi possiede Telco. Non sarà più facile di capire chi gestiva Olimpia, anzi. Se prima, almeno alla fine, si arrivava a qualcuno, adesso neppure quello. E non fatevi ingannare da Telefonica. Il nostro mercato azionario è cosi ricco è cosi ricco di scatole cinesi per tre motivi. Il primo è la mancanza di liquidità della classe imprenditoriale che a sua volta influisce sul secondo, ovvero la volontà dei capitalisti italiani di non rischiare i "propri" danari. Il terzo invece è un vantaggio offerto dalle scatole: queste permettono di diluire il capitale dell'imprenditore in una società senza però intaccarne il potere. Per questo motivo gli imprenditori si comportano da banche e le banche da imprenditori, con i soldi dei risparmiatori. Se da una parte i grandi imprenditori italiani appena hanno un pò di liquidità si comprano quote degli istituti di credito, dall'altra gli stessi istituti comprano attività imprenditoriali grazie ai proventi dati dai conti correnti. Cioè: i capitalisti che dovrebbero investire i propri danari in attività, o società, che ritengono glieli possano far fruttare non lo fanno. Le banche, invece, che dovrebbero concentrarsi sulla diminuzione dei costi a carico dei risparmiatori e su attività che garantiscono vantaggi sicuri, si lanciano in attività a rischio. I ruoli si sono invertiti, di conseguenza consiglio a tutti di non mettere soldi in banca ma di versarli agli sportelli delle varie Mittel, Hopa, Enel, Eni, Fininvest, Italimmobiliare ed Italcementi. A parte gli scherzi, sono queste le società che assicurano investimenti sicuri e remunerativi, senza dimenticare i lauti dividendi.
Le due società pubbliche introducono la seconda incoerenza presentata in questa riflessione: si pone l'accento sulla mancata tutela delle minoranze e poi si segue la strada del neorealismo kissingeriano. La guerra cecena ed una politica estera quantomeno autoritaria sono secondarie se la Russia detiene il primato di risorse naturali ed è in procinto di ricostruire un gigante dell'energia quale Gazprom. Il servilismo con cui Eni-Enel hanno aiutato la società russa sarà anche l'unico modo per entrare nel mercato russo, ma se questo è il prezzo da pagare allora...eviterei. Solo ed esclusivamente per la natura di public company delle due compagnie. Anche Generali, leader maximo della Borsa Italia, per entrare in Russia è dovuta scendere a patti: adesso Kellner siede nel board di Trieste. Almeno il leone ha usato maggiore discrezione rispetto ai toni trionfali di Scaroni. Tre tra le più importanti società italiane si sono svilite pur di raggiungere Mosca. Dire che hanno riverito a turno Putin non sarebbe un'esagerazione. L'unica differenza è che mentre Generali è privata e quindi deve rendere conto solo ai suoi azionisti, Eni ed Enel sono public company e, dato che il managment è deciso dal suo primo azionista (il Tesoro), devono rendere conto al popolo italiano. Non si vuole denigrare aprioristicamente ogni scelta universalista, anzi ben vengano. Si vuole semmai spingere ad una decisione netta che definisca le linee guida generali: se la situazione economica non permette all'Italia di alzare la voce sui principi internazionali (diritti dell'uomo piuttosto che pena di morte ecc...), allora si eviti di sbandierarli a piacimento. Ugualmente, se la dipendenza energetica impedisce qualsivoglia iniziativa a tutela delle minoranze, allora si eviti di criticare apertamente le politiche del Cremlino. Ancora, se la situazione del sistemaitalia è tanto grave da costringere un governo che aborra il neorealismo ad abbracciarlo, lo si spieghi chiaramente e senza drammi.
In conclusione: la scelta è tra essere preda di una serie di scatole cinesi vuote (di soldi) o di una serie di matrioske piene (di soldi). Il cambiamento incute sempre timori ma, se si riuscisse a realizzarlo in modo equilibrato e seguendo un principio guida bipartisan, sarebbe una soluzione auspicabile. L'apertura del nostro mercato non deve per forza portare ad una colonizzazione o a fare dell'Italia una colonia dell'Impero. Anzi, quasi certamente costringerebbe il sistemaitalia a confrontarsi con altre realtà permettendogli di crescere.
Guglielmo
martedì 5 giugno 2007
AROUND THE WORLD
Tornano i vecchi tempi
Tornano i vecchi tempi, un misto di anni ’60 ed anni ’80: la Russia punta i suoi missili nucleari sulle maggiori città europee e gli USA minacciano l’equilibrio strategico progettando articolati scudi spaziali. Sembra finita l’era della (finta?) collaborazione tra i due ex grandi nemici. Ripresasi dallo sconquasso rappresentato dallo smembramento dell’Unione Sovietica e dal crollo della sua cinquantennale sfera d’influenza la Russia torna a mostrare i denti. Il gigante non ci stà a dover guardare zitta zitta gli americani costruirle un sistema di intercettazione missilistico a ridosso delle sue frontiere, proprio sul suolo degli odiati polacchi e della Repubblica Ceca. Il clima di collaborazione e d’amicizia che aveva contraddistinto le relazione tra i due paesi negli ultimi dieci e passa anni sembra si stia dissolvendo anno dopo anno. Prima la guerra in Irak, poi la crisi sul nucleare iraniano ed oggi il riproporsi dell’annosa questione missilistica. Washington afferma di voler costruire lo scudo per difendersi da eventuali minacce provenienti da paesi quali l’Iran e la Corea del Nord, peccato che i missili nord-coreani non possano raggiungere l’Europa e che quelli iraniani possano colpire solo aree dell’Europa sud-orientale, mentre lo scudo dovrebbe essere costruito molto più a nord. I sistemi anti-missile hanno la capacità di intercettare il vettore nemico quasi solamente se questo si trova in fase ascensionale mentre diviene praticamente impossibile colpirlo in fase di caduta. Per fare ciò è necessario che il sistema anti-missile sia posizionato a ridosso delle basi di lancio nemiche.. basi russe..
È quindi giustificata la reazione della Russia che non ci stà a vedersi minacciata da un apparato che potrebbe alterare gli equilibri di forza in campo nucleare in Europa. In realtà in gioco si trova una questione molto più importante dei rapporti di forza nucleari, anzi, essi ne rappresentano solamente il riflesso, la propaggine più vistosa e simbolica. In realtà in gioco c’è il ruolo della Russia in Europa e soprattutto i confini della sua influenza. Dalla sua nascita nel XVIII sec. fino ad oggi la Russia ha implementato una politica di espansione ad ovest che ha visto il proprio apice nell’assetto scaturito dalla fine della II guerra mondiale quando la cortina di ferro si stendeva da Stettino a Trieste (pur considerando la singolare posizione Jugoslava). Col crollo dell’Urss e l’espansione di NATO ed Unione Europea la Russia ha “perso” nel giro di pochi anni gran parte dei propri satelliti europei. Resistono la dittatura Bielorussa e l’Ucraina, molto in bilico, dove la rivoluzione arancione non ha portato all’uscita del paese dall’orbita russa. Oggi la Russia si propone di arrestare l’erosione della propria sfera di influenza, di riappropriarsi completamente del proprio ruolo di grande potenza, offuscato in precedenza dalla crisi economico-istituzionale degli anni ’90, e di ostacolare il progetto americano di essere l’unica vera super-potenza. Gli strumenti a sua disposizione sono molto semplici ed efficaci, in perfetto stile russo-bolscevico, il gas e le armi nucleari. L’approvvigionamento di gas russo rappresenta una sorta di cappio al collo per l’Unione Europea e la (rinnovata) capacità nucleare russa inficia le velleità statunitensi di superiorità globale. Forse sarà proprio la Russia uno dei maggiori protagonisti del XXI secolo, e non la Cina. La Russia, un paese dallo sterminato potenziale in termini di risorse, la seconda potenza nucleare al mondo, seconda solo agli USA in campo spaziale forse vivrà nei prossimi anni una nuova era di grandezza geopolitica. Risulterà cruciale il rapporto che la Russia instaurerà con l’UE. In Europa solo la Germania si permette di fare la voce grossa coi russi, mentre gli altri stanno a guardare. Purtroppo solo una politica concertata a livello continentale potrà spostare gli equilibri di forza dal campo russo a quello europeo. La Russia ha bisogno dell’Europa quanto l’Europa delle risorse russe ma nessuno “mollerà l’osso” tanto facilmente. Tre secoli non sono bastati a modellare definitivamente i confini tra il mondo europeo e quello russo, non aspettiamoci soluzioni rapide e non crogioliamoci nell’idea che “certe logiche” facciano parte esclusivamente di un mondo passato. Be careful.
lunedì 4 giugno 2007
Facciamo Flanella
Varsavia - un uomo si sveglia dopo 19 anni di coma e non trova più il regime comunista. La notizia in tutti i giornali viene associata alla trama del film "Goodbye Lenin", dove una donna entrava in coma nella DDR, prima della caduta del muro e si risvegliava nella Germania unificata. Il figlio per attutire il trauma psicologico, simulava la continuazione del regime, in una farsa esilarante, dalle mille trovate intelligenti. I parenti dell'uomo polacco invece, hanno trovato una situazione più semplice, ma altrettanto efficace. Per prevenire lo shock culturale, d'accordo con le autorità dei due paesi, hanno deciso di trasferirlo e dargli la cittadinanza in Italia.
Facciamo Flanella
Oggi il Corriere ci informa che il Metrosexual non è più di moda. L'uomo che si concedeva una riga di eyeliner, un velo di fondotinta e il capello appena appena lucido è finito. Oggi la tendenza è dettata dall' Heteropolitan, ovvero fisico da urlo e maniere da bravo ragazzo di una volta. Petruccioli, per essere al passo con i tempi, ha immediatamente eliminato dalla prima serata Santoro e Travaglio sostituendoli con Beppe Bigazzi.
Facciamo Flanella
Dopo il lancio del missile della settima scorsa, a Novo-Orgaryovo, Putin dichiara di essere pronto a puntare i missili sull'Europa, nel caso in cui Bush si ostini a installare compomenti del sistema anti-missilistico in Polonia e Rep.Ceca. Intervistato sulla situazione internazionale, Prodi ancora un po' frastornato dai fischi presi a Trento, consiglia di spostatare 3 carrarmatini sulla Kamchatka.
sabato 2 giugno 2007
Al Presidente
SciencePo - E' stata approvata la nuova legge che regolamenta il comportamento degli studenti negli istituti scolastici, fortemente voluta da Nicholas. Il decreto prevede che dal prossimo anno scolastico gli alunni delle elementari dovranno dare del tu ai maestri e rimanere sempre seduti, anche durante la ricreazione. Alle medie invece è previsto che diano del lei ai professori e che si alzino al loro ingresso, mentre alle superiori si rivolgeranno al corpo docente dando del voi e staranno sempre in piedi. All'università gli studenti saranno cosi preparati e disciplinati che staranno semrpe zitti (anche se sanno le risposte)e rimarranno sempre genuflessi davanti al proprio mentore (anche quando non c'è).
martedì 29 maggio 2007
L'America in rosso
Il dipartimento del commercio ha reso noto un rapporto che quantifica al 6,8% del pil il deficit della bilancia commerciale USA, poco meno del record del 7% di fine 2005. Oltre metà dell'incremento si deve ai costi energetici. Ad aumentare è però anche il deficit relativo ai beni di consumo, dovuto ad una crescita delle importazioni che ha annullato i progressi dell'export. A riguardo si è fatta sentire la crescente dipendenza dalle importazioni provenienti dall'Estremo Oriente ed in particolare dalla Cina. "Per comprendere l'amaro record di fronte al quale ci troviamo - ha commentato Peter Morici, economista dell'università del Maryland - dobbiamo considerare il simultaneo impatto